La fame e la rete fanno miracoli

(dal Corriere della Sera)

Al seminario Ambrosetti di Cernobbio, lontano dalla logorrea di Roberto Casaleggio e dai fantasmi di Matteo Renzi, sedeva una coppia di Los Angeles. Sembrava uscire dal film “The Social Network”. Lei si chiama Nanxi Liu, e ha co-fondato Enplug Inc., una società che ha creato una rete di grandi schermi pubblici interattivi (per aeroporti, stazioni, impianti sportivi). Lui è Daniel Rudyak e ha fondato Cortex Composites. Ha brevettato un nuovo cemento leggero che si vende a rulli, come un tappeto, e s’indurisce quand’è idratato. Hanno decine di milioni di dollari di fatturato e quarantasei anni: in due.

Daniel racconta che l’idea del cemento portatile gli è venuta nel traffico, bloccato per due ore dietro una betoniera  (se non è vera, è ben trovata).  Nanxi spiega, con candore impressionante, come si butta conoscere persone che le sembrano importanti. Le avvicina in pubblico, si presenta. “Si comincia con un chiacchierata ” dice con un sorriso radioso “poi finiscono a investire nella società”.

Nanxi spiega che ogni business, in qualche modo, copia altri business, ma non è un problema. Non c’è neppure bisogno di diventare perfetti: basta essere il 10% migliori dei concorrenti. Daniel ricorda tutti i “no” che ha raccolto prima di trovare investitori (“Non è un problema, basta continuare a chiamare”) e afferma: “I brevetti servano solo a guadagnare un po’ di tempo”. Li ascoltavamo. Si può conoscere il gusto del futuro dell’America, ma fa impressione vederlo stampato in due occhi asiatici e in un sorriso esteuropeo.

La buona notizia è: quei ragazzi non sono più soli. Sul palco, di fianco a Nanxi e Daniel, c’erano un inglese e tre italiani. Il veneto Francesco Nazari Fusetti, classe 1987, fondatore di Charity Stars (aiuta le organizzazioni no-profit a raccogliere fondi attraverso aste di beneficienza, trattenendo il 15%). Il triestino Beniamino Pagliaro, anche lui 27 anni, che con cinque coetanei ha creato Good Morning Italia, la migliore rassegna-stampa in circolazione (da poco a pagamento, con successo). Il bresciano Davide Dattoli, inventore di Talent Garden: luoghi di lavoro condivisi in diverse città d’Italia (“un ecosistema dove menti brillanti e creative possano aiutarsi e competere allo stesso tempo, svilupparsi e diventare grandi”).

Casi isolati? Non più. Questa giovane imprenditoria, fantasiosa e ammirevole, sta sfondando. Non grazie a leggi lungimiranti, a investitori intelligenti, a coraggiose associazioni industriali. I maestri dei nuovissimi imprenditori sono altri:  internet e disperazione. Uno e l’altra mettono idee in testa e ali ai piedi. Invece di elemosinare un lavoro che non c’è,  ragionano molti ragazzi, tanto vale rischiare.

Ce la faranno? Sono convinto di sì. Una generazione così non si vedeva dagli anni Sessanta: fame e freni, oggi come allora, fanno miracoli. Se dovesse andar bene, vedrete:  affamatori  e frenatori – in politica, nell’amministrazione, nelle organizzazioni di categoria –  proveranno a  prendersi il merito. Ma noi non gli crederemo, stavolta. Il merito delle scoperte è degli esploratori.

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