Qualcosa di personale

19/05/2014

100 reasons we are happy to be Italians

(Corriere della Sera)

 

100 reasons we are happy to be Italians

 

There’s no denying it. Some things about Italy are depressing. Some events are embarrassing, not least because they are often partly our own fault. Every day, bad things fill the papers, which have a duty to report them. Other things, fortunately, fill us with pride. Here are a hundred of them, in no particular order. This is not a ranking. This is a list from the heart. Here’s why, despite everything, we are happy to be Italian. Continua a leggere…

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19/05/2014

100 buoni motivi per essere italiani

(Corriere della Sera)

 

100 buoni motivi per essere italiani

 

E’ inutile negarlo. Alcuni aspetti dell’Italia ci addolorano, alcune vicende ci imbarazzano: anche perché ne siamo, spesso, corresponsabili. Ogni giorno occupano le pagine dei giornali, che hanno il dovere di raccontarle. Altre cose, per fortuna, ci rendono orgogliosi. Eccone cento in ordine sparso. Non è una classifica ragionata: è un elenco del cuore.

Ecco perché, nonostante tutto, siamo felici di essere italiani.
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02/04/2012

Venti motivi per visitare l’Australia

Venti cose che mi sono piaciute downunder.

  1. La luce cinematografica di Perth. Sembrano giornate di montagna, ma c’è il mare.
  2. Il porto di Sydney dalla camera d’albergo. Come una cartolina, ma i motoscafi si muovono (pieni di giapponesi entusiasti).
  3. Il treno Indian-Pacific (Sydney-Perth, 4.352 km). Mai avrei immaginato che fosse così bello guardare il niente che cambia colore.
  4. Due scritte nella stazione di Cook (2 abitanti), nel Nullarbor, pronuncia nallabòr. “Cibo e carburante più vicino, 850 km”. “Il nostro ospedale ha bisogno di voi. Ammalatevi!”.
  5. Melbourne, St Kilda: ottovolante di legno, case bianche, un’aria da riviera inglese senza inglesi. Gemellata a Milano. Ma dov’è il mare, da noi?
  6. Il nuovo parlamento, alto contro il cielo blu di Canberra. Un’immagine pop, opera di un ragazzo italiano che mi accompagna saltando come un giovane canguro (architetto Aldo Giurgola, Roma 1920).
  7. Canberra, la capitale. Gli australiani la deridono, ma non è male (ci ho passato tre notti. Nessun visitatore dall’Italia, da anni, era arrivato a tanto).
  8. Adelaide (South Australia). Ha l’aria di dire “Io sto qui a prendere il sole, voi fate un po’ quello che volete”.
  9. Gli italiani d’Australia. Sono arrivati cinquant’anni fa, hanno stretto i denti, si sono fatti rispettare. Molti minatori da Val Seriana e Val Brembana. Pare che una comunità aborigena, nell’outback del Western Australia, parli un po’ di bergamasco.
  10. Birra “Little Creatures” (Fremantle, WA) e Sauvignon bianco del South Australia.
  11. Thongs, le infradito. L’idea australiana di abbigliamento formale.
  12. La costa occidentale: come la Gallura, ma è venticinque volte più lunga. 300 km sopra Perth, i Pinnacles. 182.074 monoliti piantati nella sabbia color polenta. Chissà chi li ha contati tutti.
  13. Il verde severo degli eucalipti (karri). Sta bene con il rosso della terra e l’azzurro del cielo.
  14. Aussie, Oz, Downunder, Wallabies: gli australiani amano soprannominare il proprio mondo, e hanno espressioni tutte loro. Al posto di “prego”, “non c’è di che”, “non preoccuparti” sempre “No worries”. Più che un modo di dire, è una filosofia.
  15. L’idea che il sole, a mezzogiorno, stia a nord. Alcuni residenti italiani, dopo vent’anni, ancora non l’accettano.
  16. Vegemite. A me piace (come, cos’è? Non si può spiegare, bisogna assaggiare).
  17. I quadri-mappa degli aborigeni. Di questo posto hanno capito tutto, ma non è servito a niente.
  18. I bar-saloon di Kalgoorlie, nel far-west australiano (c’è). Le cameriere (skympies) servono da bere in slip e reggiseno, e piacciono ai minatori a fine turno. Noi italiani non ci facciamo caso: sembra la nostra televisione.
  19. La politica in vista delle elezioni (24 novembre, il conservatore Howard contro il laburista Rudd). Si discute di problemi e progetti, non di persone e passato.
  20. Il fatalismo. “Se ci sono gli squali, si vedono le pinne. Se non si vedono le pinne, si può fare il bagno” (L.B. a Cottesloe Beach, vicino Perth). Fortunati, gli australiani. Gli squali italiani hanno due gambe, sorridono e non vengono mai a galla. Così ce ne accorgiamo tardi, e ci fregano sempre.
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02/04/2012

Occhiali rivelatori

Se, in un accesso di vanità non sconosciuto alla professione, cerco il mio nome su Google e seleziono “immagini”, so subito quand’è stata disegnata una caricatura o è stata scattata una foto: basta guardare gli occhiali. Sono, infatti, oggetti che cambio con regolarità. Ogni due anni, diciamo. Tanto ci metto a stancarmi o a demolirne un paio.

Il rituale è sempre lo stesso. Mi presento dall’ottico in via XX Settembre a Crema, e chiedo consiglio alle uniche persone di cui mi fido. Sono tre: la titolare, Isa; mia moglie, Ortensia; e in ultima istanza, autorità massima e indiscutibile, mio figlio Antonio. Isa propone, e la famiglia dispone. Io obbedisco.

Devo dire, col senno di poi, che hanno scelto bene. Bello non sono diventato – l’impresa è, insieme, impossibile e irrilevante – ma sono orgoglioso di non aver mai portato occhiali rossi e, negli ultimi anni, mi sono affezionato nell’ordine a:

  1. Occhiali rotondi di celluloide (1994-1995), quelli che vedete qui nella caricatura di Chris Riddell, pubblicata sulla copertina di “Un italiano in America”. La uso da anni sul forum “Italians”. Sebbene l’omino con l’impermeabile sia sessualmente sospetto, ci siamo tutti affezionati.
  2. Occhiali di metallo, sottili, ovali, che mi davano un’aria da Silvio Pellico in vacanza (1996-1997). Li ho amati poco perché erano minuscoli, e le cose che m’interessavano erano spesso fuori dal campo visivo.
  3. Occhiali senza montatura frontale (1998-1999), delicatissimi. Isa mi ha visto spesso entrare in negozio affranto, reggendo questi affaretti malconci. Un giorno si è stufata, e me ne ha dati altri.
  4. Occhiali metallici rettangolari, blu elettrico, aste nere: belli e interisti (2000-2002). Li ho apprezzati finché hanno cominciato a stingere (so qual è la casa produttrice: e non mi becca più). Voi direte: e allora? Be’, più che uno scrittore sembravo un naufrago, e non sta bene.
  5. Occhiali vagamente bombati, con montatura in metallo satinato (2003). Roba da attore di Hollywood. Poi un giorno mi sono guardato allo specchio e ho capito che non mi piaceva fare la comparsa.
  6. Occhiali leggeri, scuri fuori e chiari dentro, in cellulosa, aste in metallo snodabili (dal 2004 a oggi). Ottimi, devo dire. Due anni fa una studentessa di Princeton, facendo la cronaca di una mia lezione in quell’università, ha scritto che sembravo un professore imbranato. Cos’altro può volere, un uomo che affronta i cinquanta con le sue tre diottrie e i suoi capelli metallizzati?
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02/04/2012

Città

Mi hanno chiesto a bruciapelo: "Ci dica una cosa che ha trovato a Bombay, e non s’aspettava." Siccome ero a Bombay e avevo trovato molte cose che non m’aspettavo, ho scelto di essere un ospite educato: "Una cosa soltanto? Non m’aspettavo di vedere tante belle ragazze. Ma forse non è così sorprendente. Succede sempre, nelle città che iniziano con la B."
Sorpresa negli interlocutori, e richiesta di spiegazioni. "Provate a pensare – ho continuato – alle città che, in Sudamerica,  hanno fama d’essere patria di belle donne:  Buenos Aires, dove le ragazze hanno un magnifico passo di pianura. Bogotà, come dimostra il numero di vittime d’amore delle colombiane. E, se vogliamo, tutto il Brasile.  In America del nord c’è Boston. In Europa, poi, è addirittura clamoroso: Barcellona, Berlino, Belfast (oh yes!), Bruxelles, Budapest, Belgrado (chiedere a chi c’è stato). Molti imprenditori italiani con delocalizzazioni in atto aggiungerebbero Bucarest. In Italia Bologna ha una fama consolidata, ma io ricordo anche Brescia, Bergamo e Bari. In Medio Oriente c’è Beirut. In Asia Bangkok. E in Australia, come dimenticare le ragazze oceaniche di Brisbane?"
Esaurito il giro estetico del pianeta, ho guardato in faccia il mio pubblico. Invece di darmi del matto, ha provato a discutere. Non gliene ho dato il tempo. Ho spiegato che nelle città con la M si gioca bene a calcio – non è un’opinione, è un fatto.  Oltre a Milano – unica città, oggi, con due squadre in Champions League – c’è Madrid dei galacticos, Marsiglia dell’Olimpique, Manchester dei record, Mosca dominatrice del calcio russo, Monaco del Bayern e l’altra Monaco sul mare, finalista l’anno scorso.
Mentre i presenti si  riprendevano dal colpo – in India sanno più di cricket che di calcio, ma sanno abbastanza da capire che avevo ragione – ho deciso di continuare l’elucubrazione. E le città con la L? Sono grandi porti, interessanti e complicati: Londra, Liverpool, Lisbona, Livorno e, volendo, anche Los Angeles. Le città con la C sono invece leggendarie e
cosmopolite: Casablanca, Canton, il Cairo, Città del Capo, Calcutta. Anche Chicago e Copenhagen, a pensarci bene, rientrano nella categoria. Crema no, ma  mi piace lo stesso.
Più tardi, in privato, mi è stato chiesto cosa pensavo delle città con la S. Semplice, ho risposto: sono magnifiche. Sydney, San Francisco, Stoccolma, Seattle e Salvador do Bahia – chiedete a qualsiasi viaggiatore – competono per il titolo di città più bella del mondo, dal punto di vista della collocazione geografica e non solo. Se pensiamo all’arte, invece, ci sono Siena, Siracusa e Siviglia.  Shanghai, Seul e Singapore sono fascinosi laboratori del futuro. Saigon e San Pietroburgo – chi le ha visitate lo sa
–  potrebbero far pagare un’imposta sul fascino, invece della tassa di soggiorno.
Se vi piace la geografia fantastica, possiamo continuare. Le città con la T sono complicate: interessanti ma, in qualche modo, ritentive. Basta pensare a Torino e  a Tokio, a Teheran e a Tirana (accetto discussioni su Trieste e Tripoli, e aspetto notizie su Tolosa e Tolone). Le città con la V, invece, sono inguaribilmente romantiche. Ditemi se un’altra lettera dell’alfabeto riesce a mettere insieme un gruppo come Venezia e Verona, Vienna e Varsavia, Valencia e Vancouver. Solo le città con la P possono
competere: qualcuno dice che siano addirittura più sensuali. Pensate a Parigi, Praga, Porto e a tutte le "P Cities" italiane, le "città medie" che gli stranieri dovrebbero visitare per capire qualcosa  del nostro benedetto e complicato paese: Parma, Piacenza, Pavia, Pisa, Pistoia, Pesaro, Perugia e –  fuori quota –  Palermo.
Bene. Il gioco – iniziato in India,  e proseguito davanti a un planisfero appeso in direzione al "Corriere" –  può fermarsi qui. Ci sarà qualcuno che mi darà ragione, e si convertirà alla càbala geografica; altri penseranno che sono impazzito, e stileranno liste che contraddicono le mie (mi sembra di sentirli: "Seveso e Secondigliano cominciano per S, ma non sono tra le città più belle del mondo!"). Ma tutti quelli che hanno letto fin qui – vedrete – non potranno fare a meno di ragionarci su.
E questa, se ci pensate, è l’unica cosa che importa. Giocando s’impara: la geografia, e non solo.
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02/04/2012

Film

Venti  film degli ultimi trent’anni che mi sono piaciuti. In ordine alfabetico, e senza stare troppo a pensarci su. 

1

AMARCORD (Fellini,  1974) 
La citazione è  banale, ma il film è geniale.

2

AMERICAN BEAUTY (Mendes, 1999)
Visto a New York. Uscendo su Columbus Avenue ho pensato: "Formidabile!", e non ho cambiato idea.

3

UN ANNO VISSUTO PERICOLOSAMENTE (Weir, 1982)
Visto in Australia. Film perfetto per fantasticare sul  giornalismo.

4

APOCALYPSE NOW (Coppola, 1979)
Spiega l’"effetto Kurz", ovvero cosa succede a chi sta troppo tempo in un posto, e comanda qualcosa (consoli, dirigenti, corrispondenti, sindaci di comuni isolati).

5

L’ATTIMO FUGGENTE  (Weir, 1989)
Ogni insegnante dovrebbe rivederlo una volta l’anno. Obbligatoriamente.

6

THE BIG CHILL/IL GRANDE FREDDO (Kasdan, 1983)
La meglio gioventù, versione universale.

7

BLUES BROTHERS (Landis, 1980)
Credo d’averlo visto venti volte. Grande Belushi e favolosa Chicago.

8

EYES WIDE SHUT  (Kubrick, 1999)
Tutti i rischi di un matrimonio.

9

FORREST GUMP (Zemeckis, 1994)
Ingenuo? Forse, però ha vinto le elezioni del 2004.

10

GO FOR GOLD! (Segura, 1997)
Psicopatico alle prese con comitive turistiche:chi è più pazzo?

11

MEDITERRANEO (Salvatores, 1991)
Ritratto magistrale dell’italiano all’estero (con un fucile o una valigia, cambia poco).

12

MONTENEGRO TANGO (Makavejev, 1981). 
Stoccolma balcanica. Spiega perché al nord piace il sud, e al sud interessa il nord.

13

MY BEAUTIFUL LAUNDRETTE (Frears,1985)
Perché le periferie di Londra sono ipnotiche? Forse perché a quei tempi ci abitavo anch’io.

14

PHILADEPHIA (Demme, 1993) 
Fosse solo per la colonna sonora, un capolavoro.

15

RICORDATI DI ME (Muccino, 2002)
Ritratto di società occidentale in un interno.

16

ROMANZO POPOLARE (Monicelli, 1974)
Profumo di anni ’70, e la prima Ornella dei nostri sogni.

17

TANO DA MORIRE (Torre, 1997)
Ricordo in musical del Festival del Cinema di Venezia, dove conducevo un programma per Rai Tre ("Abbiamo già le stelle").
"Rap’ e Tano" continua a farmi sorridere.

18

TAXI DRIVER (Scorsese, 1976) 
Violento non gratuito, con una delle grandi battute nella storia del cinema (De Niro di fronte allo specchio: "Stai parlando con me?").
 

19

THE TRUMAN SHOW (Weir, 1998)
Profetico, sintetico, magico: degno di Orwell.

20

ZELIG (W. Allen, 1983)
Rappresentazione esilarante di una debobelezza umana: il desiderio d’essere accettati.
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02/04/2012

Musica internazionale

Cosa ascolta Beppe? Quali sono le sue canzoni preferite?

 

Risposta non facile. Le canzoni che mi piacciono e continuo ad ascoltare? Butto lì, senza pensarci troppo.

1

In My Place – Coldplay
(favolosa, mia colonna sonora 2003)

2

The Ground Beneath Her Feet – U2
(da The Million Dollar Hotel di Wim Wenders)

3

Mysterious Ways – U2
(spiega come e perché gli uomini s’innamorano)

4

Racing in the Street – Bruce Springsteen
(New Jersey doc, America 1.0.1)

 

5

Empty Sky – Bruce Springsteen
(da The Rising, sempre del Boss. Meglio cantata con Patty Scialfa)

6

Jockey Full of Bourbon – Tom Waits
(l’ho usata in TV dietro alle immagini di viaggio)

7

Exiles – King Crimson
(ricordi di gioventù, anni 70 con ispirazione)

8

Here Comes the Sun – The Beatles
(la canzone dell’ottimismo militante)

9

Book of Saturday – King Crimson
(un gioiellino, ascoltare per credere)

10

The One I Love – Rem
(romantica senza esagerare)

11

Romeo’s Tune – Steve Forbert
(questa di sicuro non la conoscete. 1980 in tre minuti)

12

Walk on the Wild Side – Lou Reed
(musica classica)

13

Dreams – Fleetwood Mac
(America 1977, ma non è invecchiata)

14

Desert Rose – Sting
(piace molto a mio figlio Antonio)

15

It’s a Beautiful Day – U2
(grande canzone meteoropatica)

16

Born to Run – Bruce Springsteen
(capolavoro assoluto)

17

Everybody Hurts – Rem
(malinconica quanto basta)

18

My Love – Paul McCartney
(ingiustamente dimenticata. Ma a Roma l’ha fatta)

19

Psycho Killer – Talking Heads
(la canzone dell’anno in cui ero moderno)
20 You Can’t Always Get What You Want – Rolling Stones
(musicalmente perfetta, filosoficamente interessante)
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02/04/2012

Musica italiana

La musica italiana (l’ordine è casuale, e l’unico criterio è stato delle 4 R – Rigurgito di Ricordo Rapido & Ruggente).

1

Bandiera bianca – Franco Battiato allo zenit anticipa la prossima rassegnazione italiana

2

Rimmel -De Gregori sull’amore perduto.

3

La leva calcistica della classe ’68" – De Gregori del rigore sbagliato.

4

Non al denaro né all’amore né al cielo – tutto l’album di Fabrizio De André. Sono andato a Staglieno con quella musica in testa, l’anno scorso, per il mio programma "Luoghi Comuni": volevo rendere omaggio a un grande (e poi ho usato "La collina" come colonna sonora). Il disco vale il libro (Edgar Lee Masters, Spoon River), e forse lo supera:
incredibile.

5

Silvia – La Toscana in una canzone. Fantastica. Where are you, ObiWan Zenobi?

6

Un sabato italiano – Sergio Caputo ha scritto la colonna sonora del mio fidanzamento. Negli anni Ottanta, poteva andarmi peggio.

7

Italiani d’Argentina – Ivano Fossati è uno dei miei cantanti italiani preferiti, se non il preferito in assoluto. Per questo la scelta è stata difficile. Aggiungo anche "Maracaibo" e "La mia banda suona il rock" (n.7bis e tris)

8

Vita spericolata – Vasco non è una mia passione (sono troppo giovane e troppo vecchio). Ma quella canzone è oggettivamente un colpo di genio.

9

Impressione di settembre – Premiata Forneria Marconi. Odore di nebbiolina in musica. Non facile, ma ci sono riusciti.

10

Pensieri e parole – Scelgo questa tra le molte belle canzoni di Lucio Battisti perché mi commuove ogni volta. E pensare che di campi di grano – sebbene i Severgnini abbiano fatto gli agricoltori per almeno cinque secoli – non me ne intendo granché.

11

Vendo casa – Dik Dik. Titolo immobiliarista per i ricordi del primo innamoramento.

12

L’eternità" dei Camaleonti. O era questo, il primo innamoramento?

13

Certe notti – Ligabue, the Boss from Correggio.

14

Non farti cadere le braccia – Edoardo Bennato scrive la Costituzione italiana (articolo 2: "E’ stata tua la colpa". Articolo 3: "Viva la mamma" Articolo 4: "Abbi dubbi" Articolo 5 "Uffa uffa" eccetera).

15

Fragole infinite – Alberto Fortis, long time ago.

16

Stella di mare – Lucio Dalla ("Le due di notte e non c’è niente da fare…").

17

Ti amo – Umberto Tozzi. Chi nega d’averla avuto in testa per qualche anno, è molto giovane. Oppure mente.

18

Laura non c’è -Nek. Idem come sopra. Canzone accattivante, memoria nazionale, successo meritato.

19

Una serata in rima" di Piero Marras. Il vero titolo è il sottotitolo ("Diglielo tu, Maria" ). Piccola gemma di un cantautore sardo che meritava più fortuna ("La nostra prima volta/è stata tragica/ma lo ricordo bene/era domenica/in quella mia 600 prenuragica…"). Tutto l’album ("Fuori campo") è davvero bello e utile per capire la Sardegna NQB (Non Quella di Briatore).

20

Incontro di Guccini. Da giovane mi faceva sentire grande. Da grande mi fa sentire giovane. Grazie Francesco.
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02/04/2012

45 buoni motivi per cui… l’ESTATE ci mancherà

"Settembre, andiamo", diceva il poeta. Come dire: indietro non si torna.
Ecco 45 motivi per cui l’estate ci mancherà..

1

Perché quella sera l’autostrada era libera.

2

Perché a Firenze pioveva, e gli altri turisti erano nelle tane.

3

Perché siamo arrivati in ritardo, ma chi se ne frega.

4

Perché finalmente ci siamo annoiati un po’.

5

Perché quello scrittore francese che magnificava "il primo sorso di birra" aveva proprio ragione.

6

Perché il bianco freddo non è per niente male.

7

Perché il caldo è democratico.

8

Perché c’è la doccia a fine giornata (e poi non bisogna nemmeno asciugarsi i capelli).

9

Perché la sera ci si mette il maglione sulle spalle, e non serve quasi mai.

10

Perché non ci siamo fatti condizionare dai condizionatori.

11

Perché la mattina ha sapore di sale (Paoli) e il pomeriggio è azzurro (Celentano) ed è una notte in Italia anche questa (Fossati).

12

Perché l’acqua sotto la barca era trasparente.

13

Perché noi italiani, nell’afa, riposiamo la nostra estenuante intelligenza.

14

Perché i vip vanno nei loro ghetti, e tutto il resto è libero.

15

Perché quel pomeriggio abbiamo ordinato chinotto, e abbiamo parlato.

16

Perché a vederti caricare la macchina c’era da morire dal ridere.

17

Perché abbiamo cenato tutti insieme sotto la magnolia.

18

Perché ho potuto leggere quel libro, e un giornale da cima a fondo.

19

Perché mi hai detto che cenando sul mare ti sentivi un’attrice.

20

Perché arriva il momento in cui il mondo spegne i motori (e i motorini).

21

Perché sono entrato in un aeroporto al mattino presto.

22

Perché il traghetto per la Sardegna è un viaggio al termine della notte.

23

Perché in Sicilia il caldo è musicale come un concerto rock.

24

Perché avevo steso una tovaglia sul prato, e non avrei voluto essere da nessun’altra parte.

25

Perché il calcio mi ha concesso una vacanza.

26

Perché in vacanza ho giocato a calcio.

27

Perché tutti giocano a qualcosa.

28

Perché al tramonto, il rosso non era quello dei fari posteriori.

29

Perché il vento caldo è meglio del vento freddo.

30

Perché i figli girano sporchi e nessuno protesta.

31

Perché i bambini possono dare un calcio alla scuola chiusa, come Sally Brown.

32

Perché ho messo i pantaloni corti. E non ero nemmeno tanto ridicolo.

33

Perché non tutti gli spettacoli all’aperto sono spettacolari, ma tutti sono all’aperto.

34

Perché i nomi dei gusti del gelato toccano la metafisica.

35

Perché il ghiaccio è socialmente utile.

36

Perché qualcuno ha inventato il caffè freddo.

37

Perché gli orti ridono (forse perché vedono orticoltori come me).

38

Perché le canzoni estive sono come le farfalle: belle o brutte, durano poco.

39

Perché il sole scalda la roccia aspettando che usciamo dall’acqua.

40

Perché le montagne si spogliano dalla neve e si lasciano guardare.

41

Perché a Milano, quel giorno, ci siamo sentiti come Conrad ai tropici.

42

Perché le piscine viste dall’alto sono francobolli azzurri.

43

Perché c’è tempo e le cose succedono.

44

Perchè ho vissuto più di quaranta estati, e le ricordo quasi tutte.

45

Perché tra poco è autunno. Che è bello, ma è un’altra cosa.
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02/04/2012

45 motivi buoni per… venire in LOMBARDIA

Quarantacinque motivi per cui, da lombardo, vi consiglio di visitare la Lombardia.

 

1

Perché abbiamo le alpi, le prealpi, un assaggio d’appennini, le colline, la pianura, belle città, lunghi fiumi e grandi laghi. Certo, non abbiamo il mare. Ma ci stiamo lavorando.

2

Perché siamo convinti che niente sia veramente impossibile.

3

Perché respirare nebbia è un’educazione sentimentale.

4

Perchè le rete dei fossi è geometria al lavoro

5

Perché ci sono fiumi scontrosi che da giovani erano torrenti.

6

Perché, se siete fortunati, vedrete i filari di pioppi contro il cielo rosa.

7

Perché fa caldo (d’estate) e fa freddo (d’inverno). Così possiamo rinfrescarci, riscaldarci e goderci le mezze stagioni.

8

Perché dei laghi Maggiore, di Garda e di Como parlano bene Stendhal, Goethe e George Clooney. E del lago d’Iseo parlo bene io.

9

Perché dove le valli si aprono nella pianura qualcuno ha aperto una fabbrica che dà lavoro.

10

Perché i campi non hanno mai l’aria annoiata.

11

Perché la Lombardia era verde prima che lo dicesse Umberto Bossi.

12

Perché è europea, ma se glielo ricordi arrossisce.

13

Perché Milano è l’America. I milanesi sono i pellerossa, tutti gli altri vengono da un altro posto.

14

Perché a Milano comincia sempre tutto (dalla politica al costume), anche quando nessuno se n’accorge.

15

Perché a Milano c’è la Scala del calcio. E anche l’altra.

16

Perché ci giocano, rispettivamente, l’Inter e Claudio Abbado (d’accordo: anche il Milan e Riccardo Muti).

17

Perché la Madonnina, sul Duomo, c’è davvero. E ha una gran pazienza.

18

Perché "L’ultima cena" non è certo l’ultimo dipinto.

19

Perché la Galleria Vittorio Emanuele di Milano è il prototipo di tutte le shopping malls.

20

Perché all’università di Pavia i ragazzi studiano sotto le magnolie e il glicine.

21

Perché la ragazze hanno il passo di pianura.

22

Perché i cimiteri di campagna sembrano barche bianche nel mare verde, e le chiese dei paesi sono navi in porto.

23

Perché il traffico si dirada, ogni tanto.

24

Perché la gente sa designare (abiti, lampade, mobili, macchine, talvolta il futuro)

25

Perché in Lombardia sono nati e cresciuti il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e il Touring Club Italiano e tutt’e tre portano bene gli anni.

26

Perché Buzzati e Brera non sono Manzoni, ma sapevano scrivere.

27

Perché Lucia Mondella è più sexy di una modella (ieri, ora e sempre).

28

Perché le ragazze di Brescia dicono "niènte" con la "e" aperta.

29

Perché ci vuole un interprete, per capire il bergamasco. Ma ne vale la pena.

30

Perché, come negli USA, esiste un sud e un nord. Cercate Rossella O’Hara lungo il Po. Magari si chiama Samantha, ma c’è.

31

Perché il panettone ha un aspetto rassicurante.

32

Perché in Franciacorta fanno uno champagne maiuscolo, ma senza maiuscole.

33

Perché a Crema mangiamo squisiti tortelli dolci, e siete tutti benvenuti.

34

Perché a Mantova mangiano discreti tortelli di zucca, e vivono in una città che è una delizia.

35

Perché tutti sono rivali di tutti, ma ci vogliamo bene.

36

Perché la polenta ha un colore super partes.

37

Perché le città mostrano le rughe della storia. Non le abbiamo fatte così per i turisti.

38

Perché camminare sull’acciotolato, di notte, produce un rumore interessante.

39

Perché molti paesotti lungo le provinciali sono così brutti da diventar simpatici.

40

Perché le piazze sono un po’ salotti e un po’ officine, un po’ mercati e un po’ assemblee, un po’ asili e un po’ ospizi, un po’ passerelle e un po’ palestre.

41

Perché il cielo di Lombardia, certe mattine, è più azzurro della maglia della Nazionale.

42

Perché la maggior industria lombarda è l’ottimismo.

43

Perchè siamo i re delle pubblicità. Anche di noi stessi.

44

Perché, se vedete gente con le mani in mano, c’è una spiegazione. Se le sta fregando e dice: bene, cosa si fa adesso?

45

Perché amiamo gli avi (i piemontesi), ammiriamo gli allievi (i veneti), apprezziamo gli amici (gli emiliani.) Ma nualtre sem fort bé (ma noi siamo proprio forti – in cremasco).
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