Archivio opinioni

Care lettrici, cari lettori, volete mettervi alla prova come recensori di Beppe Severgnini?

TOCCA A VOI! Beppe aspetta commenti e opinioni – buone o cattive, non importa – e se appena possibile vi risponderà.

    • 25 agosto 2008 alle 19:54

      Beppe sei il mio mito! Adoro i tuoi libri sugli Americans e sugli Italians!

      Un’italiana all’estero…

      Risponde Beppe

      Arrosisco, e chiedo: all’estero dove?

    • 3 settembre 2008 alle 16:52

      Buongiorno Sig. Severgnini, ho letto con piacere il libro in oggetto: ironico e sintetico. Ho riscoperto la mia enorme ignoranza. Le chiedo: pag. 181 testo di Michele Serra.
      Inizia – Una squadra…..
      successivamente diventa un gruppo….. perché simpatica … e diventata …. – e non simpatico/diventato – maschile come gruppo cui si riferisce?
      Scusi il disturbo. Grazie per la risposta.

    • 4 settembre 2008 alle 14:40

      Sto leggendo ‘l’italiano, lezioni semiserie’ e devo dire che sono d’accordo su tutta la linea.
      Sarà perchè ho studiato lingue o perchè ho la mamma toscana ‘pura’, ma sono molto attaccata alla nostra tradizione linguistica.
      E’ fondamentale lo studio di altre lingue ma odio la contaminazione con la nostra, così bella e ricca di vocaboli e di sfumature. Abbiamo proprio bisogno di rovinarla?Tutto il mondo ce la invidia e noi non sappiamo apprezzarla.
      Purtroppo lavoro in un’azienda dove si fanno le convention e dove i responsabili sono team leader, per comodità TL, e dove ogni mattina fanno un breafing (o breakfast come lo chiamo io). Fortunatamente siamo leader nel settore etc etc.
      Fortunatamente a casa ho il mio bimbo al quale insegnerò che mischiare più lingue risulta odioso e che i suoi nonni non lo possono capire perchè sanno solo l’italiano.
      Grazie mille Elena.

    • 5 settembre 2008 alle 14:33

      Caro Beppe, sono un suo assiduo lettore amante dagli States e grandissimo fan dell’ loro anti-eroe per eccellenza Bruce Springsteen.
      Grazie ai suoi consigli di lettura sparsi nei vari articoli da lei firmati e cercando di seguire il filo conduttore dello Springsteen ‘scrittore’ che cerca di analizzare in maniera sempre più profonda la sua terra, sono sempre più affascinato dalla letteratura americana contemporanea.
      Quindi, secondo lei, quali sono i 10 libri che non dovrebbero mancare nella mia libreria?
      Grazie e arrivederci a Udine.
      Ps Non male la sua Inter ma un Di Natale come il nostro, The Big Mou, se lo sogna, vero?

      Risponde Beppe

      Big Mou i giocatori li ha…

    • 6 settembre 2008 alle 10:04

      Finalmente qualcuno che insegna ad abolire il doppio ‘che’…
      Grazie. A quando una buona lezione di sintassi?

      Giuliana Frandi Devoti

    • 6 settembre 2008 alle 23:27

      Gentile Severgnini, mi ritrovo qui a scriverle spinta dalla curiosità di una sua risposta.
      Dunque, ho avuto modo di leggere solamente due suoi libri: ‘L’italiano, lezioni semiserie’ e ‘L’inglese, nuove lezioni semiserie’.
      Studio al Liceo Linguistico, e la nostra insegnante ci consigliò di leggere le sue lezioni semiserie di Inglese.
      Mia madre mi comprò il libro ‘L’italiano’. Così, pe un motivo o per l’altro li lessi entrambi. E per entrambi i casi, sono rimasta davvero colpita.
      Assolutamente sì (la prego, accetti queste due parole assieme, per una volta chiuda un occhio).
      E poi, oltre questi due libri, ho letto tanti tanti articoli da lei scritti.
      La ringrazio immensamente per tutto ciò che scrive.
      Perchè lo fa benissimo.
      Grazie quindi, col cuore.
      Sicura di una sua risposta, la saluto.
      La sua più grande giovane fan.

      Risponde Beppe

      Non credo di meritare tanto, giovane Silvia. Però grazie. Aspetto recensioni di altri libri!

    • 7 settembre 2008 alle 16:34

      Ciao Beppe,
      cosa pensi circa la ‘d’ eufonica? Va utilizzata o meno? C’è una regola precisa? Per favore aiutami, c’è una scommessa in ballo!
      Un abbraccio.

      Risponde Beppe

      ‘Eufonica’ = è una questione di orecchio! Io la evito quanto si incontrano vocali diverse (Marco e Andrea), la uso quando di scontrano vocali uguali (Marco ed Ettore). Ma come si può scrivere/dire ‘Ruini od Odifreddi?’ Orendo… (una ‘r’)

    • 13 settembre 2008 alle 15:04

      Caro Beppe,
      Ho appena finito di leggere – tutto d’un fiato – il suo libro “L’italiano – lezioni semiserie”.
      L’ho apprezzato molto: è ammirevole da parte sua lo sforzo compiuto per racchiudere una tale quantità di informazioni in meno di 200 pagine, affatto noiose(!). E lo è ancor di più la competenza con cui questi argomenti sono trattati.
      Mi permetto di contestare solo su 2 punti:
      -“stage” è una parola francese, e non inglese, come tutti pensano (o meglio, in inglese esiste, ma significa “scena di teatro”, non “tirocinio”);
      -“ucràino” è una parola piana, e non sdrucciola, dal momento che il gruppo -ai- forma un dittongo.
      Due errori abbastanza inconsueti per un giornalista che – a differenza di tanti altri – scrive correttamente la parola “suspense”.

      Ancora un’annotazione. Da questo suo libro trapela tutto lo spirito del giornalista: nonostante le citazioni da Montale, Ungaretti, eccetera, passando per la proverbiale semplicità di Hemingway e Camus (entrambi anche giornalisti, “ndr”) vuole convincere che la scrittura migliore sia quella chiara, misurata, a frasi corte ma efficaci. Giusta definizione, che si adatta però solo alle email, non ai potenziali testi (narrativi) da pubblicazione. La scrittura letteraria infatti si è spesso nutrita anche dell’opposto: dimentica forse Kafka (tedesco impeccabile ma frasi lunghissime), Proust (prolisso e oltremodo noioso), o Joyce (con i suoi puntini di sospensione ha inventato un nuovo genere) e Beckett (non abusava forse dei punti?) – per citarne solo alcuni?
      Eppure anche loro mi pare siano annoverati come pionieri della storia della letteratura.

      Da studentessa del corso di laurea in lingue e letterature straniere non posso non obiettare.

      Ora, se è arrivato alla fine di questa mail le sue pagine sono servite allo scopo. Forse. Che ci sia anche un po’ di talento?

      Sarei lusingata di ricevere una risposta alle mie osservazioni.

      La saluto con simpatia
      A.R.

      Risponde Beppe

      Infatti l’ho scritto, all’inizio del libro: i miei consigli servono per la scrittura non-narrativa (dall’email al saggio, dall’articolo alla relazione). Un narratore o un poeta fa quello che vuole. Verrà giudicato dal risultato. Magari si rivelerà un nuovo Joyce; più spesso sarà incomprensibile (e apparirà presuntuoso). Non è però il tuo caso, Alessia!
      Bsev

    • 14 settembre 2008 alle 12:36

      Ciao Beppe! Mi presento, sono Federica. Ti scrivo perchè ho appena visto su sky la tua intervista a Giovanni Allevi. Premettendo che voi due siete due personaggi che io adoro, ti dico che mi sono proprio divertita ad ascoltarvi, sia perchè entrambi siete persone brillanti, sia perchè è stato tutto all’insegna della spontaneità. Mi sono piaciute tantissimo le espressioni che hai fatto ogni volta che Giovanni finiva di parlare, eri proprio senza parole. Davvero, complimenti :) e un saluto dalla tua più grande giovane fan (mi dispiace per Silvia che ti ha scritto poco tempo fa, ma credo proprio di essere io la più giovane, spero mi scuserà).

      Risponde Beppe

      Grazie Federica. Ti dirò, quell’intervista è piaciuta molto anche a me. Hai 16 anni? Sei un formidabile ’92? L’età di mio figlio Antonio! Ciao, bsev

    • 16 settembre 2008 alle 22:40

      Grazie B.Severgnini.
      Se non sbaglio, solo raramente appare Italians sul Corriere di Firenze. Mi manca molto.
      Ormai ho letto quasi tutti i suoi libri, e ne ho regalati molti. Una bella terapia antidepressiva. Una buona, saggia, divertente ironia, idee chiare e molto buon senso.
      Buon lavoro e tantissimi auguri.
      maria_santoni@hotmail.com

      Risponde Beppe

      Be’, ‘Italians’ esce ogni giorno in rete (www.corriere.it/italians ) e ogni giovedì sul ‘Corriere’ e sul Magazine! P.S. Grazie.

    • 17 settembre 2008 alle 15:08

      Gentile Signor Severgnini,
      la ringrazio per le sue ‘Lezioni semiserie’ – molto utili, e divertenti. Mi sto impegnando ad applicare i suoi insegnamenti – spero sia evidente in questa email.
      Rimpiango di averla conosciuta solo ora (i miei vent’anni mi giustificano?); prometto di provvedere al più presto – noti: neanche un ‘che’.
      Un cordiale saluto, Claudia.

    • 24 settembre 2008 alle 11:18

      Ho appena finito di leggere ‘L’italiano. Lezioni semiserie’.
      Grazie.

    • 30 settembre 2008 alle 12:25

      Ho letto con grande interesse il suo libro ‘L’Italiano. Lezioni semiserie’. Da esso ho imparato molto, tengo questo libro per consultazione.

      Ora vorrei chiedere un suo parere:
      Tutti sappiamo cosa significa ‘handicap’, ma quando viene trasformato come aggettivo italiano, è meglio scrivere ‘handicappato’ o è meglio, come io sostengo, scrivere ‘endicappato’?
      Luciano Lorini

    • 1 ottobre 2008 alle 10:59

      salve, sono stanco di correggere i miei colleghi!
      è vero che è un errore dire: hai una bella calligrafia?
      si dice: hai una bella grafia..

      sono in errore?

    • 1 ottobre 2008 alle 11:50

      Caro Severgnini,
      suo lettore da anni, ho recentemente terminato lo studio del suo ‘Italiano Lezioni semiserie’.

      Oltre alla consueta ironia ed eleganza d’espressione che la contraddistingue da sempre, il libro offre una radiografia impietosa dei vizi espressivi contro i quali si combatte ahimè spesso senza soverchie possibilità di vittoria.

      Mi sono riconosciuto purtroppo in svariate situazioni da lei rappresentate e, umiliato, ho fatto voto di non cadere più in tentazione.
      Ho rivisto alcune mie mail per le quali sono stato spesso criticato in azienda in quanto ritenute complesse ed eccessivamente articolate; il verdetto è tanto crudele quanto inappellabile. Risulto barocco e tendo all’autocompiacimento.
      Giuro: non accadrà più!

      Il libro fà bella mostra di sè sulla mia scrivania a testimonianza della conversione ad una prosa più immediata; ho avviato peraltro una dura opera di conversione anche dei miei collaboratori e, spero, dell’alta direzione.
      In sostanza una sfida al mondo dell’incomunicabilità, una crociata a sostegno del congiuntivo nonchè un tentativo di ottenere riunioni in cui si parli italiano.

      Estratto del capitolo dedicato all’abuso di terminologia inglese è stato inviato a tutti i nostri consulenti in modo da evitare che i meetings per il kick off del project riferito al roll out della new company si concludano senza avere definito la mission, condiviso la vision e non esplorato tutte le issue in agenda.

      Mi rendo conto di aver avviato una lotta titanica ma è una sfida personale mossa dal sacro fuoco acceso dal suo libro in merito alla quale la terrò aggiornato.

      Spero di leggerla e confido nel suo sostegno.
      Un cordiale saluto.

      p.s.: salvo errori dovrei essere riuscito a non usare neanche un ‘che’ e ad non impiegare avverbi in ‘mente’. Promosso?

      Risponde Beppe

      Rimandato a settembre! Ha scritto ‘fà’ con l’accento 😉

    • 3 ottobre 2008 alle 16:14

      Ciao Beppe!
      Mi chiamo Laviero e sono studente di economia a Siena. In primis volevo complimentarmi con te perchè sei semplicemente un grande. Poi però volevo chiederti un undicesimo consiglio perchè i 10 consigli presenti ne ‘L’inglese’ non mi bastano più! Mi comincia a mancare la faccia tosta! Sono in erasmus ad Hasselt (regione fiamminga del Belgio) dove seguirò corsi in lingua inglese e dove cmq l’inglese è parlato da tutti. Le prime due settimane è andato tutto alla grande… ma la terza mi sta mettendo un pò in agitazione. Aiuto!

      ps: non mi sembra inutile dirti che, con i vincoli di peso ryanair, l’unico libro che ho voluto portare con me è proprio ‘L’inglese’ e che se passi da queste zone sarei lieto di invitarti per una pizza! 😉

    • 4 ottobre 2008 alle 17:26

      Leggo volentieri i suoi libri. L’ultimo è proprio ‘L’italiano – Lezioni semiserie’.
      Ho regalato alcune copie ai miei amici perchè mi è sembrato di donare il suono della nostra lingua che si sta perdendo nel gergo e non nei dialetti.
      Quando localmente prevalevano i dialetti ma gli studenti a scuola studiavano veramente la nostra lingua era brillante.
      L’ho regalato alla mia insegnante di Lettere delle medie che ora ha 70 anni e oltre che trovarlo divertente ha apprezzato la profondità di certe analisi e l’ironia fatta sulle distorsioni dell’uso dell’italiano.
      Io, dal canto mio, che ho sempre cercato di avere una buona forma di espressione, mi trovo a correggermi ulteriormente, semplificando le forme e scegliendo le parole più corrette.

    • 6 ottobre 2008 alle 23:48

      Prima di partire per l’America, mi aggiravo per la libreria alla ricerca di un libro attinente alla mia metà, così sono imbattuta in ‘Un Italiano in America’.
      Letto tutto d’un fiato e precipitata a comprare ‘Inglesi’ e ‘L’inglese’. Alla fine, ho desiderato averli letti prima di partire per il mio mese quasi disastroso passato a Londra.
      Dopo di chè mi sono dedicata a ‘Italiani si diventa’. Nonostante la mia giovane età, complici forse i genitori un po’ avanti con l’età, ho rivissuto gran parte della mia infanzia.
      Un semplice Grazie, perché un Severgnini sul comodino è garanzia di un sorriso prima di addormentarsi.

      Risponde Beppe

      Garanzia’ è una parola impegnativa, cara Aurora; ma è un gran complimento. Vuol dire: questo prodotto – sì, lo siamo anche noi scrittori – non mi delude. Che dire, ancora? Speriamo di continuare così. Il 30 ottobre esce ‘Italians – Il giro del mondo in 80 pizze’ (Rizzoli). E’ di gran lunga il libro di viaggi migliore che ho scritto; e racchiude – credo – il piacere agrodolce di essere italiani all’estero. Fammi sapere 😉

    • 12 ottobre 2008 alle 18:09

      MorbidaMaterna&Masochista o TantoTitrito? Qualche attimo di esitazione prima di definire la tipologia di Donna Tripla che più mi appartiene. Deciso. Entrambe. In fondo sono una Donna Normale anche io!
      Aspetto con ansia il suo prossimo lavoro: l’autista dell’autobus riprenderà a strombrazzare davanti alla fermata per far si che stacchi gli occhi dai suoi libri e mi accorga di lui, grazie al cielo!
      a presto.

      Anastasia

      Risponde Beppe

      Se sei sull’autobus, nessun problema. Non farlo sulle strisce pedonali.

    • 16 ottobre 2008 alle 16:23

      Gentile Beppe,
      ho letto il tuo libro ‘L’inglese’ e l’ho trovato più istruttivo di molti corsi. Di sicuro mi ha fatto accorgere di molte mie grossolanità, anche di pensiero, cui sto cercando di porre riparo. Complimenti anche per i tuoi consigli sull’italiano corretto: mi ricordano molto quelli di un altro autore che amo parecchio, l’ing. Roberto Vacca.
      Insomma, complimenti e continua così. Con stima, Giulio Contini