Qualcosa di personale

02/04/2012

Occhiali rivelatori

Se, in un accesso di vanità non sconosciuto alla professione, cerco il mio nome su Google e seleziono “immagini”, so subito quand’è stata disegnata una caricatura o è stata scattata una foto: basta guardare gli occhiali. Sono, infatti, oggetti che cambio con regolarità. Ogni due anni, diciamo. Tanto ci metto a stancarmi o a demolirne un paio.

Il rituale è sempre lo stesso. Mi presento dall’ottico in via XX Settembre a Crema, e chiedo consiglio alle uniche persone di cui mi fido. Sono tre: la titolare, Isa; mia moglie, Ortensia; e in ultima istanza, autorità massima e indiscutibile, mio figlio Antonio. Isa propone, e la famiglia dispone. Io obbedisco.

Devo dire, col senno di poi, che hanno scelto bene. Bello non sono diventato – l’impresa è, insieme, impossibile e irrilevante – ma sono orgoglioso di non aver mai portato occhiali rossi e, negli ultimi anni, mi sono affezionato nell’ordine a:

  1. Occhiali rotondi di celluloide (1994-1995), quelli che vedete qui nella caricatura di Chris Riddell, pubblicata sulla copertina di “Un italiano in America”. La uso da anni sul forum “Italians”. Sebbene l’omino con l’impermeabile sia sessualmente sospetto, ci siamo tutti affezionati.
  2. Occhiali di metallo, sottili, ovali, che mi davano un’aria da Silvio Pellico in vacanza (1996-1997). Li ho amati poco perché erano minuscoli, e le cose che m’interessavano erano spesso fuori dal campo visivo.
  3. Occhiali senza montatura frontale (1998-1999), delicatissimi. Isa mi ha visto spesso entrare in negozio affranto, reggendo questi affaretti malconci. Un giorno si è stufata, e me ne ha dati altri.
  4. Occhiali metallici rettangolari, blu elettrico, aste nere: belli e interisti (2000-2002). Li ho apprezzati finché hanno cominciato a stingere (so qual è la casa produttrice: e non mi becca più). Voi direte: e allora? Be’, più che uno scrittore sembravo un naufrago, e non sta bene.
  5. Occhiali vagamente bombati, con montatura in metallo satinato (2003). Roba da attore di Hollywood. Poi un giorno mi sono guardato allo specchio e ho capito che non mi piaceva fare la comparsa.
  6. Occhiali leggeri, scuri fuori e chiari dentro, in cellulosa, aste in metallo snodabili (dal 2004 a oggi). Ottimi, devo dire. Due anni fa una studentessa di Princeton, facendo la cronaca di una mia lezione in quell’università, ha scritto che sembravo un professore imbranato. Cos’altro può volere, un uomo che affronta i cinquanta con le sue tre diottrie e i suoi capelli metallizzati?
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02/04/2012

Città

Mi hanno chiesto a bruciapelo: "Ci dica una cosa che ha trovato a Bombay, e non s’aspettava." Siccome ero a Bombay e avevo trovato molte cose che non m’aspettavo, ho scelto di essere un ospite educato: "Una cosa soltanto? Non m’aspettavo di vedere tante belle ragazze. Ma forse non è così sorprendente. Succede sempre, nelle città che iniziano con la B."
Sorpresa negli interlocutori, e richiesta di spiegazioni. "Provate a pensare – ho continuato – alle città che, in Sudamerica,  hanno fama d’essere patria di belle donne:  Buenos Aires, dove le ragazze hanno un magnifico passo di pianura. Bogotà, come dimostra il numero di vittime d’amore delle colombiane. E, se vogliamo, tutto il Brasile.  In America del nord c’è Boston. In Europa, poi, è addirittura clamoroso: Barcellona, Berlino, Belfast (oh yes!), Bruxelles, Budapest, Belgrado (chiedere a chi c’è stato). Molti imprenditori italiani con delocalizzazioni in atto aggiungerebbero Bucarest. In Italia Bologna ha una fama consolidata, ma io ricordo anche Brescia, Bergamo e Bari. In Medio Oriente c’è Beirut. In Asia Bangkok. E in Australia, come dimenticare le ragazze oceaniche di Brisbane?"
Esaurito il giro estetico del pianeta, ho guardato in faccia il mio pubblico. Invece di darmi del matto, ha provato a discutere. Non gliene ho dato il tempo. Ho spiegato che nelle città con la M si gioca bene a calcio – non è un’opinione, è un fatto.  Oltre a Milano – unica città, oggi, con due squadre in Champions League – c’è Madrid dei galacticos, Marsiglia dell’Olimpique, Manchester dei record, Mosca dominatrice del calcio russo, Monaco del Bayern e l’altra Monaco sul mare, finalista l’anno scorso.
Mentre i presenti si  riprendevano dal colpo – in India sanno più di cricket che di calcio, ma sanno abbastanza da capire che avevo ragione – ho deciso di continuare l’elucubrazione. E le città con la L? Sono grandi porti, interessanti e complicati: Londra, Liverpool, Lisbona, Livorno e, volendo, anche Los Angeles. Le città con la C sono invece leggendarie e
cosmopolite: Casablanca, Canton, il Cairo, Città del Capo, Calcutta. Anche Chicago e Copenhagen, a pensarci bene, rientrano nella categoria. Crema no, ma  mi piace lo stesso.
Più tardi, in privato, mi è stato chiesto cosa pensavo delle città con la S. Semplice, ho risposto: sono magnifiche. Sydney, San Francisco, Stoccolma, Seattle e Salvador do Bahia – chiedete a qualsiasi viaggiatore – competono per il titolo di città più bella del mondo, dal punto di vista della collocazione geografica e non solo. Se pensiamo all’arte, invece, ci sono Siena, Siracusa e Siviglia.  Shanghai, Seul e Singapore sono fascinosi laboratori del futuro. Saigon e San Pietroburgo – chi le ha visitate lo sa
–  potrebbero far pagare un’imposta sul fascino, invece della tassa di soggiorno.
Se vi piace la geografia fantastica, possiamo continuare. Le città con la T sono complicate: interessanti ma, in qualche modo, ritentive. Basta pensare a Torino e  a Tokio, a Teheran e a Tirana (accetto discussioni su Trieste e Tripoli, e aspetto notizie su Tolosa e Tolone). Le città con la V, invece, sono inguaribilmente romantiche. Ditemi se un’altra lettera dell’alfabeto riesce a mettere insieme un gruppo come Venezia e Verona, Vienna e Varsavia, Valencia e Vancouver. Solo le città con la P possono
competere: qualcuno dice che siano addirittura più sensuali. Pensate a Parigi, Praga, Porto e a tutte le "P Cities" italiane, le "città medie" che gli stranieri dovrebbero visitare per capire qualcosa  del nostro benedetto e complicato paese: Parma, Piacenza, Pavia, Pisa, Pistoia, Pesaro, Perugia e –  fuori quota –  Palermo.
Bene. Il gioco – iniziato in India,  e proseguito davanti a un planisfero appeso in direzione al "Corriere" –  può fermarsi qui. Ci sarà qualcuno che mi darà ragione, e si convertirà alla càbala geografica; altri penseranno che sono impazzito, e stileranno liste che contraddicono le mie (mi sembra di sentirli: "Seveso e Secondigliano cominciano per S, ma non sono tra le città più belle del mondo!"). Ma tutti quelli che hanno letto fin qui – vedrete – non potranno fare a meno di ragionarci su.
E questa, se ci pensate, è l’unica cosa che importa. Giocando s’impara: la geografia, e non solo.
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02/04/2012

Film

Venti  film degli ultimi trent’anni che mi sono piaciuti. In ordine alfabetico, e senza stare troppo a pensarci su. 

1

AMARCORD (Fellini,  1974) 
La citazione è  banale, ma il film è geniale.

2

AMERICAN BEAUTY (Mendes, 1999)
Visto a New York. Uscendo su Columbus Avenue ho pensato: "Formidabile!", e non ho cambiato idea.

3

UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE (Weir, 1982)
Visto in Australia. Film perfetto per fantasticare sul  giornalismo.

4

APOCALYPSE NOW (Coppola, 1979)
Spiega l’"effetto Kurz", ovvero cosa succede a chi sta troppo tempo in un posto, e comanda qualcosa (consoli, dirigenti, corrispondenti, sindaci di comuni isolati).

5

L’ATTIMO FUGGENTE  (Weir, 1989)
Ogni insegnante dovrebbe rivederlo una volta l’anno. Obbligatoriamente.

6

THE BIG CHILL/IL GRANDE FREDDO (Kasdan, 1983)
La meglio gioventù, versione universale.

7

BLUES BROTHERS (Landis, 1980)
Credo d’averlo visto venti volte. Grande Belushi e favolosa Chicago.

8

EYES WIDE SHUT  (Kubrick, 1999)
Tutti i rischi di un matrimonio.

9

FORREST GUMP (Zemeckis, 1994)
Ingenuo? Forse, però ha vinto le elezioni del 2004.

10

GO FOR GOLD! (Segura, 1997)
Psicopatico alle prese con comitive turistiche:chi è più pazzo?

11

MEDITERRANEO (Salvatores, 1991)
Ritratto magistrale dell’italiano all’estero (con un fucile o una valigia, cambia poco).

12

MONTENEGRO TANGO (Makavejev, 1981). 
Stoccolma balcanica. Spiega perché al nord piace il sud, e al sud interessa il nord.

13

MY BEAUTIFUL LAUNDRETTE (Frears,1985)
Perché le periferie di Londra sono ipnotiche? Forse perché a quei tempi ci abitavo anch’io.

14

PHILADEPHIA (Demme, 1993) 
Fosse solo per la colonna sonora, un capolavoro.

15

RICORDATI DI ME (Muccino, 2002)
Ritratto di società occidentale in un interno.

16

ROMANZO POPOLARE (Monicelli, 1974)
Profumo di anni ’70, e la prima Ornella dei nostri sogni.

17

TANO DA MORIRE (Torre, 1997)
Ricordo in musical del Festival del Cinema di Venezia, dove conducevo un programma per Rai Tre ("Abbiamo già le stelle").
"Rap’ e Tano" continua a farmi sorridere.

18

TAXI DRIVER (Scorsese, 1976) 
Violento non gratuito, con una delle grandi battute nella storia del cinema (De Niro di fronte allo specchio: "Stai parlando con me?").
 

19

THE TRUMAN SHOW (Weir, 1998)
Profetico, sintetico, magico: degno di Orwell.

20

ZELIG (W. Allen, 1983)
Rappresentazione esilarante di una debobelezza umana: il desiderio d’essere accettati.
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02/04/2012

Musica internazionale

Cosa ascolta Beppe? Quali sono le sue canzoni preferite?

 

Risposta non facile. Le canzoni che mi piacciono e continuo ad ascoltare? Butto lì, senza pensarci troppo.

1

In My Place – Coldplay
(favolosa, mia colonna sonora 2003)

2

The Ground Beneath Her Feet – U2
(da The Million Dollar Hotel di Wim Wenders)

3

Mysterious Ways – U2
(spiega come e perché gli uomini s’innamorano)

4

Racing in the Street – Bruce Springsteen
(New Jersey doc, America 1.0.1)

 

5

Empty Sky – Bruce Springsteen
(da The Rising, sempre del Boss. Meglio cantata con Patty Scialfa)

6

Jockey Full of Bourbon – Tom Waits
(l’ho usata in TV dietro alle immagini di viaggio)

7

Exiles – King Crimson
(ricordi di gioventù, anni 70 con ispirazione)

8

Here Comes the Sun – The Beatles
(la canzone dell’ottimismo militante)

9

Book of Saturday – King Crimson
(un gioiellino, ascoltare per credere)

10

The One I Love – Rem
(romantica senza esagerare)

11

Romeo’s Tune – Steve Forbert
(questa di sicuro non la conoscete. 1980 in tre minuti)

12

Walk on the Wild Side – Lou Reed
(musica classica)

13

Dreams – Fleetwood Mac
(America 1977, ma non è invecchiata)

14

Desert Rose – Sting
(piace molto a mio figlio Antonio)

15

It’s a Beautiful Day – U2
(grande canzone meteoropatica)

16

Born to Run – Bruce Springsteen
(capolavoro assoluto)

17

Everybody Hurts – Rem
(malinconica quanto basta)

18

My Love – Paul McCartney
(ingiustamente dimenticata. Ma a Roma l’ha fatta)

19

Psycho Killer – Talking Heads
(la canzone dell’anno in cui ero moderno)
20 You Can’t Always Get What You Want – Rolling Stones
(musicalmente perfetta, filosoficamente interessante)
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