Archivio opinioni

Care lettrici, cari lettori, volete mettervi alla prova come recensori di Beppe Severgnini?

TOCCA A VOI! Beppe aspetta commenti e opinioni – buone o cattive, non importa – e se appena possibile vi risponderà.

    • CRISTINA | 18 novembre 2003 alle 00:00

      La ringrazio moltissimo per la risposta che mi ha dato riguardo alla tesi sull’abbigliamento dei turisti.Studio alla facoltà di Lingue e letterature straniere presso l’università di Bergamo e sono in tesi con la dott.ssa Gilli, sostituta del prof. Visentin che si è trasferito all’università di Lucca.Sono ‘purtroppo’ costretta a limitarmi ai soli turisti inglesi ( o comunque anglofoni) a causa di limitazioni accademiche: essendo quadriennalista della lingua inglese devo focalizzare la mia attenzione su questi turisti.Cercherò in ogni modo di impostare una tesi il più completa possibile ed inizierò proprio dai suoi suggerimenti.Le ribadisco nuovamente il mio ringraziamento!

    • Lydia | 18 novembre 2003 alle 00:00

      Caro Severgnini, mi chiedevo cosa pensa di un brillante giornalista, Tobias Jones, che sposa un’italiana, vive in Italia e scrive un libro su di noi. Molti italiani – mediocri ed ignoranti – hanno detto come al solito: “Vada a scrivere della sua Inghilterra, quel Jones!”.  Mi rivolgo a lei perché so che potrebbe fare capire a questi pseudospacconi che il mondo è bello perchè è vario…Ahimè, io mi sono arresa. Dimenticavo: ho letto molti dei suoi libri, mi sono divertita moltissimo, complimenti.     

      Risponde Beppe

      Cara Lydia, grazie innanzitutto. Ho presentato Toby Jones al Festivaletteratura di Mantova, e ho scritto del suo libro sul “Corriere”. Ricopio qui una frase di quel pezzo, così capisci cosa ne penso.”Il cuore oscuro dell’Italia” è un libro spesso duro, talvolta ingeneroso, forse troppo ambizioso (è difficile entrare nei dettagli della strage di Piazza Fontana, di Tangentopoli, del caso Sofri e raccontare nello stesso tempo l’Italia quotidiana). Ma è il grido di un innamorato deluso, non il libro dell’inglese delle barzellette, quello con la faccina stizzita. E’ l’urlo di chi ci prende sul serio, non il commento acido di chi considera l’Italia una farsa. Se sbaglia, Jones sbaglia all’italiana: per eccesso d’enfasi e d’emozione. Quindi, perdoniamolo e ringraziamolo di aver voluto scrivere di noi.

    • Stefano Ronchi | 18 novembre 2003 alle 00:00

      Carissimo Beppe, sono un tuo lettore della prima ora, quando ancora scrivevi su ” Il Giornale ” ed è per questo che mi sento in diritto di dirti che, rispetto ai tuoi esordi, trovo che oggi ti compiaci un po’ troppo del tuo senso dell’umorismo e che sei diventato un po’ ripetitivo. Forse dipende dal fatto che sei troppo presente – libri, radio, televisione – e sai perfettamente che il troppo stroppia. Intendiamoci, i tuoi libri continuo a comprarli, ti ascolto e leggo volentieri…però se qualche volta rinunciassi ad essere presente ( cosa che farai già in abbondanza ) credo che ne guadagneresti. Con immutata stima

      Risponde Beppe

      Se sapessi a quante cose rinuncio, Stefano, saresti stupito! Per esempio: nonostante le offerte e le pressioni, non scrivo MAI fuori da Corsera e dintorni (= Gazzetta + Io Donna). Non pubblico libretti a più mani e non scrivo prefazioni.  Non firmo manifesti e non faccio parte di giurie. Cerco di evitare d’esser citato sui settimanali.  Evito, finché posso, manifestazioni, palchi e convegni. Rifiuto il 90% degli inviti TV: se vado in televisione è perché l’occasione  mi piace, mi diverte o m’interessa (ogni tanto anche perché devo promuovere un libro, come fanno quasi tutti gli scrittori in tutti i Paesi). Comunque, grazie: è utile che qualcuno mi obblighi a pensare a queste cose, Stefano. Perché l’inflazione (della firma, della voce, della faccia) è un pericolo enorme, per chi fa un mestiere come il mio.

    • Nicoletta Vivona | 19 novembre 2003 alle 00:00

      Caro Sig. Severgnini, da circa 7 mesi sono “an italian in Britain” (se mi consente la citazione!), vivo a Londra e sto facendo uno stage presso un laboratorio di ricerca. La seguo da tanto tempo e volevo ringraziarla perche’ i suoi libri mi hanno aiutato un po’ a capire questo paese, mi hanno accompagnato durante i voli in aereo o le corse sul bus mattutino per andare al lavoro; il suo umorismo, la sua ironia, mi hanno fatto sorridere e riflettere..la sua frase a proposito degli annunci nelle stazioni, “il sesto grado di comprensione della lingua inglese, capisci quelli e puoi andare nel mondo”, mi ha enormemente rincuorato! Compro Time Out come ha suggerito lei, vado in mezzo alla gente, per le strade, seguo percorsi non propriamente turistici, che non compaiono sulle guide ma non per questo meno veri.. cerco di ricostruire questa citta’ immensa e meravigliosa, che sa essere pero’ anche fredda, austera, grigia.. una realta’ ben diversa dalla mia Sicilia..Ritengo questa esperienza la piu’ importante della mia vita ma al tempo stesso la piu’ dura.. Sapere che c’e’ chi, come lei, si e’ confrontato con la stessa realta’ e ha condiviso gli stessi problemi, la stessa solitudine.. be’ mi fa sentire meno sola..La ringrazio ancora,una sua fedele ammiratrice

      Risponde Beppe

      Grazie Nicoletta: è bello sapere d’essere utili (l’ho già detto e scritto, ma lo ripeto).

    • marcello | 20 novembre 2003 alle 00:00

      caro Severgnini, sono un suo lettore di 22 anni, studio giurisprudenza all’università di Modena, e vorrei ringraziarla per due semplici motivi: 1)i suoi articoli sul corriere mi fanno spesso riflettere meglio sulla realtà in cui viviamo. 2) i suoi libri mi offrono la giusta distrazione dai manuali di diritto!

    • stefano ronchi | 20 novembre 2003 alle 00:00

      Caro Beppe, grazie della tua e-mail.Comunque… devo constatare che hai dato una risposta solo alla seconda parte della mia lettera, mentre sul fatto che mi sembri un po’ troppo compiaciuto del tuo senso dell’umorismo non fai parola. Non mi aspetto che tu lo faccia quando leggerai la presente,sono già soddisfatto che tu abbia voluto prendere in considerazione i miei “appunti” che, come ti sarai reso perfettamente conto, sono dettati dalla stima e dall’affetto che si porta ad un fratello maggiore.Cordiali saluti

    • anna rita | 20 novembre 2003 alle 00:00

      Signor Severgnini ho appena finito di leggere per l’ennesima volta “Italiani si diventa” e devo dire che ne sono rimasta entusiasta, inoltre sono nel bel mezzo della lettura di un “Italiano in America”…leggendo le sue pagine sono mossa dalla curiosità di poterci andare per constatare com’è cambiata l’America dopo la sua partenza…. il ritratto che lei fa di questo popolo è esilarante come quello che fa di noi italiani descrivendo le nostre piccole manie all’estero …la devo informare che la vendita dei suoi libri sta sostenendo finanziariamente l’unica libreria recentemente aperta nel mio paese: penso che la commessa le farà un bel monumento. Lasciando da parte l’ironia, ogni suo libro è un piccolo capolavoro, mi auguro di poter leggere al più presto “Il manuale dell’uomo domestico” e “Interismi” …..potrei farle una richiesta che magari troverà un pò bizzarra, e io non nego che lo sia, mi potrebbe mandare una dedica via e-mail: lo apprezzerei veramente tanto…la ringrazio sua devota lettrice anna rita

      Risponde Beppe

      Dedica inviata, e pubblicazione qui. Grazie Annalarossa – capelli o politica?  (P.S. Il monumento si potrebbe avere equestre?)

    • Alessia Banchieri | 24 novembre 2003 alle 00:00

      Caro Beppe,il mio nome e’ Alessia Banchieri, ho inviato un paio di mail a Italians sulla mia tragicomica esperienza da St. Louisians (come dicono qui) e ho avuto il piacere di condividere con molti altri Italians delle belle emozioni. Le stesse emozioni che mi toccano quando seguo in silenzio le richieste incuriosite di Cristina, alle prese con una tesi in Sociologia del Turismo all’Universita’ di Bergamo.Leggo poi del Suo addio al Touring…insomma, ho collegato diversi eventi della mia vita e mi ritrovo qui chiedendomi se mai Le interesserebbe dare un’occhiata al mio Curriculum.La mia esperienza statunitense si concludera’ con buona probabilita’ il prossimo agosto, e presa da amletici quesiti sto sin da ora cercando di immaginarmi cosa fare: stare qui e rinnovare il contratto, tornare in Italia…Il turismo e’ e resta la mia antica passione, coltivata dapprima come “studentessa lavoratrice on the road” (Eramsus a Manchester, Visiting Student a Monaco di Baviera, tesista in Missouri…e persino assistente di volo per Swissair a Zurigo), passione che si e’ un po’ sopita da quando ho trovato un posto come lettrice di italiano presso la locale universita’ e ho deciso di partire ancora una volta spinta da Wanderlust impellente.Il mio percorso (tesi di laurea in Sociologia del Turismo, “Da Bellagio a Las Vegas. I laghi lombardi e il turismo americano tra immaginario e mercato”), mi ha portato a una serie di interessanti esperienze in Italia. Ho collaborato con il mio relatore, Prof. Claudio Visentin, tra Bergamo e Lugano, e ho concluso uno stage al Centro Studi del Touring con la pubblicazione di un articolo tratto dalla tesi di laurea sulla “Rivista del Turismo” (gennaio 2003). Con un bel po’ di sacrifici sono anche riuscita a frequentare un master in Economia del Turismo in Bocconi, e ancora adesso mi dispiace di aver dovuto lavorare quelle mattine ed essermi persa le sue ormai famose “Lezioni di scrittura”!! Insomma, che dire…forse e’ un sogno, forse no, ma mi sono davvero ripetuta, come molte altre volte nella vita, “I dream…therefore I become” (vista qualche annetto fa su un double-decker in Piccadilly Garden a Manchester…)Un caro saluto

    • Antonio Madeddu | 1 dicembre 2003 alle 00:00

      Caro Beppe, è successo ciò per cui ho pregato nostro Signore per 572 notti (5 maggio 2002 ndr), sperando che, come temeva la buonanima dell’Avvocato Prisco, Egli non fosse bianconero. Siamo risorti dalle ceneri. Per una volta non ho avuto paura di rimonte o crolli degli ultimi minuti: perfetto, tutto è stato perfetto. Non sarà uno scudetto ma vale un Natale tranquillo. Grazie per avermi alleviato la “convalescenza” con il tuo modo di essere interista che oramai è divenuto anche il mio.Con affetto, Antonio

    • Francesca | 1 dicembre 2003 alle 00:00

      Dopo Highbury un’altra notte magica e storica per L’inter: siamo usciti vittoriosi dal Delle Alpi! Da quando seguo questa pazza squadra è la prima volta che la vedo esultare contro la Juve, a casa sua.Ho tifato e strillato con quanto fiato avevo in gola, come se fossi allo stadio invece che nel salotto di mio zio.Alla fine non sapevo se ridere di gioia o piangere per lo stesso motivo.Dopo il primo gol di Cruz sembrava che il tempo scorresse a rallentatore; avevo paura, anzi no il terrore, che sarebbe successo qualcosa: ora gli danno una rigore, ci buttano fuori qualcuno, non gli fischiano un fuorigioco netto e così via. Ma poi sono arrivati il raddoppio di Cruz e il gol di Oba Oba e mi sono resa conto con gioia che a far paura eravamo noi, che il gol di Montero non ci spaventava, che potevamo chiudere gli occhi sulla sua manata sul volto di Emre (spero non lo faccia il giudice sportivo) che chi rosicava, chi veniva deriso dalla melina e dagli olè del pubblico erano gli stessi giocatori a cui per 10 anni abbiamo chiesto timorosi il permesso di toccare un pallone nel loro prezioso campo.Una bella rivincita, non c’è che dire!E’ per sere come quella di ieri che vale la pena essere interisti nonostante le sofferenze a cui ci hanno abituato.

    • Luca Defacqz | 1 dicembre 2003 alle 00:00

      Caro Beppe, sono un tuo coetaneo piacentino (1958 d.C.), interista da quando frequentavo il Collegio “S.Vincenzo” dei Fratelli delle Scuole Cristiane in quel di Piacenza(1964 d.C.): moglie e figlio (1961 e 1994 d. C.) interisti, tutto il rimanente della famiglia juventina: suoceri, cognati, nipoti.Il 5 maggio 2002 non è stata solamente una data da cancellare sul calendario, ma sfortunatamente è stato anche il giorno in cui mia nipote ha fatto la Prima Comunione: “quale goduria può essere abbuffarsi alle spalle di così tanti juventini?…”…questa è stata la mia idea “prima”, poi il boccone si è piantato nell’esofago, e, nonostante da queste parti si mangi piuttosto bene, era ancora lì a dimorare.Oggi, 30 novembre 2003 esco con tutta la famiglia a festeggiare il compleanno dei suoceri:grazie a quanto successo ieri sera a Torino, mi presenterò a tavola con la “rosea” sotto al braccio, potendo esibire un titolo quale”UN’INTER DA SBALLO”, gustando al meglio quanto da due anni a questa parte è sempre stato indigesto.Potrò guardare negli occhi mio figlio che è da quando è nato che mi chiede “ma quando vinciamo con la Juventus?”, – del resto, per lui, i dogmi sono cose ancora del tutto incomprensibili -; ieri sera sembrava impazzito per la gioia, ed era finalmente orgoglioso di portare i colori del cuore.Non so se questa soddisfazione arriverà ancora fra 10 anni, siamo abituati a soffrire.So per certo che quanto visto negli occhi di mio figlio ieri sera varrà l’attesa.Cordialmente

    • almax | 1 dicembre 2003 alle 00:00

      Finalmente! Come tutti gli interisti aspettavo da 10 anni il giorno in cui avremmo commentato una vittoria sul campo della Juve.Negli ultimi anni, con Cuper siamo stati spesso in testa alla classifica, ma mai abbiamo messo sotto una diretta concorrente. Ed è stato questo uno dei limiti dell’inter di Cuper. Infatti, spesso, l’inter si è trovata ad affrontare i momenti caldi della stagione senza alcuni giocatori importanti o con gli stessi in cattive condizioni. E la rosa larga in quelle circostanze non ci è servita. Tante volte ho visto giocatori in forma stare in panchina, mentre chi andava in campo era l’ombra di se stesso. Tutti abbiamo detto che se, nella semifinale di champions col milan, Martins avesse giocato dall’inizio avremmo avuto qualche possibilità in più di vincere. Vieri ieri non c’era. Non c’erano Materazzi, Coco, Cannavaro e Recoba era in panchina. Chi ha giocato però stava bene. Nelle ultime partite ho visto un Vieri non in forma. Se avesse giocato lui al posto di Cruz, la partita sarebbe stata diversa. Non credo che Zaccheroni avrebbe chiesto a Vieri di fare quel gioco sulla fascia, retrocedendo per chiudere e pressare sul i laterali bianconeri. Cosicchè Martins avrebbe dovuto giocare in quel ruolo metre Bobo avrebbe fatto la prima punta. Abbiamo visto tutti come è andata e credo tutti siamo d’accordo che questa è stata la chiave della partita.Quello che dico non vuole essere una colpa per Vieri; dico però che nessuno deve essere inamovibile e che quando vedi tante “riserve” entrare in una partita così e la squadra vince come ha vinto, vuol dire che se il gruppo è gestito bene deve giocare chi è nella migliore condizione. Se Vieri non dava forfait, Zaccheroni lo faceva giocare? La risposta non la sapremo mai, ma spero che la riflessione che faccio io la faccia anche il tecnico e i giocatori. Nella Juve una situazione analoga. Del Piero, assolutamente inifluente sulla partita. Di Vaio e Miccoli in panchina. Voglio sperare per il bene dell’inter che Zaccheroni sappia gestire, forte del modo in cui ha ottenuto questa bellissima vittoria, il gruppo e l’alternanza dei giocatori, senza cadere nell’errore di mettere in campo, comunque, alcuni giocatori. Che poi, appunto, è stato l’altro grande limite di Cuper.Mi piacerebbe sapere la tua opinione. Congratulazioni a tutta la squadra, e soprattutto al Presidente.Almax

    • stefano | 1 dicembre 2003 alle 00:00

      Ciao Beppe,scusa se ti do del tu ma e’ piu’ semplice scrivere l’email,sono un ragazzo di cagliari che ha letto il tuo libro “manuale dell’ imperfetto sportivo”. Sono rimasto piacevolmente colpito dalla tua capacita’ comunicativa sugli argomenti sportivi,cosa non facile di questi tempi. Ti ho conosciuto tramite controcampo (so che sarebbe stato piu’ decoroso conoscerti per i tuoi articoli e i tuoi libri, ma sono sincero) e li’ mi ha colpito il tuo equilibrio nel parlare di sport,cosa che nel nostro paese e’ diventata pura utopia(ormai anche Mughini e’ partito per la tangente). Io ho solo ventiquattro anni studio farmacia e sul mondo dello sport, leggendo il tuo libro, ti posso dire che la penso esattamente come te.La parte in cui mi sono ritrovato di piu’ e’ quella sullo sci. Anche se vivo in sardegna vado a sciare da quando avevo 3 anni e sono stato anche sul passo rolle, posto fantastico. Di te mi e’ piaciuto anche il libro sul perche’ vieni in sardegna, ormai lo hai gia’ publicato, ma io non lo avrei fatto, sai meno gente sa dove e’ il paradiso e meglio e’. Potrei sembrarti un tantino campanilista e innamorato della sardegna,e infatti e’ cosi’.Ho letto anche “manuale dell’ uomo domestico” e mi e’ piacito anche quello, pur non potendomici ritrovare per questioni anagrafiche.Ho un difetto sono un Gobbo e proprio ieri sera ci avete dato una lezione di calcio, ma come vedi anche io sono uno sportivo e dico : AVETE MERITATO. Ora ti saluto, ma ti chiedo una cosa : cerca di apparire di piu’ in televisione , ma non solo per parlare di sport. Persone equilibrate e colte come te in italia sono come le vittorie dell’ inter ,stupende , ma molto rare. Un saluto E CONTINUA COSI’. P.S adesso dopo questa sconfitta per rincuorarmi mi dovro’ comprare interismi…..ad maiora.

    • Yee Kim | 2 dicembre 2003 alle 00:00

      Tanti auguri! Non vedo l’ora di vedere Buon Compleanno ITALIANS-Diretta Video.Sono uno Suo ammiratore che legge, ogni giorno, ITALIANS in corriere.it da alcuni mesi negli Stati Uniti. Mi piace l’opera italiana, particolarmente Bel Canto, e ho cominciato a studiare l’italiano io stesso forse tre o quattro anni fa. Anche ho letto Suoi “UN ITALIANO IN AMERICA” e “L’INGLESE” con moltissimo interesse. Ho pensato che sia interessante se si impara l’italiano dal memorizzare i titoli delle canzoni nel libro, e lo provo io. Per favore scusi l’taliano cattivo. Lo posso leggere cosi cosi, ma non posso scrivere o sentire tanto bene ancora. Ma devo dire che la Sua rubrica mi aiuta molto, e La sono grato.

      Risponde Beppe

      Grazie della stima. E’ bello di sapere di essere utile…

    • Maria Mazzaferro | 2 dicembre 2003 alle 00:00

      I am an Italian-American living at the moment in Boulder, Colorado. I was born and raised in New York City, Brooklyn & Queens to be exact. I have just finished reading your book, “Ciao America”. I loved it. Very funny and astute. My family is “off the boat” as we say. Mom’s side from Sicily and Dad’s from Rome. They arrived in the late 1800’s early 1900’s. I believe Italian-Americans in America still carry some very Italian traits. We LOVE to walk around the “town square”. That is why you find most Italian Americans concentrated in cities. We can walk around at night. My husband, who is also 100Italian-American, whose family on both sides from Abruzzi came off the airplane, not the boat in the mid 1940’s) love to go out to downtown Boulder and have a stroll. We also take the children, and they enjoy it too. We hate suburbia, even though we live in it now. We also detest ice water. My husband detests ice in coke, although I confess I must have gullet-anesth! esizing coca-cola! We also despise the super-friendly waiters and waitresses, we think “Shut up and bring us the food” “You should be stand-offish, we don’t want to know your life story! I am glad though you enjoyed America. I would love for you to visit New York City, stay for a year and write a book about that experience. It will be quite different from Washington DC, I assure you. You are also correct about Italian-Americans mauling our mother tongue. My grandparent’s spoke Sicilian – you should hear what my aunt’s do to the language, you would cry….. I also recommended your book to totally American friends who greatly enjoyed it also. It’s fascinating to read about what European’s think of our country. Take care.

      Risponde Beppe

      Thank you Maria! What a lovely letter. I am glad you enjoyed my book (and you hate iced water!). All the best to you and your family from foggy Lombardia…

    • sarcastic | 2 dicembre 2003 alle 00:00

      ITALIANI MALATI DI TRENTENNISMO – sono solo Italiani (gli immigrati non ne sono affetti) – hanno più di 30 anni;- fanno finta di essere dei (vecchi) ragazzi e di avere 16 anni;- si danno del tu anche tra commessi e clienti;- scimiottano (malissimo) gli anglosassoni perché il YOU inglese (dalle mille sfumature date dall’intonazione voce) non ha niente a che vedere con il casareccio TU all’italiana;- quando hanno 40 e più anni si disperano perché tra poco saranno “fuori dal gioco intellettuale del mondo” …Ma cosa sono queste scemenze!Comincino per entrarci nel “gioco intellettuale del mondo” perché nella vita quotidiana italiana e nella Tv autoctona c’é ben poco di “intellettuale” o di “ironico”!Vadano a Londra, a Berlino, a Parigi dove non c’é questo subito comportamento delle persone e scopriranno tanti ottantenni godersi in pieno il “gioco intellettuale del mondo” perchè – e ci vuole poco – anche il più scemo tra loro è più dotato di ironia e autoironia di un italiano affetto di trentennismo acuto.

    • Inter | 3 dicembre 2003 alle 00:00

      Signor SevergniniLa scrivo da Madrid e priam di tutto vorrei chiderLe scuse per il mio italiano.La scrivo colpito ancora per la scofinta del mio Inter col Arsenal, perché io sono nato a Madrid, ma il mio cuore è neriazzurro. Dopo aver letto il suo libro ‘Manuale dell’imperfetto viaggiattore’ almeno ho avuto il piacere de sorridere un po’, perche interista si nasce, italiano si diventa e saremo sempre lì. Non mollaremo. Grazie per il suo senso dell’umorismo.

    • Paola Clemente | 3 dicembre 2003 alle 00:00

      Caro Sig. Severgnini, naturalmente sono una sua accanita lettrice (quarantenne, per inquadrarmi), e non solo. Insegnando inglese in un corso per persone della terza età, ho adottato come supporto al libro di testo il suo libro “L’inglese” a cui attingo generosamente per spunti di discussione e fotocopie. Alla fine del corso dubito che i miei alunni possano sostenere una conversazione in inglese ma sicuramente si saranno divertiti e qualcuno sarà diventato suo lettore a vita.Ma non è per questo che le scrivo. In vari suoi scritti, che però non riesco a localizzare, Lei ha dato consigli su come scrivere un testo. Ne ho in mente uno in particolare: segnarsi le buone idee o frasi su un bloc notes non appena ci vengono in mente. Posseggo anche il suo decalogo su come affrontare il tema di maturità, che se avessi avuto all’epoca del mio esame di maturità, ormai molti lustri fa ,mi avrebbe senz’altro dato una mano ad alleviare l’angoscia del “…da dove incomincio”.Veniamo al dunque: esiste una raccolta di questi suggerimenti? E’ possibile reperirli in internet? Ne ha già fatto un libro? Le sarò grata se vorrà rispondermi o scrivere il libro, se ancora non l’ha fatto.

      Risponde Beppe

      Cara Paola, ho scritto/detto alcune cose sull’argomento, nel corso degli anni. Le ho ordinate, aggiungendo molto di nuovo, in occasione del mio corso di scrittura in Bocconi, nel maggio scorso. Farne un libro? Potrebbe essere un’idea, ma adesso come adesso ho fin troppa carne al fuoco. In futuro, chissà…

    • Remo Ciccone | 3 dicembre 2003 alle 00:00

      Caro Beppe,Sabato 29 novembre verrà istituita una nuova festività celebrativa della storica vittoria dell’inter sulla Juve…ho comprato venerdi tre biglietti per la partita, in maniera stanca e sottomessa, mi preparavo a raccogliere nel sacco delle delusioni un altro abbondante numero di gol dei gobbi odiati. Ci siamo trascinati allo stadio forti delle nostre convinzioni con lo sguardo che solo un interista immolato può avere…ed invece il boom. A distanza di qualche giorno non mi par vero…abbiamo stracciato la vecchia signora, il biscione è tornato a mordere..forse esagero ma solo un interista può sapere cosa significhi strappare tre punti alla Juve e per di più nella sua tana!!!! Al ritorno ho affrontato i visi spenti dei bianconeri e li ho capiti…lo sport è ecezionale, ti riserva sempre qualcosa, basta saperlo vivere in modo intelligente. Forza Inter x sempre, ora siamo soddisfatti per altri 10 anni. Ciao Beppe, sei un mito.

    • Domenico Renna | 3 dicembre 2003 alle 00:00

      Egregio Sig. Severgnini (anche se avrei tanto voluto iniziare con “ciao Beppe” solo che mi sarei sentito un pò “Enrico la talpa”), ho finito di leggere “Altri interismi” da poco e vorrei tanto ringraziarla per questo libro. Premetto che la conoscevo di fama ma non avevo mai letto un suo libro (che grave errore), poi la mia strada di interista ha incontrato “Altri interismi” e in nemmeno ventiquattro ore l’ho divorato. Grazie per avermi fatto tornare il “sorriso calcistico” che ultimamente mi mancava, lo confesso, ero diventato un interista stanco, stanco di non poter fare la parte dello juventino almeno per una volta, ma ho capito: è impossibile, non sarà mai così ma il nostro godimento, quando arriverà, sarà migliore. Il suo libro mi ha fatto sorridere doppiamente, perchè mi ritrovavo a leggere di Cuper quando già una nuova rivoluzione era avvenuta nel magico labirinto nerazzurro; ha fatto più esoneri Moratti di uno studente universitario al primo anno ma non posso smettere di ammirarlo per l’amore e la dedizione. Mentre leggevo il suo libro mi convincevo sempre più che non posso che essere interista, solo un interista sarebbe tranquillamente uscito la sera del 5 maggio 2002 pur sapendo cosa lo aspettava, solo un interista il giorno dopo il famigerato derby perso con il milan (notare la minuscola) per sei a zero (mi sbaglio?) avrebbe detto: “non vedevo un sei-zero così netto sull’erba dai tempi di McEnroe a Wimbledon!”. Grazie a lei ho capito che le partite dell’Inter non sono mai normali anche se ultimamente sono come andare dal dentista: non vedi l’ora che sia passata. Per questo, alla vigilia di un’altra “estrazione” la ringrazio ancora per questo libro che mi rende orgoglioso di essere interista.Con affetto Mimmo