Noi, sonnambuli della democrazia

(dal Corriere della Sera)

 

Ricordo l’episodio, non la data. Primi anni Duemila, direi. Pontignano, vicino Siena, incontro anglo-italiano, presieduto da Giuliano Amato e Ralf Dahrendorf. Si parlava di identità europea, della nostra tiepida convinzione, della determinazione feroce dei nostri avversari, islamisti in testa.

Ho domandato: “Per diventare cittadini americani, è necessario prestare un giuramento solenne e prendere una serie di impegni. Per ottenere un passaporto europeo, non è richiesto nulla di tutto ciò. Perché?” Non ricordo la risposta di Amato, ma ricordo l’espressione. Una rassegnazione quasi paterna, un modo educato per dire: inutile illudersi, in Europa certe cose non si fanno.

E così siamo finiti a litigare sul deficit al 3%, mentre i fanatici conquistano cuori, menti e territorio. La minaccia, tuttavia, è più interna che esterna. Non mi riferisco all’orrrore di ieri a “Charlie Hebdo”. La minaccia non sono i fucili mitragliatori. La minaccia è la nostra sufficienza, la nostra indolenza. L’impegno che non mettiamo, l’orgoglio che non mostriamo. Abbiamo creato uno spazio di libertà che non ha uguali sul pianeta, e quasi ci vergogniamo.

E quando usciamo dal nostro sonnambulismo democratico, spesso, combiniamo disastri. Pensate, ieri, alle semplificazioni bellicose dei neo-con USA e dei loro reggicoda europei, che applaudivano guerre sbagliate. Pensate, oggi, allo spazio conquistato dal Front National in Francia e dalla Lega in Italia. Vogliamo che l’orgoglio dell’Europa finisca in quelle mani? O in quelle di Vladimir Putin, che da lontano, per i suoi scopi, foraggia e incoraggia?

Non sarebbe meglio ricordare chi siamo e cos’abbiamo costruito? Di cosa abbiamo paura? Chiediamo, a chi vuole un passaporto europeo, di impegnarsi solennemente a rispettare e difendere la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Esiste. Parla di dignità, di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, di cittadinanza, di giustizia. Ha lo stesso effetto giuridico vincolante dei trattati.

Quanti lo sanno? Se la risposta è “Quasi nessuno”, avete la misura del nostro problema.

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I VOSTRI COMMENTI
    • Poppi a | 12 gennaio 2015 alle 17:41

      Molti italiani sono convinti di lasciare il loro destino nelle mani di persone alle quali si da fiducia perché’ in fondo si pensa che non saranno mai capaci di fare del male al paese e sapranno difenderci sempre in tutte le occasioni.Poi improvvisamente ci troviamo immersi in situazioni che ci chiamano a una realtà inaspettata e ci coinvolge tutti.Voglo più semplicemente dire che molte volte se vive nella fiducia che certe cose non avverranno mai. La delusione che si prova dovrebbe portare tutti a un maggiore impegno personale e non a lasciar fare.La risposta sta tutta nelle T.Grazie per questo volume e per tutte le volte che ho potuto ascoltarla.

    • arch.nervo | 1 aprile 2015 alle 21:41

      AVETE RAGIONE ,, UN GIORNALISTA POCO TEMPO FA’ DISSE “”IN ITALIA ,SI PARLA POCO INGLESE’ ,,,DICO IO , MA E’ COMPLETAMENTE IDIOTA ,,DOVE STA’ L’AMOR DI PATRIA ,,MA PERCHE GLI INGLESI NON PARLANO LORO ITALIANO………

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