Contro la nazione superstiziosa

Ha fatto bene Giorgio Napolitano, nel messaggio di fine anno, a leggere alcune lettere di cittadini italiani – lettere dal fronte, è stato scritto. Il Presidente è ricorso a una vecchia tradizione giornalistica, resuscitata da internet. Ben fatto, ripeto: chi smette di ascoltare, smette di capire. Vale per il nostro mestiere e per l’inquilino del Quirinale.

Il Presidente ha ormai assunto il ruolo di papà della patria. Ho scritto “papà”, non padre: il termine è più affettuoso, e di affetto ha bisogno questo frastornato Paese (oltre che di riforme serie, dalla legge elettorale ai tagli di spesa pubblica – notizie del Commissario Cottarelli? E’ stato imbavagliato, ibernato, ministerializzato?). In un’epoca di padri assenti, frastornati o scavalcati, qualcuno deve pur assumersi il compito di rassicurare e spronare.

Certo, ognuno di noi avrebbe voluto sentire almeno una cosa che non  ha sentito. A me sarebbe piaciuto che Napolitano – dall’alto della sua doppia autorità, quirinalizia e partenopea – denunciasse la nazione superstiziosa. Che esiste, resiste, fa danni e proseliti.

Pensate alla vicenda di Caterina Simonsen, insultata e minacciata perché favorevole alla sperimentazione animale, grazie alla quale è in vita. Animale, badate bene, vuol dire murina: topi. Topi che sterminiamo coi pesticidi, senza problemi; ma diventano sacri se usati per esperimenti scientifici, dove non hanno alternative: parlate con qualsiasi ricercatore, ve lo confermarà. Sostenere il contrario non è amore per gli animali: è superstizione.

Pensate alla vicenda Stamina: un metodo senza metodo, senza prove, senza risultati, propagandato da persone senza competenza che speculano sul dolore delle famiglie dei malati. Ci sono cascati anche alcuni media: penso a “Le Iene”, che conosco e stimo. Sostenere Vannoni non è coraggio civile: è superstizione.

Voi direte: noi non cadiamo in certi tranelli! Però leggete gli oroscopi, magari. Superstizione blanda, d’accordo: ma la categoria è quella. Mi ha scritto un lettore, Tommaso Scozzafava (tom.sco@teletu.it). “Nessuno si preoccupa di verificare che le previsioni degli astrologhi si siano avverate, tranne il Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze), membro del European Council of Skeptical Organizations (mi piace!, ndr).”

Scrive Tommaso: “Piccolo saggio previsioni 2013: Bertone sarebbe diventato Papa, il Movimento 5 Stelle si sarebbe fermato al 10%, Bersani sarebbe andato a Palazzo Chigi; ma nessuno – nessuno – aveva previsto le dimissioni di Benedetto XVI. Eppure i vari astrologhi continuano indisturbati a pubblicare, a dispetto di una legge che punisce l’abuso della credulità popolare. A distanza di duemila anni, rimane attuale il detto ‘Vulgus vult decipi’ con la naturale conclusione “Ergo decipiatur!’”.

Questa non ve la traduco: dopo tanto spumante, un po’ di latino fa bene.  Un disincantato saluto di buon anno a tutti voi.

(Dal Corriere della Sera)

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