Qualcosa di personale

02/04/2012

45 (x2) buoni motivi per… sentirsi EUROPEI

1
OMERO Ogni autore d’avventura ha dovuto misurarsi con lui, e ne è uscito con le ossa rotte. Spielberg, Crichton, Clancy, Ludlum: rassegnatevi.
2
PIZZA Pasta, pomodoro, formaggio. Semplice, gustosa, economica. Gli americani sostengono di averla inventata. Vadano a dirlo a Napoli, se hanno il coraggio.
3
SCOLLATURE Gli inglesi usano il termine migliore, cleavage (scollatura e décolleté fanno molto Robespierre). Ma gli italiani forniscono spesso la materia prima (Lollo, Loren, Ferilli, Cucinotta e via rotondeggiando).
4
IKEA Ditta svedese ha convinto il mondo che è bello lottare con le istruzioni per il montaggio.
5
CIOCCOLATO L’oro nero dei belgi e degli svizzeri.
6
PREMI NOBEL Gli unici rivali dei premi Oscar.
7
MONETA UNICA E’ comoda, e ci ha salvato da un sacco di guai. Presto lo capiranno anche gli inglesi
8
OLIO D’OLIVA Una lezione che ha viaggiato dal sud al nord.
9
FOOTBALL Gioco inventato dagli inglesi (come cricket, golf, rugby, tennis). I tedeschi ne hanno fatto uno sport; gli olandesi una disciplina atletica; gli spagnoli un genere teatrale; noi italiani una lotteria. Ogni tanto – pensate – vinciamo.
10
CELLULARI I maggiori produttori stanno in Finlandia, i massimi utenti in Italia (GSM, Gridare Senza Motivo). In America, rincorrono.
11
CHIESE Da Notre Dame (Parigi) ad Abbadia Cerreto (Lodi), il cristianesimo ha lasciato tracce profonde. E noi cosa facciamo? Le seguiamo litigando.
12
GIOVANNI PAOLO II Una rockstar dello spirito. Il polacco che ha affossato il comunismo (con qualche aiuto, terreno e divino).
13
CRISTOFORO COLOMBO Intuitivo, fortunato, impreparato. Un italiano vero.
14
GIULIO CESARE Sarebbe un ottimo presidente della Commissione Europea.
15
BEATLES Come la Settimana Enigmistica, vantano numerosi tentativi di imitazione.
16
BIRRA Dalla boema Budweiser all’irlandese Guinness, dalle ales inglesi alle pilsen tedesche. Neanche il sesso ha provocato più pancioni in Europa.
17
BIDET In America non li capiscono; in Africa, li ignorano; in Oriente, li ritengono morbosi; in Australia ci lavano le calze. Insieme al wc, il bidet è invece una conquista della civiltà. Chi glielo spiega agli inglesi?
18
COLTELLINO SVIZZERO Sconsigliato per il combattimento corpo a corpo. Il resto si può fare.
19
OLIVETTI LETTERA 22 Dal 1950, il simbolo della perfezione estetico-dattilografica. Anche i computer, quando la vedono, si inchinano.
20
VENTI Ponentino e levante, tramontana e grecale: l’aria europea ha personalità.
21
P.G.WODEHOUSE Quale europeo non è orgoglioso d’esser nato sullo stesso continente? (Jeeves direbbe: "Continente, Sir ? Con rispetto, questa a me pare un’isola.")
22
WURSTEL Maiale in forma cilindrica. Un gioiello di design, un modello di funzionalità alimentare.
23
FIORDI Mare a fette, che geniali questi norvegesi.
24
BANDIERE Varie e colorate, sono servite spesso a sostenere le cause sbagliate. La più bella è la più nuova: blu, con dodici stelline nel mezzo.
25
PASSEGGIO Caposaldo della vita sociale. In America non si passeggia: si va e si torna.
26
TERRAZZA ESTIVA Dopo una giornata stressante, la terrazza (privata, al ristorante) sostituisce lo psicanalista e rappacifica col mondo.
27
PARLAMENTO Quello inglese è il più antico, e rimane il migliore (il nostro ha bisogno di qualche ritocco).
28
PICASSO Genio indiscusso. Anche perché pochi sanno da che parte cominciare a discuterlo.
29
OXFORD e CAMBRIDGE Classe, cultura e snobismo si sposano nella campagna inglese.
30
CHICKEN TIKKA MASALA Tipico piatto britannico. Diciamolo: c’era bisogno di qualche novità.
31
GIORNALI I nipotini di Gutenberg resistono. Non toglieteci il Corriere della Sera, The Economist , Suddeutsche Zeitung , El Pais , Le Monde eccetera (senza dimenticare La Provincia di Cremona).
32
CITTA’ MAGICHE Praga, Lisbona, Dublino, Vienna, Trieste, Cracovia, Amburgo, Barcellona, Edimburgo, San Pietroburgo (se Putin non rovina tutto): dove le culture e le genti s’incrociano, nascono le idee.
33
VENEZIA Pezzo unico, gioiello assoluto. Forse, come diceva Montanelli, è troppo importante per lasciarla in mano a noi italiani.
34
VACLAV HAVEL Capo di Stato ironico. Avercene.
35
HELMUT KOHL Prima la riunificazione tedesca, poi la moneta unica europea. Dite quello che volete, ma l’uomo ha avuto coraggio e fantasia.
36
ATTORI Da Sordi a Sean Connery, da Mastroianni a Belmondo. Rispetto ai colleghi americani hanno un vantaggio: sono imperfetti.
37
RAGAZZE DELL’EST Battisti e Baglioni intuirono il fascino di quegli occhi chiari che ti guardano. Adesso non c’è più il comunismo; gli occhi chiari guardano (com’è giusto) le vetrine.
38
RAGAZZE DELL’OVEST Da Isabelle Adjani a Monica Bellucci, da Natalia Estrada a Claudia Schiffer: moderne opere d’arte (con l’aiuto del fotografo e del truccatore).
39
IMMIGRATI Chiamati dal bisogno: loro e nostro. Se ne faremo dei neoeuropei, vinciamo: noi e loro.
40
SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE Insieme alla scuola pubblica, è il marchio di fabbrica del continente. Giù le mani.
41
MINIGONNA Creata da Mary Quant negli anni ‘60, provoca ancora discussioni (poche) e turbamenti (parecchi).
42
L’INGLESE Semplice da parlare, facile da storpiare, accetta ogni violenza pur di dominare il mondo.
43
BED & BREAKFAST Risposta europea al motel. Magari trovate le pantofole del proprietario sul comodino, ma il risparmio e la prima colazione sono assicurati.
44
BAGUETTE Un modo semplice (un po’ fallico?) di confezionare il pane. Dal panettiere italiano, invece, occorre il dizionario (rosette, arabo, pane comune, ciabatte, all’olio, al latte, banane, bocconcini).
45
SMOGASBORD Un pasto su un panino. Contributo scandinavo all’appetito universale.
46
IMPRENDITORI Benetton, Branson, Bayer: quando non s’attaccano al carrozzone pubblico, sanno essere geniali.
47
ARCHITETTI Da Aldo Rossi a Renzo Piano, da Norman Foster a Richard Rogers: gli architetti europei hanno abbellito il mondo (trovano qualche problema, tuttavia, nel lavorare a Roma).
48
ROSSELLINI E FELLINI Hanno acchiappato il dopoguerra che passava, e ne hanno fatto poesie.
49
VESPA Ha ispirato film, ha trasportato innamorati e pacchi (in Italia come in India).
50
VECCHIE DIMORE Risparmiate dai bombardamenti, hanno conosciuto Amore & Manutenzione.
51
SPIAGGE E’ vero, ci sono i Caraibi. Ma volete mettere Sardegna, Sicilia e Grecia?
52
ALPI L’Himalaya è troppo alto; le Montagne Rocciose sono troppo grosse. Le Alpi offrono la giusta combinazione di imponenza, familiarità e fascino.
53
YOGURT Il contributo bulgaro alla civiltà occidentale.
54
DANTE, SHAKESPEARE e DOSTOJEVSKI Ragazzi, che fantasia.
55
MOZART e BEETHOVEN Il primo: genio puro, grande marketing. Dal Flauto Magico alla pubblicità, ascoltare per credere. Il secondo: Schroeder, amico di Charlie Brown, tiene in camera il busto di Beethoven, non di Frank Sinatra. Vorrà dire qualcosa.
56
VAN GOGH L’olandese disse che, con i suoi colori puri, "intendeva esprimere le terribili passioni degli uomini". C’è riuscito.
57
FORMAGGI Quelli americani, in confronto, sono materiale da costruzione.
58
ERASMUS I ragazzi girano, imparano, s’innamorano. I soldi meglio spesi nella storia dell’Unione Europea.
59
LOW COST L’Europa è l’unico luogo al mondo dove il taxi per l’aeroporto costa più del biglietto aereo.
60
CAFFE’ Grazie ai turchi arrivò a Venezia (1620) e a Londra (1652). Adesso siamo tutti drogati di coffee, cappuccini e café au lait.
61
SCARPE Ci sono quelle che stupiscono, quelle che respirano e quelle che rialzano (politicamente utili, a Roma come a Parigi).
62
AUTO TEDESCHE Sogno di professionisti, dirigenti, velocisti, conquistatori, ministri, autocrati e ambasciatori. Detroit insegue, ma non ha ripresa.
63
VINO FRANCESE Pinot Noir, Sauvignon Blanc e Chardonnay – pur di pronunciarne i nomi, americani, arabi e giapponesi sono disposti a tutto.
64
CIBO ITALIANO Roba semplice, salutare e popolare. Il mondo, ammirato, non apre bocca. Se non per mangiare.
65
NOTTI SPAGNOLE Ma questi quando vanno a dormire?
66
BICICLETTE Dai ragazzi di Amsterdam al ragazzo di Bologna (Prodi), dalle signore in bicicletta ai Ladri di biciclette. “Il mondo è piatto” scrive l’americano Tom Friedman. Anche molte delle nostre città, per fortuna. I cinesi forniscono i mezzi, noi l’entusiasmo.
67
AIRBUS Alla Boeing di Seattle ne parlano con rispetto.
68
ALTA VELOCITA’ Anche quando la velocità è media, va bene comunque. Viva i treni europei, da Lisbona a Mosca, con una città alle spalle e un’altra davanti.
69
CALCIO Milano, Manchester, Madrid, Monaco di Baviera, Marsiglia, Mosca: e queste sono solo le città con la M!
70
MONASTERI In tempi difficili sono serviti come laboratori, rifugi, biblioteche, centri culturali, fotocopiatrici. Umberto Eco lo ha spiegato al mondo.
71
ENCICLOPEDIA Dietro Google ci sono gli enciclopedisti (Voltaire, Diderot, D’Alambert).
72
TELEVISIONE L’abbiamo inventata noi (John Logie Baird, scozzese). Sarà un merito?
73
TORRE DI PISA Fosse stata diritta, chi se la filava?
74
GIOCONDA Forse non è il quadro più bello del mondo, ma è il più famoso. Basta e avanza.
75
LEGO Il danese Ole Kirk Christiansen, l’inventore, è stato beatificato da tanti genitori. Cosa faremmo, nei pomeriggi di pioggia, senza l’aiuto dei mattoncini?
76
SCIATORI E SCALATORI Alberto Tomba e Ingemar Stenmark, Reinhold Messner e Sir Edmund Hillary. Nella vita c’è chi scende e c’è chi sale, e in Europa sappiamo fare tutto.
77
SOCRATE e SENECA Sostenevano l’identità tra sapere e virtù. Illusi, ma ammirevoli.
78
TINTIN E ASTERIX Topolino ha trovato pane per i suoi dentini.
79
FERRARI Basta ascoltare il motore e guardare il colore.
80
TORTA SACHER e BLACK CAB Due cose scure che funzionano.
81
DON CHISCIOTTE Patrono degli utopisti e dei testardi.
82
SAUDADE La dolce nostalgia portoghese fa venir voglia d’esser tristi.
83
GIOCHI OLIMPICI Istituiti in Grecia nel 776 a.c., tornati in Grecia nel 2004. Era ora.
84
SIESTA Criticata come vizio mediterraneo, oggi è considerata un rimedio anti-stress. Rivalutato dalla scienza e nel costume, der pisolino ist très chic.
85
RINASCIMENTO Periodo entusiasmante, in cui l’Europa era l’America di turno.
86
MURO DI BERLINO Non siamo orgogliosi perché abbiamo permesso di tirarlo su (1961); siamo orgogliosi perché siamo riusciti a buttarlo giù (1989).
87
LAGHI Quasi tutti – per l’esattezza, 187.888 – stanno in Finlandia. Ma ci sono anche il Garda, il Loch Ness, il lago di Ginevra e il Balaton (tutti meglio del Gran Lago Salato).
88
SARAJEVO Bel posto, grande casino: speriamo sia l’ultimo.
89
PAESAGGI ITALIANI Mutevoli, unici e incantevoli ("Sembrava di viaggiare nell’illustrazione di un messale", Edith Warthon, Italian Backgrounds , 1905).
90
EUROPEI! Un modo per dire al mondo da dove veniamo, e quanto ne siamo orgogliosi.
 
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02/04/2012

Venti motivi per visitare l’Australia

Venti cose che mi sono piaciute downunder.

  1. La luce cinematografica di Perth. Sembrano giornate di montagna, ma c’è il mare.
  2. Il porto di Sydney dalla camera d’albergo. Come una cartolina, ma i motoscafi si muovono (pieni di giapponesi entusiasti).
  3. Il treno Indian-Pacific (Sydney-Perth, 4.352 km). Mai avrei immaginato che fosse così bello guardare il niente che cambia colore.
  4. Due scritte nella stazione di Cook (2 abitanti), nel Nullarbor, pronuncia nallabòr. “Cibo e carburante più vicino, 850 km”. “Il nostro ospedale ha bisogno di voi. Ammalatevi!”.
  5. Melbourne, St Kilda: ottovolante di legno, case bianche, un’aria da riviera inglese senza inglesi. Gemellata a Milano. Ma dov’è il mare, da noi?
  6. Il nuovo parlamento, alto contro il cielo blu di Canberra. Un’immagine pop, opera di un ragazzo italiano che mi accompagna saltando come un giovane canguro (architetto Aldo Giurgola, Roma 1920).
  7. Canberra, la capitale. Gli australiani la deridono, ma non è male (ci ho passato tre notti. Nessun visitatore dall’Italia, da anni, era arrivato a tanto).
  8. Adelaide (South Australia). Ha l’aria di dire “Io sto qui a prendere il sole, voi fate un po’ quello che volete”.
  9. Gli italiani d’Australia. Sono arrivati cinquant’anni fa, hanno stretto i denti, si sono fatti rispettare. Molti minatori da Val Seriana e Val Brembana. Pare che una comunità aborigena, nell’outback del Western Australia, parli un po’ di bergamasco.
  10. Birra “Little Creatures” (Fremantle, WA) e Sauvignon bianco del South Australia.
  11. Thongs, le infradito. L’idea australiana di abbigliamento formale.
  12. La costa occidentale: come la Gallura, ma è venticinque volte più lunga. 300 km sopra Perth, i Pinnacles. 182.074 monoliti piantati nella sabbia color polenta. Chissà chi li ha contati tutti.
  13. Il verde severo degli eucalipti (karri). Sta bene con il rosso della terra e l’azzurro del cielo.
  14. Aussie, Oz, Downunder, Wallabies: gli australiani amano soprannominare il proprio mondo, e hanno espressioni tutte loro. Al posto di “prego”, “non c’è di che”, “non preoccuparti” sempre “No worries”. Più che un modo di dire, è una filosofia.
  15. L’idea che il sole, a mezzogiorno, stia a nord. Alcuni residenti italiani, dopo vent’anni, ancora non l’accettano.
  16. Vegemite. A me piace (come, cos’è? Non si può spiegare, bisogna assaggiare).
  17. I quadri-mappa degli aborigeni. Di questo posto hanno capito tutto, ma non è servito a niente.
  18. I bar-saloon di Kalgoorlie, nel far-west australiano (c’è). Le cameriere (skympies) servono da bere in slip e reggiseno, e piacciono ai minatori a fine turno. Noi italiani non ci facciamo caso: sembra la nostra televisione.
  19. La politica in vista delle elezioni (24 novembre, il conservatore Howard contro il laburista Rudd). Si discute di problemi e progetti, non di persone e passato.
  20. Il fatalismo. “Se ci sono gli squali, si vedono le pinne. Se non si vedono le pinne, si può fare il bagno” (L.B. a Cottesloe Beach, vicino Perth). Fortunati, gli australiani. Gli squali italiani hanno due gambe, sorridono e non vengono mai a galla. Così ce ne accorgiamo tardi, e ci fregano sempre.
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02/04/2012

Occhiali rivelatori

Se, in un accesso di vanità non sconosciuto alla professione, cerco il mio nome su Google e seleziono “immagini”, so subito quand’è stata disegnata una caricatura o è stata scattata una foto: basta guardare gli occhiali. Sono, infatti, oggetti che cambio con regolarità. Ogni due anni, diciamo. Tanto ci metto a stancarmi o a demolirne un paio.

Il rituale è sempre lo stesso. Mi presento dall’ottico in via XX Settembre a Crema, e chiedo consiglio alle uniche persone di cui mi fido. Sono tre: la titolare, Isa; mia moglie, Ortensia; e in ultima istanza, autorità massima e indiscutibile, mio figlio Antonio. Isa propone, e la famiglia dispone. Io obbedisco.

Devo dire, col senno di poi, che hanno scelto bene. Bello non sono diventato – l’impresa è, insieme, impossibile e irrilevante – ma sono orgoglioso di non aver mai portato occhiali rossi e, negli ultimi anni, mi sono affezionato nell’ordine a:

  1. Occhiali rotondi di celluloide (1994-1995), quelli che vedete qui nella caricatura di Chris Riddell, pubblicata sulla copertina di “Un italiano in America”. La uso da anni sul forum “Italians”. Sebbene l’omino con l’impermeabile sia sessualmente sospetto, ci siamo tutti affezionati.
  2. Occhiali di metallo, sottili, ovali, che mi davano un’aria da Silvio Pellico in vacanza (1996-1997). Li ho amati poco perché erano minuscoli, e le cose che m’interessavano erano spesso fuori dal campo visivo.
  3. Occhiali senza montatura frontale (1998-1999), delicatissimi. Isa mi ha visto spesso entrare in negozio affranto, reggendo questi affaretti malconci. Un giorno si è stufata, e me ne ha dati altri.
  4. Occhiali metallici rettangolari, blu elettrico, aste nere: belli e interisti (2000-2002). Li ho apprezzati finché hanno cominciato a stingere (so qual è la casa produttrice: e non mi becca più). Voi direte: e allora? Be’, più che uno scrittore sembravo un naufrago, e non sta bene.
  5. Occhiali vagamente bombati, con montatura in metallo satinato (2003). Roba da attore di Hollywood. Poi un giorno mi sono guardato allo specchio e ho capito che non mi piaceva fare la comparsa.
  6. Occhiali leggeri, scuri fuori e chiari dentro, in cellulosa, aste in metallo snodabili (dal 2004 a oggi). Ottimi, devo dire. Due anni fa una studentessa di Princeton, facendo la cronaca di una mia lezione in quell’università, ha scritto che sembravo un professore imbranato. Cos’altro può volere, un uomo che affronta i cinquanta con le sue tre diottrie e i suoi capelli metallizzati?
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02/04/2012

Città

Mi hanno chiesto a bruciapelo: "Ci dica una cosa che ha trovato a Bombay, e non s’aspettava." Siccome ero a Bombay e avevo trovato molte cose che non m’aspettavo, ho scelto di essere un ospite educato: "Una cosa soltanto? Non m’aspettavo di vedere tante belle ragazze. Ma forse non è così sorprendente. Succede sempre, nelle città che iniziano con la B."
Sorpresa negli interlocutori, e richiesta di spiegazioni. "Provate a pensare – ho continuato – alle città che, in Sudamerica,  hanno fama d’essere patria di belle donne:  Buenos Aires, dove le ragazze hanno un magnifico passo di pianura. Bogotà, come dimostra il numero di vittime d’amore delle colombiane. E, se vogliamo, tutto il Brasile.  In America del nord c’è Boston. In Europa, poi, è addirittura clamoroso: Barcellona, Berlino, Belfast (oh yes!), Bruxelles, Budapest, Belgrado (chiedere a chi c’è stato). Molti imprenditori italiani con delocalizzazioni in atto aggiungerebbero Bucarest. In Italia Bologna ha una fama consolidata, ma io ricordo anche Brescia, Bergamo e Bari. In Medio Oriente c’è Beirut. In Asia Bangkok. E in Australia, come dimenticare le ragazze oceaniche di Brisbane?"
Esaurito il giro estetico del pianeta, ho guardato in faccia il mio pubblico. Invece di darmi del matto, ha provato a discutere. Non gliene ho dato il tempo. Ho spiegato che nelle città con la M si gioca bene a calcio – non è un’opinione, è un fatto.  Oltre a Milano – unica città, oggi, con due squadre in Champions League – c’è Madrid dei galacticos, Marsiglia dell’Olimpique, Manchester dei record, Mosca dominatrice del calcio russo, Monaco del Bayern e l’altra Monaco sul mare, finalista l’anno scorso.
Mentre i presenti si  riprendevano dal colpo – in India sanno più di cricket che di calcio, ma sanno abbastanza da capire che avevo ragione – ho deciso di continuare l’elucubrazione. E le città con la L? Sono grandi porti, interessanti e complicati: Londra, Liverpool, Lisbona, Livorno e, volendo, anche Los Angeles. Le città con la C sono invece leggendarie e
cosmopolite: Casablanca, Canton, il Cairo, Città del Capo, Calcutta. Anche Chicago e Copenhagen, a pensarci bene, rientrano nella categoria. Crema no, ma  mi piace lo stesso.
Più tardi, in privato, mi è stato chiesto cosa pensavo delle città con la S. Semplice, ho risposto: sono magnifiche. Sydney, San Francisco, Stoccolma, Seattle e Salvador do Bahia – chiedete a qualsiasi viaggiatore – competono per il titolo di città più bella del mondo, dal punto di vista della collocazione geografica e non solo. Se pensiamo all’arte, invece, ci sono Siena, Siracusa e Siviglia.  Shanghai, Seul e Singapore sono fascinosi laboratori del futuro. Saigon e San Pietroburgo – chi le ha visitate lo sa
–  potrebbero far pagare un’imposta sul fascino, invece della tassa di soggiorno.
Se vi piace la geografia fantastica, possiamo continuare. Le città con la T sono complicate: interessanti ma, in qualche modo, ritentive. Basta pensare a Torino e  a Tokio, a Teheran e a Tirana (accetto discussioni su Trieste e Tripoli, e aspetto notizie su Tolosa e Tolone). Le città con la V, invece, sono inguaribilmente romantiche. Ditemi se un’altra lettera dell’alfabeto riesce a mettere insieme un gruppo come Venezia e Verona, Vienna e Varsavia, Valencia e Vancouver. Solo le città con la P possono
competere: qualcuno dice che siano addirittura più sensuali. Pensate a Parigi, Praga, Porto e a tutte le "P Cities" italiane, le "città medie" che gli stranieri dovrebbero visitare per capire qualcosa  del nostro benedetto e complicato paese: Parma, Piacenza, Pavia, Pisa, Pistoia, Pesaro, Perugia e –  fuori quota –  Palermo.
Bene. Il gioco – iniziato in India,  e proseguito davanti a un planisfero appeso in direzione al "Corriere" –  può fermarsi qui. Ci sarà qualcuno che mi darà ragione, e si convertirà alla càbala geografica; altri penseranno che sono impazzito, e stileranno liste che contraddicono le mie (mi sembra di sentirli: "Seveso e Secondigliano cominciano per S, ma non sono tra le città più belle del mondo!"). Ma tutti quelli che hanno letto fin qui – vedrete – non potranno fare a meno di ragionarci su.
E questa, se ci pensate, è l’unica cosa che importa. Giocando s’impara: la geografia, e non solo.
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