Chi è generoso è un salvagente: riesce a far galleggiare il mondo.

Ho i nomi: Maria Elena Zanini, Luigi Brindisi, Gabriele Principato, Angela Ciociola, Lucia Maffei. Sono gli allievi del master di giornalismo “Walter Tobagi” (Università Statale di Milano) che ieri mi hanno aiutato, e li ringrazio. Sono venuti in mensa per rispondere alle domande di dieci giovanissimi ospiti invitati a conoscere la scuola. Otto venivano da tutta Italia, una è arrivata da Bruxelles, un altro è volato apposta da Londra.

Abbiamo passato la mattinata insieme, inventandoci un laboratorio di scrittura: futuri colleghi, al termine del biennio e alla vigilia dell’esame di Stato; e studenti che volevano capire cos’era una scuola di giornalismo, e se era fatta per loro. Ho chiesto ai primi di fare da tutori ai secondi, di avvicinarli, di rispondere alle loro domande sull’ammissione, i costi, i programmi. Erano in ventisette, gli allievi della Tobagi. In mensa sono venuti in cinque. Non ce l’ho con i ventidue che hanno scelto d’andare altrove, ci mancherebbe altro. Ma mi ricorderò quei cinque: Maria Elena, Luigi, Gabriele, Angela, Lucia.

Me ne ricorderò perché sono stati generosi. E la generosità è una qualità importante. Forse la più importante. Ho deciso: in un’Italia drogata di parole, voglio vedere i fatti. Talvolta sono grandi fatti, talvolta sono piccoli gesti. Accompagnare in mensa otto ragazzine disorientate,  per esempio, e farle sentire benvenute.

Certo, questa è solo una vicenda senza molta importanza. Ma nella nazione ubriaca di sostantivi astratti (solidarietà! legalità! giustizia!) abbiamo bisogno di conoscere anche queste piccole storie. Sentiamo la necessità di incontrare persone concretamente buone. Non santi, non eroi: buoni esempi minimimalisti che di solito non finiscono sui giornali. Gente che sa decorare la propria vita di piccoli atti di generosità gratuita. E così facendo cambia le famiglie, le scuole, le aziende, le città.

A chi è generoso si perdonano molte cose. Ed è giusto: il cuore non è mai un alibi, ma è sempre un’attenuante. Anche in queste ore sentiamo parlare di grandi programmi pubblici. Scomponiamoli: capiremo che si poggiano su comportamenti privati. E’ giusto che il governo Renzi si occupi del lavoro dei giovani (un laureato su quattro non trova lavoro, quattro ragazzi su dieci sono disoccupati). Ma se ogni adulto si ricordasse d’essere stato ragazzo, forse, qualcosa comincerebbe a muoversi.

Dovrebbe essere il cuore, prima della legge, che spinge a pagare decorosamente chi lavora. Ma lo studio professionale spesso si dimentica di farlo: la fatica gratuita dei praticanti viene considerata, chissà perché, una sana e spartana abitudine. Non lo fa l’università: i giovani contrattisti sono la salmeria del sapere.

Siamo tutti visonari e altruisti, nei convegni e nei discorsi programmatici. Ma poi, tutti i giorni, ce ne dmentichiamo. Peccato. Perché chi è generoso è un salvagente: riesce a far galleggiare il mondo.

(Dal Corriere della Sera)

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