Non è più il tempo di Dickens

Arrivo alla stazione di Liverpool, twitto la mia gioia per essere tornato nella città inglese che preferisco: nuvole di corsa, ragazze con gli occhi irlandesi, odore di fritto e di vento. Subito, una scarica di risposte. “Sì bellissimo, tanto ‘sti stronzi ammazzano un giovane italiano con la scusa che gli ruba il lavoro #poveraitalia (@giannaneboluni)”. L’avevo saputo, ed è terribile. Ma lasciamo certe semplificazioni ai semplicisti e ai populisti; e non trasformiamo un episodio in un fenomeno. Viene istintivo: ma è un istinto sbagliato.

Perché l’episodio è poco chiaro: gli assassini non sembrano essere inglesi, e pare si sia trattato di uno scambio di persona. E perché non c’è una caccia all’italiano, in Inghilterra o in Europa: c’è invece il pericolo di una nuova guerra tra poveri, in cui rischiamo di venire coinvolti.

La Gran Bretagna deve interrogarsi seriamente sull’immigrazione europea. Non soltanto sui costi: come ieri, quando i giornali strillavano che le cure sanitarie agli stranieri sottraggono due miliardi di sterline. Non sul timore di un’invasione di bulgari e romeni, che dal 1° gennaio potranno circolare liberamente nell’Unione. La domanda che la Gran Bretagna deve porsi è un’altra: non rischia di ripetere, in patria, alcuni errori commessi in passato nel mondo?

Un tempo, come tutte le potenze coloniali, il Regno Unito ha usato, e talvolta abusato, dei più deboli. Ora l’impero è arrivato a casa. L’attrazione della lingua inglese, l’elasticità mentale, il genio artistico, la varietà sociale, la flessibilità del mercato del lavoro: queste cose portano milioni di ragazzi e ragazze in Gran Bretagna e contribuscono significativamente al prodotto interno lordo. Non solo a Londra. Tutto il sud, da Bristol al Kent, è meta di un pellegrinaggio continuo.

Molti di questi ragazzi, per mantenersi in un Paese che non è a buon mercato, vogliono lavorare. Accettano qualsiasi cosa e qualsiasa paga. Gli italiani e gli spagnoli, i polacchi e i baltici, i ceki e i francesi. E quando quando esiste una enorme domanda, l’offerta si adegua. L’accoglienza, spesso, nasconde insidie. Lavoro è opportunità reciproca; non sfruttamento. Il Consolato italiano a Londra deve guardare con attenzione ciò che accade nei caffè e nei ristoranti, per esempio. Orari di lavoro lunghissimi, niente garanzie, condizioni igieniche discutibili. Non è più il tempo di Dickens: i nostri ragazzi meritano di meglio.

Vedremo di chi sono gli assassini del Kent. Se quell’atto vigliacco e orrendo viene dalla violenza gratuita, dall’alcol, dalla droga o dall’idiozia che cola dalla cattiva politica: perché i movimenti xenofobi stanno guadagnando spazio anche qui, come dovunque in Europa. Fosse così, non sarebbe un fenomeno nuovo. Quarant’anni fa noi adolescenti italiani passavano l’estate sulla costa della Manica – Eastbourne, Brighton, Bournemouth – sfuggendo agli skinheads, che ci accusavano di rubargli non il lavoro, ma le ragazze (vero: ma avrebbero dovuto guardarsi allo specchio).

Prima della conferenza all’università di Liverpool (Zaina Lecture), ieri, ho incontrato gli studenti. Abbiamo parlato della tragedia in Kent. Mi hanno detto: l’ostilità verso gli stranieri, o tra gli stranieri, è più evidente al sud che qui al nord. Spiegava Caroline, di Manchester: “I più vulnerabili sono i nuovi arrivati, un po’ come accade a scuola. Ieri gli irlandesi, poi i caraibici, poi gli asiatici, quindi gli europei dell’est. Sono sorpresa che i ragazzi italiani possano venir coinvolti in queste faccende”.

Invece sì, pare: anche quando le faccende non diventano tragiche e non finiscono sui giornali. L’Europa vedrà nuove lotte tra poveri. Noi italiani non siamo tornati a esser poveri, dopo esserlo stati fino a pochi decenni fa. Ma il rischio esiste, se non ci diamo una mossa.

(Dal Corriere della Sera)

Tag: ,

I VOSTRI COMMENTI
    • Lana | 8 novembre 2013 alle 11:18

      Caro Severgnini, da giovane espatriata (“giovane” in quanto fuori dall’Italia da SOLO 2 anni, anche se, pur trentacinquenne, ancora da noi vengo considerata tale… Ah, la “gerontocrazia” italiana!!!) posso dire che no, nel Regno Unito non è più il tempo di Dickens, ipoteticamente, ma talvolta lo è… Vivo da 2 anni a Belfast che, sebbene collocata geograficamente in Irlanda, è di fatto UK (ci sarebbero da dire tante cose sull’identità di questo popolo, sui Riots, ecc.). La crisi qui ha colpito duro e molti, soprattutto in alcune zone, sono senza lavoro, agli angoli di strada a elemosinare, o a ubriacarsi, o a trovare una scusa, solo un pretesto minimo, per venire alle mani e sfogare la frustrazione e la rabbia. Ciononostante Belfast non è una città pericolosa. Io mi sento più insicura quando torno in Italia, nella grigia provincia padana.
      Il razzismo, che pure c’è, è mascherato. Non sia mai che si dica qualcosa di sgarbato o non POLITICALLY CORRECT! Gli irlandesi, secondo la mia esperienza, così come i britannici sono abbastanza “accoglienti”, ma pure un po’ freddini e ipocriti. Con questo non voglio condannare nessuno, anzi, in Italia ci sono i pestaggi a sfondo omofobo e razzista, qui no. Qui è tutto un preoccuparsi delle pari opportunità, dei diritti di questo e quel gruppo (tant’è che qualunque candidatura di lavoro prevede una sezione ove specificare il proprio orientamento religioso e sessuale, con buona pace del diritto alla privacy!)! Eppure la crisi economica, il sistema scolastico che fa acqua da tutti i pori, il vuoto di valori, che non mi immaginavo mai e poi mai pari a quello presente in Italia, e invece… Ecco, tutto ciò sta portando a tensioni sociali, insoddisfazione diffusa, e condizioni di lavoro che peggiorano inesorabilmente (come diceva lei, orari estenuanti, personale ridotto all’osso, pressioni da parte dei capi, ecc.). Non è non sarà mai come in Italia: qui ci sono i contratti, i benefits di disoccupazione, il rimborso delle tasse una volta lasciato il paese, tutta una serie di servizi al cittadino (per denunciare casi di violenza, discriminazione, ecc.). E’ sempre e ancora il civilissimo Regno Unito! Tuttavia, troppe attività hanno chiuso o stanno chiudendo e spe! Penso che in tutta Europa i governanti dovrebbero farsi un giro per le strade ed osservare le facce delle persone per farsi un’idea, perché Dickens era un meraviglioso romanziere e tutti amiamo i suoi racconti, ma nessuno vorrebbe viverci dentro, no?

Lascia il tuo commento