Archivio opinioni

Care lettrici, cari lettori, volete mettervi alla prova come recensori di Beppe Severgnini?

TOCCA A VOI! Beppe aspetta commenti e opinioni – buone o cattive, non importa – e se appena possibile vi risponderà.

    • 23 giugno 2009 alle 01:54

      Caro Beppe,
      se continui a scrivere come fai, senza condizionamenti alcuni, noi continueremo a leggere i tuoi libri e i tuoi e i articoli. Continua a parlare della nostra, tua, Sardegna e
      noi te saremo grati.
      p.s. il prossimo anno a Santa Teresa ci saranno le elezioni comunali, se ti candidi, noi siamo un
      bel gruppetto e i nostri voti sono sicuri… CONTINUA COSI’!
      Dimentichiamo un’ultima cosa: se a breve scrivi qualcosa sulla Sardegna, se puoi, fai gli auguri
      al prof.Manlio Brigaglia, grande sardo che ha compiuto i suoi primi ottant’anni.

      Ciao da Enzo e Giovanna.

      Risponde Beppe

      Sindaco a Santa Teresa? Amo il posto, ma dubito mi vogliano! Dico, ve la immaginate la faccia degli immobiliaristi?

    • 6 luglio 2009 alle 14:47

      Gentile Severgnini,

      ho terminato di leggere il suo “Italiano – lezioni semiserie”: divertente e istruttivo. Bravo.

      Mi permetta, tuttavia, un appunto: riguarda la parola stage. Lei la inserisce tra i termini inglesi i cui equivalenti italiani sarebbero da preferire. Peccato però che stage = tirocinio sia francese. Lei lo sa, io lo so, non così il 90% degli italiani. Sento “ho fatto una stage (pronunciato all’inglese) da XY” e mi domando “sarà solido il palco che ha costruito?”. Una precisazione sull’origine del vocabolo sarebbe stata utile. Per le mie orecchie almeno.

      Grazie e cordiali saluti – o preferisce forse arrivederci e in gamba?

      AC

    • 13 luglio 2009 alle 18:34

      Gentile professor Severgini, sono una sua entusiasta estimatrice, penso che Lei sia adorabile! Mi perdoni il punto esclamtivo, ma mi creda se lo merita tutto.
      Vorrei chiederle che cosa ne pensa della diffusa abitudine, soprattutto fra i giornalisti, di pronunciare SUMMIT e PLUS all’inglese (?), cioè SAMMIT e PLAS. PLAS lo trovo davvero raccapricciante. Mi illumini, magari hanno ragione loro come con NAIKI, che io pensavo fosse greco, NIKE.
      Mi contengo e la saluto cordialmente, invece che appassionatamente.

      Loretta.

      Risponde Beppe

      Arrossisco, e confermo: ‘plus’ è latino, e si pronuncia ‘plus’. Non molli, Loretta!

    • 16 luglio 2009 alle 06:20

      Gentile Beppe,
      sono un ‘Italiano in America’ da quasi quattro anni e proprio con quel fantastico best seller ho imparato a leggerti ed apprezzarti anche come autore e non solo come giornalista (sorry così tardi). Già a suo tempo scrissi su questo forum a riguardo e durante un mio viaggio di lavoro a DC ho visto la tua casa con tanto di targetta sulla porta (un po’ invisibile ma carina). Ho letto proprio adesso anche Italians, il giro del mondo in 80 pizze, che mi hanno regalato dall’Italia e l’ho trovato molto bello nonché molto istruttivo. Fantastica e geniale la tua precisazione iniziale (le pizze si fanno una volta e non si rifanno). Giustamente saresti oberato di richieste. Ma se ripassi per Miami facci sapere che non ti portiamo a mangiare la pizza (per rispettare il tuo volere) ma ti facciamo fare una spaghettata o un hamburger. Con Camera di Commercio e italiani simpatci ti facciamo passare una simpatica ed allegra serata. Complimenti ancora e attendo il prossimo per non perdere il mio ‘italiano’.

    • 26 luglio 2009 alle 20:38

      Buongiorno Sig. Severgnini, mi chiamo Tiziana Valmaggia, sono appena rientrata da Rena Majore, e dopo una multa e 4 ore di stupida attesa per incontrarla, sono stata informata che lei è già partito. Erano tre mesi che l’aspettavo.
      Diverse coincidenze mi hanno portato a lei.
      Quest’inverno ho scritto un libro che penso sia ‘simpatico’ e ‘divertente’. Stavo per inviarlo alla Mondadori e alla Rizzoli. Poi un amico, conoscendo il mio amore per il corretto e semplice uso della lingua italiana, mi ha dato ‘L’italiano… lezioni semiserie.
      Da quì ho iniziato a conoscerla e ad ammirarla. Le sue note mi hanno aiutato nel rivedere il mio testo, sebbene fosse già stato inviato a tre diversi correttori di bozze. Dopo un mese stavo per inviarlo, ma la sera prima a Rena trovo degli amici che mi informano del fatto che lei a Luglio sarebbe arrivato. Troppe coincidenze ed ecco che nasce l’attesa per incontrarla. Visto che ho ancora tanto da imparare, vedrò di leggere tutti i suoi libri anche se durante il periodo estivo non ho molto tempo libero. Vorrei chiederle una cortesia o meglio un suo parere sul mio libro. Ho sempre letto tantissimo ma non ho mai avuto il coraggio di scrivere, pensando sempre di non esserne capace. Ora non solo ho scritto, ma quello che ne è venuto fuori mi piace tantissimo. Mi hanno detto tutti che lei è una persona gentile e disponibile, quindi eccomi quà!
      La prego un semplice parere. Nella vita ho realizzato tanto senza mai chiedere l’aiuto di nessuno. Mi prenda pure per una stupida ma scrivere questo libro è stata la cosa più emozionante e divertente di tutta la mia vita.
      Non si scordi, quì c’è una sardina che l’aspetta.
      saluti Tiziana

      Risponde Beppe

      Cara Tiziana, non leggo MAI inediti e manoscritti: non farei altro nella vita. Non ho il tempo, né la competenza. Aggiungo: è una faccenda delicata, dare un giudizio. L’autore ha investito molto, in quel lavoro, e non accetta – giustamente – pareri generici o frettolosi. Ti rispondo pubblicamente, perché spesso ricevo queste richieste. Detto ciò, grazie della stima (spero di averla conservata, dopo questa risposta!) e a presto. Se vieni a ‘Musica sulle Bocche’, a Santa Teresa di Gallura, da 26 al 31 agosto, ci conosciamo. Ciao, W la Sardegna. Bsev

    • 12 agosto 2009 alle 23:41

      Leggere il libro “Italians” – lo confesso – è per chi ancora vive nella penisola, una tentazione all’emigrazione. Se poi si è nati al Sud la spinta è triplicata. Ovvio, chi parla non è figlio con doppio cognome, parente ministeriale o amante importante di qualcuna che conti davvero. Dico triplice perché, oltre all’appartenenza all’altra Italia, ho anche cercato di fare il giornalista, mestiere che, in questa nazione, è molto, molto esclusivo. All’estero, per fortuna, esistono delle maggiori opportunità e, tu che ha girato quasi ovunque, puoi testimoniarlo. Sposato da poco con una messicana, sento forte il richiamo degli Usa, anche perché, una delle migliori notizie del secolo penso sia l’elezione di un non bianco a capo della nazione più importante del pianeta. Ultima e sintetica domanda: ma è quasi impossibile sentirti qui al Sud?
      Con stima e ammirazione sincera
      Nicola
      nnico@libero.it

      Risponde Beppe

      Sono stato a Ostuni, il 31 luglio. Parlo ogni tanto in Sardegna (un ovest, più che un sud!). Negli ultimi anni, come ‘Italians’ dimostra, sono stato spesso all’estero. Ma cercherò di tornare più spesso, promesso.

    • 18 agosto 2009 alle 10:50

      Salve Severgnini,
      sono una ragazza dominicana in Italia da un pò.
      Le scrivo per dirLe quanto, io penso, sia spiritoso e bravo. Non so perché ma i suoi libri hanno su di me un effetto quasi calmante. Infatti, la leggo prima di prendere l’aereo, prima di andare dal dentista, in fila a le poste. Insomma ogni volta in cui ho un pò d’ansia o potrei perdere la pazienza. Sul comodino ho diversi libri e quando la sera mi metto a leggere il suo, mi sa che il mio ragazzo inizia a chiedersi se sia tutto a posto!!
      Saluti.
      Castillo Luz

      Risponde Beppe

      Grazie Luz, hai scritto cose belle. Chiedi scusa al tuo ragazzo, e digli non essere geloso di una risata!

    • 27 agosto 2009 alle 03:56

      Ciao Beppe, vorrei ringraziarti per il libro che mi hai regalato, quando dal mio soggiorno a Crema questa estate. Confesso che mentre lo leggo (come di solito i tuoi altri libri e gli articoli), la mia mente passeggia per le vie di Crema, e mi sento come se il libro fosse stato scritto anche per me. (daltronde è questo lo scopo degli scrittori, vero?). Grazie ancora e che non ti manchi mai questa vena critica e umoristica che hai. Saluti da Santos, Brasile.

      Risponde Beppe

      Grazie del messaggio, Marcia. Dimostra – come hai scritto, generosamente – che gli scrittori servono a qualcosa (forse).

    • 28 agosto 2009 alle 17:59

      Gentile Dottor Severgnini,
      ho letto un suo libro per caso; ‘L’Italiano – Lezioni semiserie’.
      Volevo complimentarmi per la semplicità e la scorrevolezza con cui scrive.
      Non l’ho contattata solo per ringraziarla; avrei bisogno di alcuni consigli. Arrivo subito al dunque.
      Fra qualche mese, effettuerò una prova per entrare in Accademia Aeronautica. Nel suo libro ha dichiarato che per scrivere bene è necessario, ma non sufficiente, possedere temi da trattare. L’obiettivo è arrivare preparati su ogni fronte.
      Mio padre mi consiglia di leggere articoli di giornale, ma, penso sia controproducente.
      Confido nella sua creatività. Sperando di non averle sottratto tempo prezioso, la ringrazio in anticipo.

      Saluti.
      Massimo Occhionero

      P.S. Ho scritto poche lettere/email di questo tipo nella mia vita; non sia cattivo. La vedo come una maestro.

      Risponde Beppe

      Papà ha ragione. Consiglio anche qualche buon libro. ‘Creatività’ non vuol dire improvvisazione, Massimo.

    • 1 settembre 2009 alle 15:04

      Entro nel suo blog per la prima volta e mi chedevo se è davvero lei a rispondere alle nostre mail o delega come spesso accade a chi è troppo impegnato? Perché capisce che colloquiare con lei è un conto, con un suo referente tutt’altro. Ne approfitto anche per sapere quando è possibile incontrarla qui a Milano.
      Rosa Maria

      Risponde Beppe

      TUTTE le risposte a mio nome (qui, su ‘Italians’, sul Magazine del ‘Corriere’) sono scritte da me. Non ho MAI delegato questa funzione ad altri. E se lei ha questi dubbi, Rosa Maria, ha senso incontrarsi?

    • 6 settembre 2009 alle 19:47

      Salve Sig. Beppe Severgnini,
      ho letto il suo ‘libricino’ (solo per le 205 pagine) ed ho trovato confortante il suo pensiero, per niente bacchettone, da persona con stile e tanto rispetto per la nostra lingua. Inoltre non è stato neanche patriottico nell’elevare la lingua italiana superiore alle altre; ed è per questo che il suo pensiero può estendersi a qualunque cittadino scrivente e parlante del mondo.
      Ora sono troppo emozionata per scrivere bene (anche nel suo libro ho trovato un paio d’errori, forse di distrazione) ma volevo solo congratularmi con lei e possibilmente restare in contatto per mostrarle alcune bozze da me scritte che potrebbero aprire la strada a un nuovo libro. Chissà ?
      A presto, Alessia.

      Risponde Beppe

      Cara Alessia, grazie delle belle parole su ‘L’Italiano. Lezioni semiserie’. In quanto alla proposta finale: non leggo MAI manoscritti, tracce, bozze, proposte di libri. Non ho la competenza di un critico e poi, se accettassi, non farei altro nella vita. Certo della sua comprensione, saluto e auguro buon italiano.

    • 7 settembre 2009 alle 08:51

      Gentile Sig. Severgnini,
      sono un’insegnante di scuola elementare, anzi, primaria. Senza laurea ma con la passione della lettura e dell’italiano.
      La nostra preside, che non sa l’inglese, usa e abusa il termine ‘mission’, pronunciandolo proprio così come è stato scritto. Lo scorso anno ero decisa a reglarle il suo bel libro, caro Severgnini, ma mi sono trattenuta.
      Al primo collegio docenti di quest’anno scolastico, però, se ne è uscita con il termine RICERCAZIONE: in calendario ne abbiamo una ventina di ore. Non sapendo cosa sia, non avendo trovato questo termine nel Devoto-Oli, ho fatto mettere a verbale che io non so cosa dovrò fare, anzi, che non so quale sia la mia… MISSION di quest’anno.
      La terrò aggiornato.
      Cordialmente.
      G.P.

      Risponde Beppe

      Vedo che teme la preside, cara GP, al punto da firmare solo con le iniziali! Comunque: ‘mission’ è ridicolo, come ho scritto più volte; ‘ricercazione’ è orrendo. Si faccia coraggio e glielo dica, da parte mia.

    • 8 settembre 2009 alle 13:53

      Ho appena terminato di leggere il libro sopra menzionato che va ad aggiungersi agli altri suoi 4 letti in precedenza.
      Una piccola annotazione riguarda qualcosa che, ai tempi della scuola elementare, il mio maestro cercò di insegnarmi applicando pene corporee – dalla bacchetta sulla mani all’obbligo di passare minuti interminabili sui fagioli secchi dietro la lavagna-.
      Mai e poi mai la congiunzione e dopo una virgola!
      La prego: mi rassicuri.
      Faccia in modo di non far crollare qualcosa che fa parte del mio DNA ed è ormai più forte delle cartilagini sotto le ginocchia.
      Grazie e naturalmente continuerò a leggerla con vero piacere.

      Fabio Scacco

      Risponde Beppe

      Il maestro sbagliava. Si può usare la congiunzione ‘e’ dopo una virgola, e guai a chi obietta!

    • 9 settembre 2009 alle 10:41

      Gentilissimo Severgnini, oltre ad essere un discreto consumatore dei suoi libri, sono anche il referente del gruppo di lavoro della biblioteca comunale di Nogara (VR). Nel valutare varie iniziative da attivare nel corso dei prossimi mesi ci stiamo interessando per tentare di organizzare alcuni incontri con autori di livello nazionale (e nel suo caso non solo…). La cosa che intendo chiederle è se lei è solito partecipare a incontri di questo genere anche se svolti in realtà medio piccole come la nostra, e se sì quali sono le condizioni (nel senso di disponibilità di tempo, modalità organizzative e non ultimo impegno economico). Certo di suo cortese riscontro a questa richiesta e restando disponibile per fornirle eventuali ulteriori chiarimenti le porgo i miei più cordiali saluti.

      Risponde Beppe

      Gentile GC, il problema non sono le città piccole e grandi – il problema è il tempo! Riesco ad andare qui e là d’estate, in qualche festival (come Mantova e Pordenone, tra poco). Ma poi  famiglia,  giornali, TV, libri e viaggi all’estero mi assorbono completamente. Spero nella vostra veneta comprensione. BSEV

    • 16 settembre 2009 alle 11:49

      Mi chiamo Valerio, ho 25 anni, leggo volentieri tutti i tuoi libri, perché mi istruiscono, mi divertono e diverse cose ho constatato anch’io che sono così come le descrivi.
      Ciao Valerio.

    • 18 settembre 2009 alle 22:28

      Caro Beppe, sto leggendo il tuo ultimo libro, come sempre interessante… Mi sono deciso a contattarti per dirti che penso di far parte della famiglia degli ‘Italians’. Dall’agosto 2008 ho aperto una società in Kerala e gestisco un resort. Abbiamo un forno Italiano per la pizza…, quindi in caso volessi organizzare una serata sei benvenuto.
      Tra l’altro ho letto sul libro che hai fatto il viaggio di nozze sulla transiberiana nel 1986, io sono tornato in treno da Pechino a Torino con mia moglie nel 1985..

      Cari saluti
      Gianni Comba

      Risponde Beppe

      Mi piacerebbe assai, Gianni. Ma il Kerala non è proprio dietro l’angolo!

    • 12 ottobre 2009 alle 09:37

      Ho riletto in questi giorni L’italiano, lezioni semiserie. Ho notato, a pag. 145, nel capitoletto ‘Rieduchiamo le imprese’ che lei inserisce, in una sfilza di termini inglesi con corretto corrispettivo italiano, stage traducendolo con tirocinio. Un po’ sbalordita, mi auguro caldamente che lei sia consapevole che questo non è il significato inglese di ‘steig’ (palco, palscoscenico, tribuna, mi sembra anche scalino), ma è il significato del termine francese ‘sta:ge’, che indica appunto tirocinio, periodo di formazione finalizzato al lavoro. Se così non fosse, incorrerebbe nell’errore tanto diffuso quanto sgradevole che molti italiani fanno.
      La ringrazio comunque per i suoi libri, tutti allegri compagni delle mie ore di svago.
      Cordiali saluti da un’interista della prima ora.
      Alberta Poltronieri

      Risponde Beppe

      Cara Alberta, presentando quella lista ho scritto: ‘Ecco alcuni vocaboli inglesi molto in (ab)uso’. ‘Stage’ è un caso classico: viene usato erroneamente – con la pronuncia inglese – per indicare un ‘tirocinio’. Ma viene usato (purtroppo). E io l’ho messo nella lista.

    • 16 ottobre 2009 alle 11:12

      Buongiorno sig. Severgnini,
      ho da poco scoperto il suo sito (con la tecnologia non vado molto d’accordo..purtroppo.. o x fortuna?!).
      Volevo solamente farle i complimenti e ringraziarla per la capacità che ha di tirarmi su il morale, con i suoi libri, quando sono un pò triste!!
      Grazie,
      un saluto,
      Elisa

    • 2 novembre 2009 alle 15:46

      Egregio sig. Severgnini,
      come gli altri suoi libri, ho trovato molto spassoso e istruttivo, il suo libro “ITALIANO – LEZIONI SEMISERIE”. Solo due o tre punti mi hanno lasciato un po’ perplesso, quando si intrattiene su certi termini o vocaboli stranieri da evitare avendo la possibilità di ottenere lo stesso risultato con parole italiane.
      Lei ne elenca un certo numero fra cui “know-how” e “brainstorming” per i quali suggerisce rispettivamente “insieme di competenze”, “scambio di idee”.
      Poiché per il lavoro che faccio mi passano sottocchio molte fatture, le posso assicurare che viene sempre usata la voce “Know-how” quando di “know-how” effettivamente si tratta; quella è infatti la prestazione addebitata, da non confondersi con altre tipo “assistenza tecnica” ecc. in apparenza abbastanza affini ma sostanzialmente molto diverse. Credo che “know-how” in questi casi sia insostituibile.
      Per “brainstorming” lei indica “scambio di idee”; però a me è sempre stato detto che è un qualcosa di più: ossia uno scambio di idee in cui vige la regola del divieto assotuto di criticare apertamente le idee espresse da altri. Il “brainstormig” si identificherebbe infatti in uno scambio di idee avente assolutamente carattere costruttivo in quanto rivolto alla soluzione di un problema. Un esempio alla rovescia ? Gli assai penosi dibattiti in TV fra i nostri politici.
      Un’ultima cosa, poi la lascio libero. Cosa ne pensa di frasi come “se lo sapevo, venivo”, “se me lo dicevi, lo facevo” ; e così via. Ho scoperto non senza delusione che si ritrovano pure in libri di celebri scrittori e in articoli di noti giornalisti (non faccio la spia…). Ho chiesto spiegazioni a mio figlio, che ha fatto il classico ed è laureto in economia, e la risposta da lui avuta è: “piaccia o non piaccia è una delle tante inarrestabili semplificazioni della lingua italiana”. E’ davvero così ?
      Un suo “ITALIANO –LEZIONI SEMISERIE – BIS“ , scritto con la consueta spigiatezza e humour, sarà molto gradito e utile (letto il suo libro qualche “che…che” così stridente ora lo evito!)..
      Con i migliori saluti,
      Giacomo Marino
      mimmoenig@libero.it

    • 9 novembre 2009 alle 06:40

      Vorrei tanto ringraziarti per i tuoi libri così
      spiritosi e pieni di osservazioni di tutti i
      generi! E ho alcune domande
      1) Perché in Italia dei libri vengono stampati in
      rilegatura di qualità così bassa? Da noi, in
      Russia anche i libri di contenuto malissimo i
      stupidissimo vengono stampate in carta ottima e
      copertina solida. Mi dispiace per questo, perché
      abito in Siberia, e come capisci, da noi i tuoi
      libri non sono in vendita (a dire il vero dei
      libri italiani da noi si può comprare solo alcune
      fiiabe di Gianni Rodari) e vorrei tanto di poter
      scannare almeno quelli che ho comprato in Italia
      per un paio d’amici ma non è possibile perché
      ovviamente verranno sciupati anche dopo due prove
      di xerox
      2) Ho visto in titolo del film ‘Italians’ la
      scritta ‘Ringraziamo Beppe Severgnini per la
      gentile concessione del marchio ‘Italians’. E’
      uno scherzo o ‘Italians’ è davvero un marchio
      brevettato? ))) 3) L’altro viaggio in Siberia c’è
      tra i tuoi progetti futuri?

      P.S. Spero un bel giorno di avere un lavoro simile al tuo ))
      Tania

      Risponde Beppe

      1) I libri non si dovrebbero fotocopiare, cara Tania! Ma stai in Siberia, e ti perdono…
      2) ‘Italians’ è effettivamente un marchio registrato, in Italia e in Europa
      3) Mi piacerebbe tornare in Siberia. luogo complicato ma fascinoso. Ci sono stato in viaggio di nozze (Transiberiana, 1986) e poi nel 1991 (Yakuzia). Quei due viaggi sono raccontati in ‘Italiani con valigia’ (1993) e poi raccolti nel ‘Manuale del Perfetto Turista’ (2009 http://bur.rcslibri.corriere.it/bur/libro/3273_manuale_del_perfetto_turista_severgnini.html). L’unico mio libro tradotto in russo, invece, è ‘La testa degli italiani’ (http://www.eksmo.ru/catalog/book?b=79091) Ciao Tania, futura collega! Bsev