Archivio opinioni

Care lettrici, cari lettori, volete mettervi alla prova come recensori di Beppe Severgnini?

TOCCA A VOI! Beppe aspetta commenti e opinioni – buone o cattive, non importa – e se appena possibile vi risponderà.

    • 11 giugno 2011 alle 15:49

      Caro Beppe,

      Sono Jacopo, ti ho approcciato ieri sera durante la presentazione del tuo nuovo libro ad Amsterdam. Ti scrivo perché mi volevo complimentare per la serata decisamente interessante e piacevole e credo che anche i Dutch si siano divertiti parecchio! Essendo anche il mio 30esimo compleanno, è stata una piacevole diversione per i festeggiamenti!
      Comunque ho un rammarico che ti volevo comunicare: alla fine della serata avrei voluto discutere con te di un milione di cose, dalle possibilità per noi ‘ottantini’ di rientrare (un giornoS) in Italia, a quanto sia rilassante poter vivere in una grande città come Amsterdam senza usare la macchina ma solo la bici, ma come la colazione con croissant, cappuccino e Gazzetta sia insostituibile!; di come sia impossibile spiegare (tantomeno farle accettare!) il ruolo delle ‘Veline’ alla mia moglie iraniana; di come, lavorando alla Commissione Europea, abbia notato nelle istituzioni Europee pochi casi di ‘pigrizia’ da pubblica amministrazione e moltissimi di colleghi intelligenti, determinati e orgogliosi di far parte di un progetto così ambizioso; di come sia molto più soddisfacente essere un PhD all’estero che un ‘dottore’ in Italia ecceteraSe pure al momento di salutarti, sarà stata la stanchezza o il poco tempo a disposizione, mi sono lasciato andato solo al cliché della ‘foto col VIP’S
      Quindi, volevo scusarmi con te di non essere stato un interlocutore intellettualmente stimolante! Beh, anche a 30 anni si imparano cose di se’ da migliorare e maturareSNel frattempo spero che tornerai a trovarci presto qua nei paesi del ‘Low Sky’!

      Un cordiale saluto,

      Jacopo Giuntoli

      Risponde Beppe

      Grazie Jacopo, è stato un piacere conoscervi. Serata di pioggia battente, eppure eravamo in parecchi…

    • 24 luglio 2011 alle 23:45

      Caro Beppe…Grazie!
      Grazie per accompagnarmi con i suoi libri, così come è successo per esempio con Italiani si diventa, capitolo dopo capitolo.
      Mi sono ritrovata in tutte le sue pagine perchè mi sono resa conto che anche se abbiamo vissuto anni diversi, le tappe che hanno reso lei italiano sono quelle che mi hanno reso consapevole del mio essere italiana.
      Il liceo classico, le vacanze al mare ed in montagna, l’università in una grande città lasciando alle spalle la provincia. Ed ancora, le prime esperienze all’estero, le vacanze studio, gli erasmus, gli stage e le amicizie “straniere”. Anche se forse qualche cosa nel frattempo è cambiato – l’”erasmus” non è piu solo in Europa e il mondo è diventato ancora piu piccolo- mi rendo conto che tutte quelle osservazioni ed emozioni che lei descrive nei suoi capitoli, fanno parte di me.
      E proprio mentre leggevo il suo ultimo capitolo mi sono ritrovata anche io a 25 anni con una laurea in mano ed un po’ “persa”!
      Conscia del mio smarrimento ma anche del mio essere un po’ più italiana, sono partita per Londra e ricominciato qui la mia vita. E leggendo Inglesi tutto è stato più semplice. E’ anche grazie a lei se riesco a trovare un senso in questa grande metropoli.
      Grazie davvero per tutto ciò.
      Le devo anche confessare un’ultima cosa: tutte le mattine, mentre cerco di non ustionarmi o di non congelarmi il viso, io penso a lei!
      Saluti.
      Elena F.

    • 27 luglio 2011 alle 15:14

      Caro Beppe, i tuoi libri sugli inglesi sono sempre attuali e spot on! Ma se potessi fare tutto da capo, lasceresti Londra per tornare in Italia oggi a 35 anni con un buon lavoro, un marito e un figlio? Dopo 12 anni, mio marito ed io abbiamo deciso di tornare perché ‘stanchi’ di Londra, del tempo, degli Inglesi, di essere ‘guzumped’ ad ogni tentativo di acquisto di proprietà e perché le scuole sono troppo care. A due anni dal nostro rientro in Italia siamo totalmente spaesati e non ci riconosciamo più in questo paese. Abbiamo fatto un enorme errore o è solo questione di ‘riambientarsi’? Mi preoccupa soprattutto il futuro di mio figlio, oltre a quello del Paese.

    • 8 agosto 2011 alle 15:51

      Ciao Beppe,
      sono una trentenne innamorata dei tuoi libri e di come scrivi. Venerdì sera scorso sono stata spettatrice del tuo Pancia Tour in Musiera. Più che spettatrice sarebbe appropriato dire “ascoltatrice”, dal momento che ho trovato posto solo dietro un’enorme stufa a olle che ti nascondeva alla mia vista… e comunque a me interessava ascoltare. Starei ad ascoltarti per ore, sebbene creda che tu non saresti altrettanto disponibile a parlare per tutto quel tempo.
      Ad ogni modo grazie per l’intrattenimento, perché è bello ogni tanto sentire qualcuno che racconta cose interessanti, che condivido appieno, spiegate in maniera così chiara, ironica, avvincente.
      E grazie perché mi rincuora sapere del tuo successo all’estero e pensare che fuori dall’Italia un certo numero di persone sia a conoscenza che in Italia oltre a un B. abbiamo anche un S.
      Anzi oltre a un S.B. abbiamo anche un B.S., che a mio parere sono inversi non solo dal punto di vista delle iniziali, ma anche della reputazione.
      Un caro saluto

      Greta

      Risponde Beppe

      Grazie Greta. Quindici presentazioni in quindici giorni (!), e sempre tantissimo affetto da voi lettori. Il Pancia Tour è stato impegnativo: ma ne valeva la pena.

    • 21 agosto 2011 alle 16:44

      Caro Beppe,
      grazie per ‘La pancia degli Italiani’. Grazie perché ci hai dato modo di riflettere davvero sul fenomeno B, anche in maniera quasi dolorosa. Ho apprezzato particolarmente il metodo rigoroso, scientificamente corretto di analizzare il problema. Ma, come giustamente hai detto a Grado, durante la presentazione del libro, ogni italiano ha un proprio ‘fattore X’ per spiegare ai posteri il fenomeno B. Io te ne propongo uno, diverso da quelli da te descritti (almeno credo): l’ammirazione. Non tanto, o non solo, per la ricchezza, il successo o il potere acquisiti, ma soprattutto per essere uno che se la cava sempre, con metodi leciti o illeciti. In fondo, l’italiano ha una profonda ammirazione per tutti coloro che riescono a farla franca, anche quando questo significhi determinare un danno ad altri o alla collettività. In Italia, contrariamenti ad altri paesi, soprattutto se anglosassoni, c’è ammirazione per la pappola astuta, per la frode con inganno, purché vincenti. Chi ‘frega’ il prossimo in Italia viene giudicato un vincente e viene ammirato. Invece che ritenersi offeso, l’italiano che vota B. ritiene giusto che il suo governo promuova le leggi ‘ad personam’, dato che è in suo potere farlo. Sarebbe considerato uno stupido se non lo facesse. E data la sistematicità della promulgazione, l’ammirazione determina consenso.
      Saluti

    • 2 settembre 2011 alle 17:20

      Per la prima volta mi registro su un sito senza pensarci due volte. Forse perché, dopo aver letto articoli, libri, e visto interviste, il suo stile mi ha letteralmente sedotto e – speriamo – non abbandonato.
      Ho notato anche una sua particolare attitudine a conquistare i giovani ed indirizzarli verso il futuro (parola, ahimé, così poco concreta e attitudine così poco comune).
      Scrive una giovanissima giornalista di una piccolissima testata locale, che ha tanta voglia di fare e tanto bisogno di una guida autorevole e, soprattutto, autoironica.
      Grazie in anticipo

      Risponde Beppe

      Ma scrivi sul serio, o sul Serio, Francesca? bsev

    • 8 settembre 2011 alle 10:59

      Buongiorno,
      è già da qualche giorno che ho finito di leggere ‘La pancia degli italiani’ e non riesco a levarmelo dalla testa. Mi presento: mi chiamo Elena Agustín Vicente, traduttrice, cittadina spagnola ma da 7 anni residente in Italia e da 1 anno sposata con un italiano.
      Anche se sono in Italia da un po’, certi meccanismi politici e sociali continuano ad essere un po’ un mistero per me, quindi quando ho visto il suo libro sullo scafale della libreria mi sono subito incuriosita.
      Devo dire che leggerlo è stato allo stesso tempo una grossa scoperta e un grande piacere. Man mano andavo avanti, la mia testa da traduttrice (che non riesce mai a stare zitta) continuava a pensare come avrebbe potuto tradurre ogni pezzo, ogni gioco di parole… e quanto sarebbe stato bello, quanto sarei stata contenta di dare finalmente ai miei amici spagnoli una risposta all’eterna domanda: ‘Ma come mai Berlusconi continua a governare?’. ‘Ecco, questa è la risposta’, direi.
      Perciò, anche se sono cosciente che le cose non sono così semplici, che l’editoria ha i propri tempi e metodi, vorrei offrirmi a tradurre il suo libro. Per me sarebbe un onore e un piacere. Ci pensi. E se poi decide di farlo tradurre lo stesso ma da qualcun altro, me lo dica. Lo regalo a tutti i miei amici per Natale!!
      Un saluto,

      Elena

      Risponde Beppe

      Cara Elena, il libro è stato tradotto finora in tedesco, olandese, inglese. Nessun segnale finora da parte di editori spagnoli (il precedente ‘La testa degli italiani’ è stato invece pubblicato in Spagna, Messico e Sudamerica)… Grazie della stima, però!

    • 29 settembre 2011 alle 13:14

      Caro Beppe,
      mi chiamo Melissa e vivo all’estero, dove con mio grande piacere, insegno italiano agli stranieri.
      Leggo spesso il tuo blog e devo dire che è molto utile, mi aiuta a restare al passo con la ns.lingua…
      Oltretutto, mi ritrovo molto spesso a dover rispondere alle domande più strampalate anche a parte degli stranieri! E le tue chicche mi sono di grande aiuto…
      vorrei puntualizzare però una cosa -non mi stancherò mai di farlo: la parola STAGE intesa come tirocinio è francese, non inglese e tutti si ostinano in Italia, a pronunciarla all’inglese..NO, please!!!
      Tra i tuoi consigli, l’hai inserita tra le parole inglesi da evitare…
      potremmo puntualizzare questa lieve ma fondamentale caratteristica?

      Stage (fr)= tirocinio
      Stage (en.)= fase, palcoscenico

      (pronuncia ovviamente diversa, che non sto qui a translitterare).

      Visto che amiamo tanto usare le parole straniere, almeno usiamole nel modo giusto, oppure atteniamoci saldamente alla nostra amata lingua madre.
      Per non parlare del problema inverso: se dite ad un madrelingua inglese che state facendo uno STAGE (en) in azienda, quello vi guarderà un po’ allibito e vi chiederà di spiegare.

      Grazie mille Beppe per questo spazio.
      Continua così!!!

    • 14 novembre 2011 alle 12:40

      ciao Beppe, volevo solo ringraziarti per l’articolo ‘italian want a comeback’…
      commenti a riguardo sono superflui!
      ..spero incontrarti di nuovo a Piccadilly sotto una bandiera nerazzurra…fra quanto tempo poco importa!

    • 1 gennaio 2012 alle 10:41

      Salve, mi sono appassionato alla questione del qual.. e navigando ho trovato la definizione del meccanismo di elisione … L’incontro tra due vocali può, a livello di pronuncia e orecchiabilità, creare qualche difficoltà di lettura e risultare poco armonioso; per questo motivo, ricorriamo all’elisione … e quindi essendo questa una presunta tautologia la forma dovrebbe essere elisa in (lasciamo perdere la questione bizantina degli accenti acuti e gravi). Nello stessa regola si riporta come corollario che le parole qual/quale e gli avverbi che terminano in ‘ora’ non sono soggetti alla regola e quindi non elidono ma non viene spiegato il motivo. Il problema della sintassi e conseguente semantica attanaglia da sempre i nostri scritti, soprattutto pubblici, lasciando sempre una alea interpretativa enorme. Forse tra le questione di ammodernamento necessarie sarebbe del caso rinvendire quanto fatto a suo tempo da Dante ”elidendo” quanto non serve. Auguri di Buon Anno (ne abbiamo bisogno).

    • 5 gennaio 2012 alle 10:55

      Stimatissimo dott. Severgnini,
      sono un’insegnante di Italiano e ho apprezzato moltissimo le sue ‘lezioni semiserie’-Decalogo diabolico, regola del porco e così via-. Mi sono divertita al suo intervento lo scorso anno in occasione del convegno per il ‘Quotidiano in classe’ e ancora di più a Como nel mese di Settembre durante il Parolario, quando ci ha deliziato presentando il suo ultimo libro con i commenti sonori del gruppo musicale di quei bravissimi ragazzi del posto. In queste vacanze natalizie sto leggendo il ‘Manuale dell’uomo domestico’ che ho trovato con mio marito su un banchetto davanti alla Basilica di Sant’Ambrogio, nel giorno della festa patronale. Mi ha simpaticamente accompagnato durante gli spostamenti in treno e in metrò, dove di tanto in tanto mi ritrovo a ridere di gusto col libro sotto il naso… Ringrazio e scrivo proprio per confermare che è un vero e proprio divertissement!!!
      Gabriella

      Risponde Beppe

      Ma che belle notizie, grazie Gabriella. Un bel modo per cominciare l’anno…

    • 5 gennaio 2012 alle 11:36

      Caro Dottor Severgnini,
      le scrivo questa mail dopo aver letto ilibri ‘Inglese, lezioni semiserie’ e ‘Italiano, lezioni semiserie’. È stato davvero interessante e divertente leggere quelle pagine: grazie al suo libro sto seriamente affrontando il mio problema inglese, e sicuramente hanno fatto bene alla mia grammatica italiana che non ripassavo ormai dai tempi delle medie e del liceo.
      In particolare voglio farle i complimenti per un passo specifico, che in realtà poco c’entra col libro ma la definirei un modus vivendi, una regola di vita, alla quale mi sento molto vicino:
      ‘le regole… non sono imposte a capriccio. Sono il distillato dell’esperienza, e producono risultati. Le norme… sono il frutto di un perfezionamento, e garantiscono il massimo dell’efficenza.
      Un giorno qualcuno si inventerà di meglio: allora si cambierà. Ma saranno norme che sostituiscono altre norme. Il caos volenteroso non porta da nessuna parte’.

      In questa mezza pagina lei ha riassunto in modo limpido l’approccio scientifico, molto caro a me ( sarà per i miei studi?): questa quindi se posso è una lode aggiunta al suo lavoro.

      Da quando ho letto il suo libro faccio molto più caso a quello che leggo, a come parla la gente, e mi sono imbattuto in un ‘masoquiz’; tuttavia da solo non riesco a venirne a capo, quindi chiedo il suo aiuto.
      Mi sono imbattuto, un paio di giorni fa, in questa frase: ‘E laurea sia’. Quello che mi fa dubitare non è tanto la frase in sè: in un altro contesto potrebbe andar bene. Il contesto è il seguente: la frase è stata messa a titolo di un album di foto su facebook di una mia conoscente neolaureata in scienze della formazione primaria. Quindi di una cosa già accaduta. Personalmente interpreto e sia come una sorta di ‘decido adesso per una cosa che avverrà in un futuro prossimo’, quindi una sorta di futuro passivo se mi concede.
      Secondo la forma corretta sarebbe stata: ‘E laurea è’, anche se forse può sembrare strano o anacronistico.
      Le sarei davvero grato se rispondesse a questa mia domanda, saluti,
      Marco Ferazzani.

    • 9 gennaio 2012 alle 21:35

      Caro Beppe, ti scrivo per un chiarimento linguistico. Qualche giorno fa un mio amico mi ha corretto quando ho detto la seguente frase: ‘Se vorresti andare al mare, il brutto tempo è un problema’ in quanto lui sosteneva che la frase corretta fosse ‘Se volessi andare al mare…’. Ho sostenuto la tesi che in realtà il senso che io volevo dare alla frase fosse ‘Se (quello che) vorresti (fare) …’ ma lui continua a ribattere che la congiunzione ‘se’ è sempre seguita dal congiuntivo, non dal condizionale. Sono invece convinta che ci siano alcuni casi in cui possa essere usato il condizionale, ma non saprei dare una regola generale per l’uso del congiuntivo o del condizionale. Mi sbaglio? Potresti chiarire questo punto?

      Ti ringrazio in anticipo, Bianca

    • 11 gennaio 2012 alle 12:50

      Gentile dottore,
      in lingua scritta, ‘questo/a’ e ‘quello/a’ sono poco eleganti?
      Secondo la mia collaboratrice di studio (studio legale), tali espressioni sono da censurare.
      Io sono confuso.
      Cosa ne pensa in merito?

    • 13 febbraio 2012 alle 23:54

      Chiedevo la sua opinione, se non l’ha già data, su alcuni termini inflazionati di recente e molto fastidiosi specie perchè usati a sproposito:

      Sdoganato
      Logistico
      Esaustivo
      Pragmatico
      Piuttostoche
      Quant’altro
      A 360 gradi

      D’accordo che la lingua italiana, come tutte le altre lingue moderne , si sta evolvendo, ma non esageriamo?
      Grazie. Complimenti, mi fa sempre divertire moltissimo leggerla o ascoltarla.
      Saluti (sarà corretto?)
      Marzia Mancini

    • Roberto | 7 aprile 2012 alle 14:10

      Povera italia e poveri noi italiani..

    • manrico castellani | 7 aprile 2012 alle 16:53

      Corriere del 7/4 – Gioco dell’oca :
      Giusto e buono articolo;hanno provato
      il Be-Bo(p) ma i suonatori erano stonati e sono stati ventanni di delusioni.
      Viene a mancare una alternativa.Quali speranze avremo ?
      Cari auguri

    • Ciarcia Gaetano | 7 aprile 2012 alle 19:26

      Due riflessioni sulla trasmissione “Invasioni Barbariche” del 6 Aprile.

      1. un partito secessionista è un’aberrazione
      2. il nepotismo non è un male borbonico ma italiano da sempre
      3. bisogna redarguire i leghisti per l’odio nei confronti del Sud
      4. gli italiani non sono i settentrionali “diversamente leghisti”.

    • Flavio | 10 aprile 2012 alle 19:36

      Signor Severgnini seppur mi sia simpatico come scrittore devo dissentire su ciò che ho ascoltato alle Invasioni Barbariche del 6 Aprile,dal processo alla Lega si è passato all’apologia leghista.Quando ha parlato lei ho avvertito un settentrionalismo antiLega ma non un discorso da parte di un italiano.Come fa a paragonare il partito verde con i Borboni?Direi che siamo alle solite(non è il suo caso) in cui il Nord è l’imputato e il Sud diventa termine di paragone negativo(ricordo ancora il discorso di Paolo Villaggio che definì i Borboni la piaga di tutta l’Italia solo per giustificare il mal operato che ha causato le alluvioni di Genova).Mi scusi se insisto,ma non si deve confondere l’odierna e partorita “parentopoli” con un periodo,quello borbonico,in cui la discendenza diretta era legittima dappertutto.Avrei voluto da parte sua usando anche l’ironia che la contraddistingue di non voler dalla Lega solo meno sciocchezze sugli immigrati ma anche di smetterla con la loro voglia di dividere l’Italia.Penso che tranne per loro sia un pensiero comune di tutti gli italiani.Per questo mi sono permesso di dire che lei è intervenuto da settentrionalista diversamente leghista anzichè da italiano.Per il resto buon lavoro e mi faccia continuar a ridere con i suoi libri