Archivio opinioni

Care lettrici, cari lettori, volete mettervi alla prova come recensori di Beppe Severgnini?

TOCCA A VOI! Beppe aspetta commenti e opinioni – buone o cattive, non importa – e se appena possibile vi risponderà.

    • 5 maggio 2008 alle 12:42

      lo so è una domanda banale.
      Non riesco ad imparare l’inglese, so che Lei giustamente più di una volta disse che in Italia la percentuale di persone che parlano un buon inglese, rispetto alla media europea, è decisamente inferiore.
      Non potendo andare all’estero, faccio corsi presso importanti centri linguistici eppure!
      Mi dia una dritta, vorrei un giorno poter parlare senza problemi con un americano/inglese, come ha appena fatto lei con Al Gore.
      Grazie
      Giuliano

    • 6 maggio 2008 alle 23:30

      Caro Severgnini,

      ho finito di leggere “Lezioni semi-serie di Inglese” per dare una ripassatina al mio Inglese decisamente “datato”, dal 1967 al 1972.
      E’ vero, si impara meglio l’inglese se lo si abbina con il divertimento…
      Imparavo la lingua con le canzoni di Bob Dylan che avevano il testo originale in inglese e la traduzione italiana alla pagina di fronte, nei libri economici della Newton Compton , casa editrice con il pregio del basso prezzo.
      Altrettanto vero che la lingua inglese ha prova di vitalità, nonostante venga maltrattata proprio da tutti, dai turisti ai venditori ambulanti, agli studenti… Poche regole, semplicità di uso, le odiate declinazioni in latino non ci sono: come si fa a non imparare una lingua sfacciatamente facile?
      La sua diffusione in tutto il mondo è dimostrata dal suo uso: russi e cinesi si possono insultare tranquillamente in inglese, in una lingua che non è la loro. Che piaccia o no, è parlato dalla maggioranza della popolazione mondiale…
      Ma esiste anche un’altra lingua parlata, pardon, maneggiata dai Sordi di tutto il mondo: la Lingua dei Segni. Tutte le lingue del mondo sono vocali: solo la Lingua dei Segni è l’unica lingua visiva. Oh no, non intendo scatenare una competizione: i confronti sono quasi sempre antipatici e oltretutto sono due lingue completamente diverse sotto vari aspetti.
      Quello che vorrei sottolineare è la diffusione in tutto il mondo della Lingua dei Segni, proprio come l’inglese, e con la facilità di apprendimento in comune. Non è esperanto, invenzione linguistica che non ha mai attecchito. Se due Sordi stranieri, per esempio un americano e un giapponese, si incontrano, inizialmente la comunicazione in segni non sarà veloce, ma la sera, alla fine della giornata, si può assistere a una comunicazione fitta a base di Segni internazionali. Ciò dimostra la facilità di uso, proprio come l’inglese. Non sono io a prendere la briga di fare questa affermazione, è scritto nel libro del medico-scrittore Oliver SACKS, “Vedere voci” ed. Adelphi e lo faccio per dimostrare la scientificità dell’affermazione. E circa un mese fa un concerto rock di Daniele Stefani è stato accompagnato con traduzione in Lingua dei Segni: più facile di così…
      Nonostante il fatto che sia stata dichiarata lingua ufficiale dall’Unione Europea nel giugno 1988, ed abbia l’appoggio dell’ONU e dell’OMS, in Italia la LIS (Lingua Italiana dei Segni) fatica ad avere il riconoscimento ufficiale dal Governo Italiano. Un paese del Terzo Mondo come l’Uganda non ha problemi a riconoscerlo come Lingua ufficiale: esistono notiziari in Lingua dei Segni anche nei paesi arabi, ci sono principi scandinavi che fanno gli auguri di Buon Anno con i Segni, e anche la nostra RAI fa la sua parte, anche se potrebbe fare molto di più, nonostante la martellante pubblicità…
      Colpisce l’indifferenza “bipartisan” verso la Lingua dei Segni, nonostante le promesse, moltiplicate in tempo elettorale, che durano da più di venti anni (dal 1988 in poi). L’unica cosa che accomuna gli opposti schieramenti politici è la mancanza di risultati concreti in campo legislativo.
      Caro Beppe, potresti pubblicare questa lettera di protesta sul Corriere della Sera? Quello che potrai fare, nei limiti del possibile, sarà molto gradito dalla maggioranza dei Sordi Italiani (Scrivo Sordi con la S maiuscola in quanto Comunità e Minoranza Linguistica, e non solo handicap oppure “diversa abilità”, parola che adesso è di moda…).

      Grazie.

      Michele RUSCICA

      SIRACUSA

    • 16 maggio 2008 alle 15:03

      Caro Beppe,
      ci siamo incontrati brevemente alla cena dell’Ambasciatore Spogli.
      Ho letto alcune parti del tuo Manuale dell’uomo domestico e per quanto sia divertente pende molto dalla parte del maschile!
      Non credi che gli uomini ci provino dopo una cena mentre credi che tutti gli uomini vogliono stare da soli! Anche io ho spesso bisogno di momenti di solitudine e gli uomini non lo capiscono…invertire i luoghi comuni e’ un tuo motto, no?
      sto cercando disperatamente la versione francese ‘Comment peut-on être italien?’ ma a Roma non si trova ne’ da Feltrinelli international, ne’ a Termini…forse il centro St. Louis? Un suggerimento?
      grazie, buon lavoro, Veronica

      Risponde Beppe

      Strano che l’edizione francese de ‘La testa degli italiani’ – ‘Comment peut-on être italien?’ (Flammarion) – non si trovi, nelle librerie internazionali di Roma. La cosa migliore, a questo punto, è ordinarlo su internet. Saluti, e grazie della stima.

      bsev

    • 21 maggio 2008 alle 23:53

      Stanotte, dopo aver letto anche l’ultimo capitolo e i ringraziamenti di ‘Un Italiano in America’, vado serena e contenta verso il mio riposo notturno.
      Il libro di Severgnini è pervaso da un incessante umorismo ben miscelato con acute, comiche e amene osservazioni.
      Sebbene non espressa traspare la sua curiosità, adattabilità e pazienza verso usi e costumi diversi dai nostri; il tutto ben condito con un pizzico di malinconia e nostalgia.
      I miei complimenti all’autore.
      Conchita

    • 21 maggio 2008 alle 23:59

      Si ritenga soddisfatto Signor Severgnini: io sono la centoduesima persona che dopo aver letto e riletto ‘L’Inglese’ – Nuove lezioni semiserie – ha ridotto le distanze da una ligua la cui diffusione è difficile non notare.
      Ho avuto modo, anche questa volta, di imparare molto divertendomi assai.
      Sappia che in casa nostra ogni sua opera viene letta, riletta, commentata e discussa con allegria da almeno quattro persone.
      Complimenti e grazie!
      Conchita

    • 22 maggio 2008 alle 09:04

      Sto leggendo ‘L’Italiano. Lezioni semiserie’ ed ho letto ‘Italiani si diventa’. Mi sto divertendo tantissimo e sto anche ripassando alcune regolette ortografiche, presenti nella mia memoria, ma un po’ arrugginite dal tempo.
      In entrambi i libri mi sono letteralmente ‘squartata’ dalle risate incontrando espressioni come ‘luartis’ o descrizioni di spaccati della vita cremasca.
      Di complimenti ne avrà già ricevuti tanti, il signor Severgnini, ed anche da personalità ben più in vista, ma volevo aggiungere anche i miei, che per quel poco che valgono, sono comunque di una sua fan affezionata.
      Tanti saluti.
      Antonella

      Risponde Beppe

      Complimenti graditissimi. W i luartìs.

    • 30 maggio 2008 alle 14:40

      Caro Signor Severgnini,

      nel suo libro c’è scritto che la espressione ‘Bella Figura’ esiste solo in italiano. Mi dispiace, ma non è esattamente corretto. Anche nel tedescho c’è la espressione ‘far bella figura’. Vuol dire che ci siamo anche riduttivo noi tedeschi?

      Cari Saluti,
      stefania

    • 3 giugno 2008 alle 14:01

      Galeotta fu la sosta all’autogrill della Roma Civitavecchia. Mentre ripristinavo la giusta dose di caffeina nel mio sangue, ( insomma mentre prendevo un caffè ), ho visto sullo scaffale il libro sulle lezioni semi serie della lingua italiana. Bè che dire: complimenti davvero caro Beppe. L’ho divorato in due giorni, digerito in tre e riletto attentamente in una settimana ‘armato’, questa volta, di matita e blocchetto di post it giallo per appuntarmi le pagine più sfiziose. Delizioso il passaggio sui due punti, utile davvero quello sulla litote e l’ossimoro. Se non ti avessi letto con tanta attenzione non avrei difficoltà a definire certi spunti davvero MITICI! E non sai i sorrisi che sono spuntati in me nello scrivere questo commento che sarà lungo ma privo di maiuscolite, di troppe virgolette e sopratutto senza fregatura finale.

      Risponde Beppe

      Vedo che hai imparato la lezione, Michele.

    • 12 giugno 2008 alle 18:15

      Sto leggendo’L’italiano. Lezioni semiserie’ e ne sono rapito, in quanto amante passionale della lingua italica. Però credo sia passabile il vezzo di un buon conoscitore dell’italiano di far sfoggio della sua abilità, ovviamente senza eccedere, anche solo per narcisismo… L’avessi avuto come provessore Severgnini! Si sarebbe anche potuto disquisire amabilmente di Inter… ‘Il sedici per i sadici’!

    • 14 giugno 2008 alle 12:08

      Caro Beppe, dopo ‘Interismi’, ‘Altri Interismi’ e ‘Tripli Interismi’ (specie dopo quest’ultimo) sento la mancanza delle tue perle di saggezza sulla squadra nerazzurra. Erano consolatorie, esortatrici, politically correct, ma soprattutto erano scritte in maniera spensierata da una persona altrettanto spensierata. So che hai promesso che non puoi scrivere un libro ad ogni scudetto che vinceremo…ma almeno per una Champions (sperando che arrivi a breve) potrai infrangere questo voto?! Ogni lunedì compro la Gazzetta per due motivi: leggere le pagelle (viva la mediocrità del 6,5 al migliore in campo) e leggere la tua rubrica (così come Sportweek al sabato), per sapere cosa ne pensi dell’ultima giornata e di altri faccende calcistiche. Un saluto, e forza Inter!

      Risponde Beppe

      Grazie Riccardo. ‘Eurointerismi’ (in caso di Champions) mi tenta, eccome. Ma credo resisterò… Spero comunque che l’Inter mi metta in tentazione: questo è cio che conta! Bsev.

    • 24 giugno 2008 alle 09:53

      Ciao Beppe,
      Sono Rossana di Milano, quella ragazza venuta alla conferenza stampa lo scorso gennaio e a cui hai fatto un paio di autografi, di cui uno su ‘L’Italiano. Lezioni semiserie’.
      Sul libro scrivi che non si dice mai ‘assolutamente si’ oppure ‘assolutamente no’.
      Ebbene, io lo sento dire sempre dappertutto, in televisione, in radio, e tutte le volte mi irrito e penso: Severgnini ha detto che non si dice!!
      Giusto??
      Saluti e sempre forza INTER.
      Rossana

    • 28 giugno 2008 alle 02:06

      Caro Beppe,
      ho appena finito di leggere uno dei tuoi ultimi libri, e sarà perché la scuola è finita ma ne sento già un po’ la mancanza, sarà perché l’ho letto poco prima di una presentazione di autori esordienti, ‘Italiano, Lezioni semiserie’ mi è sembrato davvero molto utile ed accattivante. Ho riso di gusto ripensando alla mia professoressa che mima oscene virgolette muovendo le dita nell’aria, e quando ho sentito gli esordienti ai quali accennavo sopra parlare di “amicizie con la a maiuscola” e di “vent’anni che si hanno una volta sola”.
      Ho ripassato in una giornata -spassandomela- regole e regole somministrate al ginnasio da un professore occhialuto e molto serio affiancato da un’arma letale: il Tantucci.
      Mi sento in dovere di ringraziarti; un bel ripasso mi occorreva. E qualche risata anche.

      Adriana Giuffrida, Roma

    • 21 luglio 2008 alle 12:20

      Carissimo Beppe, (mi permetto di darti del tu) ci siamo conosciuti all’aeroporto di Cagliari nel gennaio del 2004. Ti accompagnava una mia amica di nome Benedetta. Mi chiamo Filippo e sono un ex alunno di Rosellina Corona.
      Ti scrivo per comunicarti che i tuoi libri hanno riscosso un grande successo qui a Girona. Parlo soprattutto dell’ultimo.
      È impegnativo tradurre in catalano alcuni passaggi, però, è divertente e piacevole discutere con i ragazzi di aggettivi, punteggiatura… prendendo spunto dalla tua ironia e dalle tue definizioni efficaci e simpatiche In questo caso ho utilizzato due aggettivi e mi vergogno. Ti chiedo umilmente scusa. Riconosco che gli aggettivi sono come le cravatte: meglio usarne una alla volta o nessuna. Altrimenti si diventa ridicoli (p. 162).
      Ciao
      Filippo

      Risponde Beppe

      I tuoi aggettivi vanno benissimo. Sono contento che LILS sia piaciuto. Vedrai il prossimo: è perfetto per voi! Data di uscita prevista: 5 novembre 2008.

      ciao

      bsev

    • 23 luglio 2008 alle 23:30

      Hi Beppe, I WAS READING YOUR BOOK TODAY ON THE BEACH IN capo TESTA, Sardegna,laughing outloud.I bought the book in US, because I liked the title. I told everyone about how much I enjoyed your writing and sense of humor. They knew about you from the newspaper. I am having dinner in S INDIRA in Santa Reparta and I have learned that you live close by in Rena Majore. Iam leaving Friday, but I would love to meet you next year. Thank you for sharing your love of writing…you have made my day, and week.
      Regards,
      Diane S. Vezza
      New Jersey, USA
      wwww.dianevezza.com

      Risponde Beppe

      Next time, then! Thanks Diane, and all the best from sunny (and VERY windy) Gallura… Un abbraccio, Bsev

    • 26 luglio 2008 alle 17:53

      Compro oggi le lezioni di italiano in edizione economica ‘superpocket’ (a proposito delle parole inglesi che si potrebbero evitare…). Bellissima copertina cartonata rigida. Ma carta è l’impaginazione sono un po’ scadenti, anche per un tascabile.

      L’ho messo di fianco al superpocket di ‘Manuale dell’uomo domestico’ la cui copertina è di volgare cartoncino (e va benissimo, così sono i tascabili in tutto il mondo) ma la carta è migliore, con corpo ed interlinea più grandi.

      Suggerimento per il tuo editore: facciamo il ‘cliente’ contento non solo mentre accarezza la copertina sullo scaffale del supermercato (sarebbe stato più bello aver scritto libreria, ma la realtà, anche per me…).

      Risponde Beppe

      Ma è l’edizione rilegata di un libro recente e costa solo 5 euro e 90! Qualcuno è proprio incontentabile. O sbaglio?

    • 12 agosto 2008 alle 15:11

      Grazie tante, mi sono divertita, imparando! Insegno Russo alla universita’ a Roma e porto il suo libro ai miei amici italianisti.
      Bravo!

      Risponde Beppe

      Bene, aspetto i commenti…

    • 16 agosto 2008 alle 02:45

      Che buona foto di Luna e Romeo nella galleria, mi ha fatto ridere scoprire che io scrivo italiano piú o meno come loro.

      Risponde Beppe

      Romeo è un po’ debole nei congiuntivi.

    • 18 agosto 2008 alle 22:08

      Caro Severgnini,

      grazie per gli interessanti e divertenti libri.
      Pur non avendone titolo, mi permetto di fare le seguenti note al suo ultimo libro:

      P. 11 – ‘Bene, questa era l’introduzione’ non è colloquiale?
      P. 20 – Contesto – Difendo questo termine, che se usato a proposito, mi sembra utile.
      P. 23 – Interfacciare – Non la difendo! A sua discolpa però ci sono tutti i termini tecnici che di fatto ci obbligano a usarla (es. come dire che un programma per PC deve collegarsi con una macchina?).
      P. 149 A me sembra che il colpevole sia la TV. Si pensi che anche giornalisti famosi, e persino il telegiornale non usano più il congiuntivo.
      P.155 Non capisco proprio perché non dovrei usare ‘che’: in inglese si traduce in tante parole, come lo dice lei stesso.
      P.161 Grandi scrittori hanno usato bene gli aggettivi: perché quest’attacco?
      P. 190 Non mi aspettavo un errore di grammatica all’ultima frase! A meno che lei non ritenga certo che le sue pagine sono servite allo scopo, cosa che non si addice ad una persona spiritosa come lei.

      Cordialmente

      Alessandro Romagnolo

    • 18 agosto 2008 alle 22:53

      A proposito de ‘l’inglese lezioni semiserie’ vorrei segnalarti un bellissimo video su youtube http://www.youtube.com/watch?v=cgl2OEeWDwA
      l’ho trovato molto divertente perchè ,anche se fortunatamente non mi sono mai trovato in situazioni del genere , avrei potuto benissimo essere io il protagonista o come me molti altri italiani che non hanno nessun timore a parlare in inglese anche a costo di essere ridicoli.
      Sei un grande , amo i tuoi libri anche se purtroppo – per colpa mia sia chiaro – non mi hanno insegnato niente.
      p.s a dimostrazione della mia ultima affermazione, sappi che ho letto per ben 3 volte ‘l’italiano lezioni semiserie’

    • 22 agosto 2008 alle 16:33

      Gentile Severgnini,

      leggendo le sue Lezioni Semiserie de L’Italiano, mi è venuta voglia di scriverle. Sono certo dello scarso valore delle mie considerazioni presso di lei, tuttavia mi voglio illudere che le prenderà semiseriamente.

      Desidero innanzi tutto ringraziarla del contenuto del volume e dell’intenzione con il quale lo pubblica – quella palese, s’intende.

      Benchè io non sia toscano, non riesco a fare a meno del suono inimitabile di quel ‘sicchè’, del suo ruolo nel periodo: quasi un singhiozzo a far saltare la puntina del disco di qualche solco in avanti, ma con perfetta sincronia. Lei, invece, mi stronca il ritmo sincopato così ottenuto con un ‘ridicolo’; come fa a resistere al suo fascino?

      Altra considerazione sul ‘che’: quando ci vuole, ci vuole. Perchè risparmiare subordinate, e perdere così la facoltà di attirare o sviare l’attenzione del lettore, confonderlo anche – se utile -, utilizzando uno stile un po’ barocco? Adoro il barocco, specialmente in musica.

      Infine la brevità: figlia della fretta. E’ un po’ un controsenso, se si pensa agli interminabili panegirici che riempivano le costosissime pergamene. Le parole sono strumenti eccezionali, è vero, ma rimangono contenitori sterilizzati di concetti personali: quasi sempre approssimazioni convenzionali di concetti personali anche parecchio più complessi. Spesso le situazioni superano la capacità di espressione dello scrivente, e la sua scorciatoia dualista con la quale falcidia avverbi, aggettivi, anche periodi interi, è in realtà assai pericolosa. Non mi dica: ‘O è pericolosa o non lo è’, perchè mi stupirebbe pensare che lei non faccia differenza tra la pericolosità di un patore maremmano e quella di un pechinese.
      Sono convinto che anche una e-mail di lavoro debba non di rado salvaguardare la qualità dell’informazione producendosi in articolazioni complesse per descrivere situazioni altrettanto complesse ed articolate, come un rapporto di polizia descrive minuziosamente i fatti per permettere ad altri un attento giudizio.

      So di essere in minoranza quando esprimo il mio parere sulla comunicazione ‘efficace’, vale a dire quel concentrato di pensiero che finisce sempre per sapere di conservante, e spesso per perdere la parte più nobile. Tolga ad un quadro i colori che differiscono troppo poco da quelli più conosciuti, le sfumature meno estese, conti i colori come fa con le parole ed i caratteri: avrà come effetto un disegno stile bambino in età prescolastica – genere di pittura in effetti oggi molto valutato. Ma ha distrutto la pittura.

      Non credo che lei arriverà fino qui, cestinerà sicuramente prima. Nel caso però la premio con una citazione di JRR Tolkien che mi è molto cara: ‘[in Vecchio Entese] per dire una cosa qualsiasi si impiega un’infinità di tempo, perchè noi preferiamo non dire una cosa, se non vale la pena di prendere molto molto tempo per dirla e ascoltarla’ (Il Signore degli Anelli, Bompiani 2006).

      Rinnovo i miei rigraziamenti e la saluto.