Qualcosa di personale

19/05/2014

100 reasons we are happy to be Italians

(Corriere della Sera)

 

100 reasons we are happy to be Italians

 

There’s no denying it. Some things about Italy are depressing. Some events are embarrassing, not least because they are often partly our own fault. Every day, bad things fill the papers, which have a duty to report them. Other things, fortunately, fill us with pride. Here are a hundred of them, in no particular order. This is not a ranking. This is a list from the heart. Here’s why, despite everything, we are happy to be Italian. Continua a leggere…

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19/05/2014

100 buoni motivi per essere italiani

(Corriere della Sera)

 

100 buoni motivi per essere italiani

 

E’ inutile negarlo. Alcuni aspetti dell’Italia ci addolorano, alcune vicende ci imbarazzano: anche perché ne siamo, spesso, corresponsabili. Ogni giorno occupano le pagine dei giornali, che hanno il dovere di raccontarle. Altre cose, per fortuna, ci rendono orgogliosi. Eccone cento in ordine sparso. Non è una classifica ragionata: è un elenco del cuore.

Ecco perché, nonostante tutto, siamo felici di essere italiani.
Continua a leggere…

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02/04/2012

45 motivi buoni per… venire in LOMBARDIA

Quarantacinque motivi per cui, da lombardo, vi consiglio di visitare la Lombardia.

 

1

Perché abbiamo le alpi, le prealpi, un assaggio d’appennini, le colline, la pianura, belle città, lunghi fiumi e grandi laghi. Certo, non abbiamo il mare. Ma ci stiamo lavorando.

2

Perché siamo convinti che niente sia veramente impossibile.

3

Perché respirare nebbia è un’educazione sentimentale.

4

Perchè le rete dei fossi è geometria al lavoro

5

Perché ci sono fiumi scontrosi che da giovani erano torrenti.

6

Perché, se siete fortunati, vedrete i filari di pioppi contro il cielo rosa.

7

Perché fa caldo (d’estate) e fa freddo (d’inverno). Così possiamo rinfrescarci, riscaldarci e goderci le mezze stagioni.

8

Perché dei laghi Maggiore, di Garda e di Como parlano bene Stendhal, Goethe e George Clooney. E del lago d’Iseo parlo bene io.

9

Perché dove le valli si aprono nella pianura qualcuno ha aperto una fabbrica che dà lavoro.

10

Perché i campi non hanno mai l’aria annoiata.

11

Perché la Lombardia era verde prima che lo dicesse Umberto Bossi.

12

Perché è europea, ma se glielo ricordi arrossisce.

13

Perché Milano è l’America. I milanesi sono i pellerossa, tutti gli altri vengono da un altro posto.

14

Perché a Milano comincia sempre tutto (dalla politica al costume), anche quando nessuno se n’accorge.

15

Perché a Milano c’è la Scala del calcio. E anche l’altra.

16

Perché ci giocano, rispettivamente, l’Inter e Claudio Abbado (d’accordo: anche il Milan e Riccardo Muti).

17

Perché la Madonnina, sul Duomo, c’è davvero. E ha una gran pazienza.

18

Perché "L’ultima cena" non è certo l’ultimo dipinto.

19

Perché la Galleria Vittorio Emanuele di Milano è il prototipo di tutte le shopping malls.

20

Perché all’università di Pavia i ragazzi studiano sotto le magnolie e il glicine.

21

Perché la ragazze hanno il passo di pianura.

22

Perché i cimiteri di campagna sembrano barche bianche nel mare verde, e le chiese dei paesi sono navi in porto.

23

Perché il traffico si dirada, ogni tanto.

24

Perché la gente sa designare (abiti, lampade, mobili, macchine, talvolta il futuro)

25

Perché in Lombardia sono nati e cresciuti il Corriere della Sera, la Gazzetta dello Sport e il Touring Club Italiano e tutt’e tre portano bene gli anni.

26

Perché Buzzati e Brera non sono Manzoni, ma sapevano scrivere.

27

Perché Lucia Mondella è più sexy di una modella (ieri, ora e sempre).

28

Perché le ragazze di Brescia dicono "niènte" con la "e" aperta.

29

Perché ci vuole un interprete, per capire il bergamasco. Ma ne vale la pena.

30

Perché, come negli USA, esiste un sud e un nord. Cercate Rossella O’Hara lungo il Po. Magari si chiama Samantha, ma c’è.

31

Perché il panettone ha un aspetto rassicurante.

32

Perché in Franciacorta fanno uno champagne maiuscolo, ma senza maiuscole.

33

Perché a Crema mangiamo squisiti tortelli dolci, e siete tutti benvenuti.

34

Perché a Mantova mangiano discreti tortelli di zucca, e vivono in una città che è una delizia.

35

Perché tutti sono rivali di tutti, ma ci vogliamo bene.

36

Perché la polenta ha un colore super partes.

37

Perché le città mostrano le rughe della storia. Non le abbiamo fatte così per i turisti.

38

Perché camminare sull’acciotolato, di notte, produce un rumore interessante.

39

Perché molti paesotti lungo le provinciali sono così brutti da diventar simpatici.

40

Perché le piazze sono un po’ salotti e un po’ officine, un po’ mercati e un po’ assemblee, un po’ asili e un po’ ospizi, un po’ passerelle e un po’ palestre.

41

Perché il cielo di Lombardia, certe mattine, è più azzurro della maglia della Nazionale.

42

Perché la maggior industria lombarda è l’ottimismo.

43

Perchè siamo i re delle pubblicità. Anche di noi stessi.

44

Perché, se vedete gente con le mani in mano, c’è una spiegazione. Se le sta fregando e dice: bene, cosa si fa adesso?

45

Perché amiamo gli avi (i piemontesi), ammiriamo gli allievi (i veneti), apprezziamo gli amici (gli emiliani.) Ma nualtre sem fort bé (ma noi siamo proprio forti – in cremasco).
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02/04/2012

45 buoni motivi per… scoprire l’AMERICA

45 motivi per cui amo l’America

1

Lo spazio. Niente claustrofobia, nemmeno negli ascensori.

2

La bandiera. Magari la usano per farci il cappottino al cane, ma le vogliono bene.

3

La prevedibilità. Se esiste una soluzione semplice, gli americani scelgono quella.

4

Gli errori. Sbagliare non vuol dire fallire, in America. Vuol dire averci provato.

5

Le facce. Difficile sentirsi diverso, perchè di uguale non c’è (quasi) nessuno.

6

La carta di credito. Una soluzione semplice per un mondo complicato (basta averla).

7

I gadget. Piccoli grandi oggetti di cui gli americani non riescono a fare a meno (noi nemmeno, appena li scopriamo).

8

Gli autonoleggi. Dieci minuti e siamo al volante.

9

Distributori, bagni pubblici, motel, interruttori: sono dove servono. E funzionano.

10

Le strade cinematografiche. Ma perchè parcheggiano nei driveways e guidano sui parkways?).

11

Gli attori di Hollywood. Sono i reali d’America. Il vantaggio è che ogni tanto li cambiano.

12

La lingua. Chi scrive 2nite invece di tonight di sicuro ha in mente qualcosa per la serata.

13

I parchi-divertimento. Sembra incredibile, ma ci si diverte.

14

Gli ottovolanti. Sono più di otto, e quasi si vola davvero.

15

I presidenti. Càpita un Bush, ma poi arriva un Obama.

16

L’umorismo. Quando lo capiscono, gli americani si divertono. Quando non lo capiscono, ci divertiamo noi.

17

La correttezza politica (political correctness). Una buona intenzione diventata una leggera assurdità.

18

Le autoradio. Non sono computer spaziali come in Italia.

19

I poliziotti. Ci sono e si fanno notare. Talvolta sembrano aver visto troppi telefilm, ma glielo si perdona.

20

Il nome proprio. Lo dite una volta, e un americano lo ricorda per sempre (mentre voi dimenticate il suo).

21

La salsa barbeque (BBQ Sauce). Un profumo inebriante per un’esperienza importante.

22

I sobborghi (suburbs). I tropici dell’antropologo dilettante che si nasconde in ogni europeo.

23

Le mance. Provate a non lasciarle, e la vostra diventerà una vacanza-avventura.

24

Le bistecche. Capirete perché piacciono tanto a Tex Willer.

25

I ristoranti vietnamiti. Bella conseguenza di una brutta guerra.

26

I Chocolate Chips Cookies (biscotti con pezzetti di cioccolato).

27

I SUV (Sport Utility Vehicles). Potrebbero arrivare in Patagonia per montagne e deserti, e invece sono parcheggiati tutti davanti alle shopping malls. Ma in America, almeno, c’è posto.

28

Gap, Banana Republic, Timberland, Ann Taylor. Colpa loro se ci tocca pagare l’eccesso bagaglio.

29

Il cotone. E’ un’altra cosa.

30

I saldi e gli sconti: armi non convenzionali contro cui non c’è difesa.

31

Da Steinbeck a De Lillo, da Capote a Roth, da Fitzgerald a Franzen. Ragazzi, qui sanno scrivere. 

32

Elvis, the King. Una forma di monarchia postuma.

33

Bruce Springsteen, the Boss. Un esempio di democrazia musicale.

34

I cimiteri: riposanti, e non solo per i residenti.

35

I pancakes. L’anima dolce del continente.

36

E-commerce: c’è perfino qualcosa da comprare. Volete il mio libro Ciao, America! ? Lo trovate su Amazon.com con lo sconto.

37

I dollari. Gli americani non si vergognano a parlarne (nemmeno io, come vedete).

38

Le scritte al neon, i calmanti dell’ansietà nazionale.

39

I bidoni della spazzatura. Grandi, efficienti. E li svuotano pure.

40

Il basket in TV. Meglio se con pizza Domino e birra gelata (Sam Adams e Sierra Nevada, andate sul sicuro).

41

Il ghiaccio. Utile per rinfrescare la fronte, fermare il sangue dal naso, curare piccole botte.

42

Coca-Cola. Ottimo digestivo, basta non esagerare con il ghiaccio (vedi sopra).

43

Drive Thru. Quando devono ordinare in un citofono, gli italiani si fanno prendere da panico. Spassosissimo.

44

"Linguini Primavera" e "Fettuccini Alfredo". Una forma di umorismo gastronomico.

45

Il cappuccino: ottimo, vale il nostro. Vietato dopo i pasti: è immorale e illegale. Ma andate a spiegarlo agli americani.
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02/04/2012

45 buoni motivi per… amare la SARDEGNA

Quarantacinque motivi per cui torno in Sardegna da più di trent’anni (1972).

1

C’è il mare di mezzo. La gente non ci finisce per caso, ma ci va per scelta.

2

Il colore dell’acqua. Non ci sono Caraibi che tengano.

3

La sabbia non è polvere. Si infila nelle orecchie, ma poi esce.

4

L’elicriso profuma di Sardegna, o la Sardegna profuma di elicriso. Ancora non ho capito, ma non è importante.

5

Le danze tradizionali. Dopo tre filu e ferru, ballano anche i milanesi.

6

Gli occhi delle donne. Guardateli, e capirete perché in Sardegna comandano loro.

7

I malloreddos hanno un nome simpatico.

8

Le pecore hanno un’aria filosofica.

9

Cagliaritani e sassaresi sono così impegnati a litigare tra loro che non hanno tempo per noi continentali.

10

La salsiccia sarda è un salume sexy.

 11

Le seadas col miele sono una droga consentita.

 12

Il ginepro è la versione botanica (e contorta) dei nuraghi: roba solida, che dura.

13

Hanno rovinato la piazzetta sabuada, ma Santa Teresa di Gallura resiste. Scendo a Rena Bianca (passione di mio figlio), mi sdraio e guardo la Corsica che mostra i denti. Magnifico.

14

Sulla strada per Castesardo sembra di essere in Colorado, e in più c’è il mare a destra.

15

I cafoni stanno (quasi) tutti in Costa Smeralda.

16

Ai miei amici sardi non piacciono i corbezzoli. Così li mangio io.

17

La gente pensa prima di parlare.

18

Rena Majore era più moderna nel 1979 che nel 2009.

19

Niente Camilleri e Montalbano. Ma di Sardegna hanno scritto Satta, Carlo Levi e D.H. Lawrence. Oggi Niffoi, Fois e Soriga (che fa un po’ l’inglese).

20

L’accento si può imitare. Basta allenarsi con amici sardi spiritosi.

21

L’uso del gerundio è affascinante ("Scherzando stai?").

22

Certe calette sembrano il salvaschermo del computer.

23

Il vento rende nervosi molti turisti, che non ritornano. Meglio. Così si sta più larghi.

24

In un posto circondato dal mare (e che mare!) sono specializzati nella cucina di carne.

25

"Quando il traghetto, al termine della notte, si avvicinava alla Sardegna, alzavamo il naso per sentire il profumo. L’importante era non farsi notare. A diciotto anni sono ammesse battute e parolacce; non la poesia dell’alba sul mare" (romantici ricordi, da Italiani si diventa).

26

Sono terminati i lavori stradali al porto di Olbia. Incredibile.

27

La Sardegna piaceva a Montanelli e a De Andrè.

28

Bortolo Severgnini (1869-1916, fratello del nonno Giuseppe) venne mandato a Tempio Pausania, giovane procuratore del Re. Altri tempi, altre zanzare.

29

Chi dice che i sardi sono piccoli? Sono concisi.

30

Le doppie hanno un crepitio simpatico: ascoltate Francesco Cossiga. Anche quando non sono d’accordo su quello che dice, mi piace come lo dice.

31

Vicino alla magnifica isola grande, ci sono splendide isole piccole (Maddalena, Caprera, San Pietro e Asinara, dove sarebbe il caso di evitare asinate).

32

Alghero sa di Spagna, Cagliari di sud, Palau di vento, Oristano di sole e Masua di zucchero blu.

33

Vermentino freddo e mirto gelato funzionano come la salsa barbeque negli USA: evocatori d’estate.

34

I porcellini sono belli e buoni.

35

Spiaggia del Poetto a Cagliari. La ricordo urbana e decente, e avevano anche i gelati al biscotto.

36

Capo Testa scolpito dal vento. Suona banale, ma è vero.

37

Le donne sarde hanno cominciato a vestirsi in nero molto prima delle PR della moda a Milano.

38

Quando li chiami al telefono, i sardi ricordano sempre chi sei.

39

Il BAM (burino acquatico motorizzato) è abbastanza raro. In mare càpita di sentire il rumore delle onde.

40

Il sughero è più simpatico della plastica.

41

Cala Capra, sotto Palau. Una piscina della Florida senza gli svantaggi della Florida.

42

Se a Montirussu (Aglientu) costruiscono il solito residence, mi rivolgo alle Nazioni Unite.

43

Le piante piegate dal maestrale. Sembrano appena uscite dal parrucchiere.

44

C’è sempre una spiaggia vuota, anche in agosto.

45

L’estate non è un brodino tiepido californiano. L’estate sarda comincia (giugno), continua (luglio), si interroga (agosto), si stanca e se ne va (settembre). Come dire: buone vacanze, ci vediamo là.
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02/04/2012

45 buoni motivi per… apprezzare la MONTAGNA D’INVERNO

Quarantacinque motivi per cui ritorno in montagna ogni inverno da quarantacinque anni
(e sulle spiagge esotiche ci vadano pure gli altri).

1

Perchè sulle seggiovie si possono raccontare le favole.

2

Perché, quando i figli vanno per conto loro, si può guardare il
panorama.

3

Perché una giacca a vento colorata è un buon antidoto a un abito
grigio.

4

Perché finalmente l’auto 4×4 serve a qualcosa.

5

Perchè gli esibizionisti temono di scivolare, e tacciono.

6

Perchè il freddo brucia le idee stupide, e conserva quelle buone.

7

Perché la sera si può mangiare senza sentirsi in colpa.

8

Perchè in coda allo skilift si conosce gente interessante.

9

Perchè le stelle congelate non ci sono nemmeno nella pubblicità.

10

Perchè il Monte Pora (Bergamo) non è l’Alta Val Badia (Selva di Val Gardena, Courmayeur, Moena, San Martino di Castrozza, Campiglio, Cortina o Kitzbuhel). Ma gli voglio bene.

11

Perchè gli alberghi italiani hanno qualcosa di austriaco, e quelli austriaci qualcosa d’italiano.

12

Perché aspettare la neve dal cielo è una forma di ottimismo cattolico.

13

Perchè spararla coi cannoni è un’espressione di buona volontà protestante.

14

Perchè il vin brulé è così ingenuo da diventar buono.

15

Perchè i rifugi sono eremi a portata di seggiovia.

16

Perchè chi ha inventato l’anfiteatro del Catinaccio è un Dio.

17

Perchè slittare è un diritto costituzionale.

18

Perchè la neve fresca è sensuale e impegnativa, come certe ragazze.

19

Perchè su una spiaggia bianca si può bluffare. Su una pista nera, no.

20

Perchè le guance dei bambini che sciano diventano rosse come ciliegie.

21

Perchè i suddetti bambini magari si lamentano, ma poi smettono (gli abeti sono baby-sitter pazienti).

22

Perchè i sorrisi delle ragazze di montagna sono come le coperte: riscaldano.

23

Perchè i guanti di oggi sono migliori di quelli di ieri.

24

Perchè si può indossare la calzamaglia senza sentirsi un ballerino.

25

Perché mettere la legna sul camino è una forma di meditazione trascendentale (soprattutto quando è acceso).

26

Perchè la mappa delle piste è spesso incomprensibile, ma una cosa è
certa: scendono tutte.

27

Perchè, in fondo, c’è sempre lo sci di fondo

28

Perchè erano anni che aspettavo di vederti pattinare sul ghiaccio.

29

Perché le discoteche sono piene. E il resto è a disposizione.

30

Perchè guardando le montagne al tramonto si capisce come hanno tirato fuori certe fotografie.

31

Perchè la neve è pietosa, perfino con gli abusi edilizi.

32

Perché i maestri di sci non vogliono mai andare in pensione. Un applauso per  Giancarlo e Gianni.

33

Perchè ogni giorno arriva l’ora di levarsi gli scarponi.

34

Perché un tempo ero piccolo e avevo sci grandi; adesso sono grande e ho sci piccoli.

35

Perché nei locali del dopo-sci riconosco subito quelli che non hanno mai sciato.

36

Perchè respirando si evita il solito aerosol di polveri sottili.

37

Perchè la neve è pioggia col senso del dovere.

38

Perché si può entrare nel letto alle cinque del pomeriggio senza sentirsi in colpa.

39

Perchè il mare d’inverno va bene per i poeti. Ma i bambini, cosa fanno?

40

Perché la settimana bianca è il primo miraggio dell’anno nuovo.

41

Perché c’è sempre qualche nome che non si riesce a pronunciare. Ma nelle valli ci perdonano?

42

Perchè nello sci agonistico ho collezionato più punti di sutura che punti FISI (Federazione Italiana Sport Invernali).

43

Perchè Piera, nel 1964, ci accompagnava alla Presolana dentro un pullman del CAI (Club Albino Italiano) che profumava di mandarino.

44

Perchè le montagne ci guardano dall’alto in basso, ma senza supponenza.

45

Perchè c’è sicuramente qualcuno che non condivide nessuno dei quarantaquattro punti precedenti, e andrà ai Caraibi. Che dire? Buon viaggio. Aspettiamo la cartolina con la palma.
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02/04/2012

45 (x2) buoni motivi per… sentirsi EUROPEI

1
OMERO Ogni autore d’avventura ha dovuto misurarsi con lui, e ne è uscito con le ossa rotte. Spielberg, Crichton, Clancy, Ludlum: rassegnatevi.
2
PIZZA Pasta, pomodoro, formaggio. Semplice, gustosa, economica. Gli americani sostengono di averla inventata. Vadano a dirlo a Napoli, se hanno il coraggio.
3
SCOLLATURE Gli inglesi usano il termine migliore, cleavage (scollatura e décolleté fanno molto Robespierre). Ma gli italiani forniscono spesso la materia prima (Lollo, Loren, Ferilli, Cucinotta e via rotondeggiando).
4
IKEA Ditta svedese ha convinto il mondo che è bello lottare con le istruzioni per il montaggio.
5
CIOCCOLATO L’oro nero dei belgi e degli svizzeri.
6
PREMI NOBEL Gli unici rivali dei premi Oscar.
7
MONETA UNICA E’ comoda, e ci ha salvato da un sacco di guai. Presto lo capiranno anche gli inglesi
8
OLIO D’OLIVA Una lezione che ha viaggiato dal sud al nord.
9
FOOTBALL Gioco inventato dagli inglesi (come cricket, golf, rugby, tennis). I tedeschi ne hanno fatto uno sport; gli olandesi una disciplina atletica; gli spagnoli un genere teatrale; noi italiani una lotteria. Ogni tanto – pensate – vinciamo.
10
CELLULARI I maggiori produttori stanno in Finlandia, i massimi utenti in Italia (GSM, Gridare Senza Motivo). In America, rincorrono.
11
CHIESE Da Notre Dame (Parigi) ad Abbadia Cerreto (Lodi), il cristianesimo ha lasciato tracce profonde. E noi cosa facciamo? Le seguiamo litigando.
12
GIOVANNI PAOLO II Una rockstar dello spirito. Il polacco che ha affossato il comunismo (con qualche aiuto, terreno e divino).
13
CRISTOFORO COLOMBO Intuitivo, fortunato, impreparato. Un italiano vero.
14
GIULIO CESARE Sarebbe un ottimo presidente della Commissione Europea.
15
BEATLES Come la Settimana Enigmistica, vantano numerosi tentativi di imitazione.
16
BIRRA Dalla boema Budweiser all’irlandese Guinness, dalle ales inglesi alle pilsen tedesche. Neanche il sesso ha provocato più pancioni in Europa.
17
BIDET In America non li capiscono; in Africa, li ignorano; in Oriente, li ritengono morbosi; in Australia ci lavano le calze. Insieme al wc, il bidet è invece una conquista della civiltà. Chi glielo spiega agli inglesi?
18
COLTELLINO SVIZZERO Sconsigliato per il combattimento corpo a corpo. Il resto si può fare.
19
OLIVETTI LETTERA 22 Dal 1950, il simbolo della perfezione estetico-dattilografica. Anche i computer, quando la vedono, si inchinano.
20
VENTI Ponentino e levante, tramontana e grecale: l’aria europea ha personalità.
21
P.G.WODEHOUSE Quale europeo non è orgoglioso d’esser nato sullo stesso continente? (Jeeves direbbe: "Continente, Sir ? Con rispetto, questa a me pare un’isola.")
22
WURSTEL Maiale in forma cilindrica. Un gioiello di design, un modello di funzionalità alimentare.
23
FIORDI Mare a fette, che geniali questi norvegesi.
24
BANDIERE Varie e colorate, sono servite spesso a sostenere le cause sbagliate. La più bella è la più nuova: blu, con dodici stelline nel mezzo.
25
PASSEGGIO Caposaldo della vita sociale. In America non si passeggia: si va e si torna.
26
TERRAZZA ESTIVA Dopo una giornata stressante, la terrazza (privata, al ristorante) sostituisce lo psicanalista e rappacifica col mondo.
27
PARLAMENTO Quello inglese è il più antico, e rimane il migliore (il nostro ha bisogno di qualche ritocco).
28
PICASSO Genio indiscusso. Anche perché pochi sanno da che parte cominciare a discuterlo.
29
OXFORD e CAMBRIDGE Classe, cultura e snobismo si sposano nella campagna inglese.
30
CHICKEN TIKKA MASALA Tipico piatto britannico. Diciamolo: c’era bisogno di qualche novità.
31
GIORNALI I nipotini di Gutenberg resistono. Non toglieteci il Corriere della Sera, The Economist , Suddeutsche Zeitung , El Pais , Le Monde eccetera (senza dimenticare La Provincia di Cremona).
32
CITTA’ MAGICHE Praga, Lisbona, Dublino, Vienna, Trieste, Cracovia, Amburgo, Barcellona, Edimburgo, San Pietroburgo (se Putin non rovina tutto): dove le culture e le genti s’incrociano, nascono le idee.
33
VENEZIA Pezzo unico, gioiello assoluto. Forse, come diceva Montanelli, è troppo importante per lasciarla in mano a noi italiani.
34
VACLAV HAVEL Capo di Stato ironico. Avercene.
35
HELMUT KOHL Prima la riunificazione tedesca, poi la moneta unica europea. Dite quello che volete, ma l’uomo ha avuto coraggio e fantasia.
36
ATTORI Da Sordi a Sean Connery, da Mastroianni a Belmondo. Rispetto ai colleghi americani hanno un vantaggio: sono imperfetti.
37
RAGAZZE DELL’EST Battisti e Baglioni intuirono il fascino di quegli occhi chiari che ti guardano. Adesso non c’è più il comunismo; gli occhi chiari guardano (com’è giusto) le vetrine.
38
RAGAZZE DELL’OVEST Da Isabelle Adjani a Monica Bellucci, da Natalia Estrada a Claudia Schiffer: moderne opere d’arte (con l’aiuto del fotografo e del truccatore).
39
IMMIGRATI Chiamati dal bisogno: loro e nostro. Se ne faremo dei neoeuropei, vinciamo: noi e loro.
40
SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE Insieme alla scuola pubblica, è il marchio di fabbrica del continente. Giù le mani.
41
MINIGONNA Creata da Mary Quant negli anni ‘60, provoca ancora discussioni (poche) e turbamenti (parecchi).
42
L’INGLESE Semplice da parlare, facile da storpiare, accetta ogni violenza pur di dominare il mondo.
43
BED & BREAKFAST Risposta europea al motel. Magari trovate le pantofole del proprietario sul comodino, ma il risparmio e la prima colazione sono assicurati.
44
BAGUETTE Un modo semplice (un po’ fallico?) di confezionare il pane. Dal panettiere italiano, invece, occorre il dizionario (rosette, arabo, pane comune, ciabatte, all’olio, al latte, banane, bocconcini).
45
SMOGASBORD Un pasto su un panino. Contributo scandinavo all’appetito universale.
46
IMPRENDITORI Benetton, Branson, Bayer: quando non s’attaccano al carrozzone pubblico, sanno essere geniali.
47
ARCHITETTI Da Aldo Rossi a Renzo Piano, da Norman Foster a Richard Rogers: gli architetti europei hanno abbellito il mondo (trovano qualche problema, tuttavia, nel lavorare a Roma).
48
ROSSELLINI E FELLINI Hanno acchiappato il dopoguerra che passava, e ne hanno fatto poesie.
49
VESPA Ha ispirato film, ha trasportato innamorati e pacchi (in Italia come in India).
50
VECCHIE DIMORE Risparmiate dai bombardamenti, hanno conosciuto Amore & Manutenzione.
51
SPIAGGE E’ vero, ci sono i Caraibi. Ma volete mettere Sardegna, Sicilia e Grecia?
52
ALPI L’Himalaya è troppo alto; le Montagne Rocciose sono troppo grosse. Le Alpi offrono la giusta combinazione di imponenza, familiarità e fascino.
53
YOGURT Il contributo bulgaro alla civiltà occidentale.
54
DANTE, SHAKESPEARE e DOSTOJEVSKI Ragazzi, che fantasia.
55
MOZART e BEETHOVEN Il primo: genio puro, grande marketing. Dal Flauto Magico alla pubblicità, ascoltare per credere. Il secondo: Schroeder, amico di Charlie Brown, tiene in camera il busto di Beethoven, non di Frank Sinatra. Vorrà dire qualcosa.
56
VAN GOGH L’olandese disse che, con i suoi colori puri, "intendeva esprimere le terribili passioni degli uomini". C’è riuscito.
57
FORMAGGI Quelli americani, in confronto, sono materiale da costruzione.
58
ERASMUS I ragazzi girano, imparano, s’innamorano. I soldi meglio spesi nella storia dell’Unione Europea.
59
LOW COST L’Europa è l’unico luogo al mondo dove il taxi per l’aeroporto costa più del biglietto aereo.
60
CAFFE’ Grazie ai turchi arrivò a Venezia (1620) e a Londra (1652). Adesso siamo tutti drogati di coffee, cappuccini e café au lait.
61
SCARPE Ci sono quelle che stupiscono, quelle che respirano e quelle che rialzano (politicamente utili, a Roma come a Parigi).
62
AUTO TEDESCHE Sogno di professionisti, dirigenti, velocisti, conquistatori, ministri, autocrati e ambasciatori. Detroit insegue, ma non ha ripresa.
63
VINO FRANCESE Pinot Noir, Sauvignon Blanc e Chardonnay – pur di pronunciarne i nomi, americani, arabi e giapponesi sono disposti a tutto.
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CIBO ITALIANO Roba semplice, salutare e popolare. Il mondo, ammirato, non apre bocca. Se non per mangiare.
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NOTTI SPAGNOLE Ma questi quando vanno a dormire?
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BICICLETTE Dai ragazzi di Amsterdam al ragazzo di Bologna (Prodi), dalle signore in bicicletta ai Ladri di biciclette. “Il mondo è piatto” scrive l’americano Tom Friedman. Anche molte delle nostre città, per fortuna. I cinesi forniscono i mezzi, noi l’entusiasmo.
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AIRBUS Alla Boeing di Seattle ne parlano con rispetto.
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ALTA VELOCITA’ Anche quando la velocità è media, va bene comunque. Viva i treni europei, da Lisbona a Mosca, con una città alle spalle e un’altra davanti.
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CALCIO Milano, Manchester, Madrid, Monaco di Baviera, Marsiglia, Mosca: e queste sono solo le città con la M!
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MONASTERI In tempi difficili sono serviti come laboratori, rifugi, biblioteche, centri culturali, fotocopiatrici. Umberto Eco lo ha spiegato al mondo.
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ENCICLOPEDIA Dietro Google ci sono gli enciclopedisti (Voltaire, Diderot, D’Alambert).
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TELEVISIONE L’abbiamo inventata noi (John Logie Baird, scozzese). Sarà un merito?
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TORRE DI PISA Fosse stata diritta, chi se la filava?
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GIOCONDA Forse non è il quadro più bello del mondo, ma è il più famoso. Basta e avanza.
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LEGO Il danese Ole Kirk Christiansen, l’inventore, è stato beatificato da tanti genitori. Cosa faremmo, nei pomeriggi di pioggia, senza l’aiuto dei mattoncini?
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SCIATORI E SCALATORI Alberto Tomba e Ingemar Stenmark, Reinhold Messner e Sir Edmund Hillary. Nella vita c’è chi scende e c’è chi sale, e in Europa sappiamo fare tutto.
77
SOCRATE e SENECA Sostenevano l’identità tra sapere e virtù. Illusi, ma ammirevoli.
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TINTIN E ASTERIX Topolino ha trovato pane per i suoi dentini.
79
FERRARI Basta ascoltare il motore e guardare il colore.
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TORTA SACHER e BLACK CAB Due cose scure che funzionano.
81
DON CHISCIOTTE Patrono degli utopisti e dei testardi.
82
SAUDADE La dolce nostalgia portoghese fa venir voglia d’esser tristi.
83
GIOCHI OLIMPICI Istituiti in Grecia nel 776 a.c., tornati in Grecia nel 2004. Era ora.
84
SIESTA Criticata come vizio mediterraneo, oggi è considerata un rimedio anti-stress. Rivalutato dalla scienza e nel costume, der pisolino ist très chic.
85
RINASCIMENTO Periodo entusiasmante, in cui l’Europa era l’America di turno.
86
MURO DI BERLINO Non siamo orgogliosi perché abbiamo permesso di tirarlo su (1961); siamo orgogliosi perché siamo riusciti a buttarlo giù (1989).
87
LAGHI Quasi tutti – per l’esattezza, 187.888 – stanno in Finlandia. Ma ci sono anche il Garda, il Loch Ness, il lago di Ginevra e il Balaton (tutti meglio del Gran Lago Salato).
88
SARAJEVO Bel posto, grande casino: speriamo sia l’ultimo.
89
PAESAGGI ITALIANI Mutevoli, unici e incantevoli ("Sembrava di viaggiare nell’illustrazione di un messale", Edith Warthon, Italian Backgrounds , 1905).
90
EUROPEI! Un modo per dire al mondo da dove veniamo, e quanto ne siamo orgogliosi.
 
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02/04/2012

Venti motivi per visitare l’Australia

Venti cose che mi sono piaciute downunder.

  1. La luce cinematografica di Perth. Sembrano giornate di montagna, ma c’è il mare.
  2. Il porto di Sydney dalla camera d’albergo. Come una cartolina, ma i motoscafi si muovono (pieni di giapponesi entusiasti).
  3. Il treno Indian-Pacific (Sydney-Perth, 4.352 km). Mai avrei immaginato che fosse così bello guardare il niente che cambia colore.
  4. Due scritte nella stazione di Cook (2 abitanti), nel Nullarbor, pronuncia nallabòr. “Cibo e carburante più vicino, 850 km”. “Il nostro ospedale ha bisogno di voi. Ammalatevi!”.
  5. Melbourne, St Kilda: ottovolante di legno, case bianche, un’aria da riviera inglese senza inglesi. Gemellata a Milano. Ma dov’è il mare, da noi?
  6. Il nuovo parlamento, alto contro il cielo blu di Canberra. Un’immagine pop, opera di un ragazzo italiano che mi accompagna saltando come un giovane canguro (architetto Aldo Giurgola, Roma 1920).
  7. Canberra, la capitale. Gli australiani la deridono, ma non è male (ci ho passato tre notti. Nessun visitatore dall’Italia, da anni, era arrivato a tanto).
  8. Adelaide (South Australia). Ha l’aria di dire “Io sto qui a prendere il sole, voi fate un po’ quello che volete”.
  9. Gli italiani d’Australia. Sono arrivati cinquant’anni fa, hanno stretto i denti, si sono fatti rispettare. Molti minatori da Val Seriana e Val Brembana. Pare che una comunità aborigena, nell’outback del Western Australia, parli un po’ di bergamasco.
  10. Birra “Little Creatures” (Fremantle, WA) e Sauvignon bianco del South Australia.
  11. Thongs, le infradito. L’idea australiana di abbigliamento formale.
  12. La costa occidentale: come la Gallura, ma è venticinque volte più lunga. 300 km sopra Perth, i Pinnacles. 182.074 monoliti piantati nella sabbia color polenta. Chissà chi li ha contati tutti.
  13. Il verde severo degli eucalipti (karri). Sta bene con il rosso della terra e l’azzurro del cielo.
  14. Aussie, Oz, Downunder, Wallabies: gli australiani amano soprannominare il proprio mondo, e hanno espressioni tutte loro. Al posto di “prego”, “non c’è di che”, “non preoccuparti” sempre “No worries”. Più che un modo di dire, è una filosofia.
  15. L’idea che il sole, a mezzogiorno, stia a nord. Alcuni residenti italiani, dopo vent’anni, ancora non l’accettano.
  16. Vegemite. A me piace (come, cos’è? Non si può spiegare, bisogna assaggiare).
  17. I quadri-mappa degli aborigeni. Di questo posto hanno capito tutto, ma non è servito a niente.
  18. I bar-saloon di Kalgoorlie, nel far-west australiano (c’è). Le cameriere (skympies) servono da bere in slip e reggiseno, e piacciono ai minatori a fine turno. Noi italiani non ci facciamo caso: sembra la nostra televisione.
  19. La politica in vista delle elezioni (24 novembre, il conservatore Howard contro il laburista Rudd). Si discute di problemi e progetti, non di persone e passato.
  20. Il fatalismo. “Se ci sono gli squali, si vedono le pinne. Se non si vedono le pinne, si può fare il bagno” (L.B. a Cottesloe Beach, vicino Perth). Fortunati, gli australiani. Gli squali italiani hanno due gambe, sorridono e non vengono mai a galla. Così ce ne accorgiamo tardi, e ci fregano sempre.
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02/04/2012

Occhiali rivelatori

Se, in un accesso di vanità non sconosciuto alla professione, cerco il mio nome su Google e seleziono “immagini”, so subito quand’è stata disegnata una caricatura o è stata scattata una foto: basta guardare gli occhiali. Sono, infatti, oggetti che cambio con regolarità. Ogni due anni, diciamo. Tanto ci metto a stancarmi o a demolirne un paio.

Il rituale è sempre lo stesso. Mi presento dall’ottico in via XX Settembre a Crema, e chiedo consiglio alle uniche persone di cui mi fido. Sono tre: la titolare, Isa; mia moglie, Ortensia; e in ultima istanza, autorità massima e indiscutibile, mio figlio Antonio. Isa propone, e la famiglia dispone. Io obbedisco.

Devo dire, col senno di poi, che hanno scelto bene. Bello non sono diventato – l’impresa è, insieme, impossibile e irrilevante – ma sono orgoglioso di non aver mai portato occhiali rossi e, negli ultimi anni, mi sono affezionato nell’ordine a:

  1. Occhiali rotondi di celluloide (1994-1995), quelli che vedete qui nella caricatura di Chris Riddell, pubblicata sulla copertina di “Un italiano in America”. La uso da anni sul forum “Italians”. Sebbene l’omino con l’impermeabile sia sessualmente sospetto, ci siamo tutti affezionati.
  2. Occhiali di metallo, sottili, ovali, che mi davano un’aria da Silvio Pellico in vacanza (1996-1997). Li ho amati poco perché erano minuscoli, e le cose che m’interessavano erano spesso fuori dal campo visivo.
  3. Occhiali senza montatura frontale (1998-1999), delicatissimi. Isa mi ha visto spesso entrare in negozio affranto, reggendo questi affaretti malconci. Un giorno si è stufata, e me ne ha dati altri.
  4. Occhiali metallici rettangolari, blu elettrico, aste nere: belli e interisti (2000-2002). Li ho apprezzati finché hanno cominciato a stingere (so qual è la casa produttrice: e non mi becca più). Voi direte: e allora? Be’, più che uno scrittore sembravo un naufrago, e non sta bene.
  5. Occhiali vagamente bombati, con montatura in metallo satinato (2003). Roba da attore di Hollywood. Poi un giorno mi sono guardato allo specchio e ho capito che non mi piaceva fare la comparsa.
  6. Occhiali leggeri, scuri fuori e chiari dentro, in cellulosa, aste in metallo snodabili (dal 2004 a oggi). Ottimi, devo dire. Due anni fa una studentessa di Princeton, facendo la cronaca di una mia lezione in quell’università, ha scritto che sembravo un professore imbranato. Cos’altro può volere, un uomo che affronta i cinquanta con le sue tre diottrie e i suoi capelli metallizzati?
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02/04/2012

Città

Mi hanno chiesto a bruciapelo: "Ci dica una cosa che ha trovato a Bombay, e non s’aspettava." Siccome ero a Bombay e avevo trovato molte cose che non m’aspettavo, ho scelto di essere un ospite educato: "Una cosa soltanto? Non m’aspettavo di vedere tante belle ragazze. Ma forse non è così sorprendente. Succede sempre, nelle città che iniziano con la B."
Sorpresa negli interlocutori, e richiesta di spiegazioni. "Provate a pensare – ho continuato – alle città che, in Sudamerica,  hanno fama d’essere patria di belle donne:  Buenos Aires, dove le ragazze hanno un magnifico passo di pianura. Bogotà, come dimostra il numero di vittime d’amore delle colombiane. E, se vogliamo, tutto il Brasile.  In America del nord c’è Boston. In Europa, poi, è addirittura clamoroso: Barcellona, Berlino, Belfast (oh yes!), Bruxelles, Budapest, Belgrado (chiedere a chi c’è stato). Molti imprenditori italiani con delocalizzazioni in atto aggiungerebbero Bucarest. In Italia Bologna ha una fama consolidata, ma io ricordo anche Brescia, Bergamo e Bari. In Medio Oriente c’è Beirut. In Asia Bangkok. E in Australia, come dimenticare le ragazze oceaniche di Brisbane?"
Esaurito il giro estetico del pianeta, ho guardato in faccia il mio pubblico. Invece di darmi del matto, ha provato a discutere. Non gliene ho dato il tempo. Ho spiegato che nelle città con la M si gioca bene a calcio – non è un’opinione, è un fatto.  Oltre a Milano – unica città, oggi, con due squadre in Champions League – c’è Madrid dei galacticos, Marsiglia dell’Olimpique, Manchester dei record, Mosca dominatrice del calcio russo, Monaco del Bayern e l’altra Monaco sul mare, finalista l’anno scorso.
Mentre i presenti si  riprendevano dal colpo – in India sanno più di cricket che di calcio, ma sanno abbastanza da capire che avevo ragione – ho deciso di continuare l’elucubrazione. E le città con la L? Sono grandi porti, interessanti e complicati: Londra, Liverpool, Lisbona, Livorno e, volendo, anche Los Angeles. Le città con la C sono invece leggendarie e
cosmopolite: Casablanca, Canton, il Cairo, Città del Capo, Calcutta. Anche Chicago e Copenhagen, a pensarci bene, rientrano nella categoria. Crema no, ma  mi piace lo stesso.
Più tardi, in privato, mi è stato chiesto cosa pensavo delle città con la S. Semplice, ho risposto: sono magnifiche. Sydney, San Francisco, Stoccolma, Seattle e Salvador do Bahia – chiedete a qualsiasi viaggiatore – competono per il titolo di città più bella del mondo, dal punto di vista della collocazione geografica e non solo. Se pensiamo all’arte, invece, ci sono Siena, Siracusa e Siviglia.  Shanghai, Seul e Singapore sono fascinosi laboratori del futuro. Saigon e San Pietroburgo – chi le ha visitate lo sa
–  potrebbero far pagare un’imposta sul fascino, invece della tassa di soggiorno.
Se vi piace la geografia fantastica, possiamo continuare. Le città con la T sono complicate: interessanti ma, in qualche modo, ritentive. Basta pensare a Torino e  a Tokio, a Teheran e a Tirana (accetto discussioni su Trieste e Tripoli, e aspetto notizie su Tolosa e Tolone). Le città con la V, invece, sono inguaribilmente romantiche. Ditemi se un’altra lettera dell’alfabeto riesce a mettere insieme un gruppo come Venezia e Verona, Vienna e Varsavia, Valencia e Vancouver. Solo le città con la P possono
competere: qualcuno dice che siano addirittura più sensuali. Pensate a Parigi, Praga, Porto e a tutte le "P Cities" italiane, le "città medie" che gli stranieri dovrebbero visitare per capire qualcosa  del nostro benedetto e complicato paese: Parma, Piacenza, Pavia, Pisa, Pistoia, Pesaro, Perugia e –  fuori quota –  Palermo.
Bene. Il gioco – iniziato in India,  e proseguito davanti a un planisfero appeso in direzione al "Corriere" –  può fermarsi qui. Ci sarà qualcuno che mi darà ragione, e si convertirà alla càbala geografica; altri penseranno che sono impazzito, e stileranno liste che contraddicono le mie (mi sembra di sentirli: "Seveso e Secondigliano cominciano per S, ma non sono tra le città più belle del mondo!"). Ma tutti quelli che hanno letto fin qui – vedrete – non potranno fare a meno di ragionarci su.
E questa, se ci pensate, è l’unica cosa che importa. Giocando s’impara: la geografia, e non solo.
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