Se n’è andata una Regina

(dal Corriere della Sera)

 

Tutti abbiamo incontrato donne eccezionali. C’è chi ha avuto fortuna e ne ha sposato una, com’è accaduto a me. C’è chi se le è trovate in casa, a scuola, in ufficio: e troppo tardi le ha riconosciute. Perché le donne eccezionali non girano con un cartello che indica l’appartenenza alla categoria. Alcune, addirittura, lo nascondono, o non lo sanno. Altre, invece, lo sanno e lo dimostrano. Vanno bene tutte: sempre eccezionali sono.

Regina Sironi era una donna eccezionale e lo sapeva. Credo s’irritasse silenziosamente se qualcuno, lavorando con lei, non capiva che dietro i modi spicci c’era un cuore buono, una bella testa, un gran fegato. Non ha creato l’Associazione per il Bambino in Ospedale, ma ne ha fatto una macchina fenomenale, capace di portare aiuto nei reparti di pediatria di tutta Italia. Segretario Generale, credo fosse la sua carica. Ma non conta, dell’ABIO era l’anima. E l’anima non vuole galloni: però fa vivere le cose.

L’ho conosciuta, Regina Sironi, in questi anni in cui sono stato testimone per la Fondazione Abio Italia. Quando abbiamo lavorato alla Carta dei Diritti dei Bambini e  degli Adolescenti in Ospedale – una conquista, credetemi – ho capito subito con chi avevo a che fare. Capelli metallizzati, taglio militare, passo di marcia, la capacità di andare diritto al punto. Una donna morbida e dura, anche con se stessa. Un ossimoro femminile capace di magnifici risultati.

Nel volontariato circola una fantasia, solo apparentemente inoffensiva: quando si aiutano gli altri, si può essere pressapochisti, sciatti, imprecisi, basta essere buoni! Regina – nomen omen –  aveva emesso il suo personale editto contro questo atteggiamento. I volontari, soprattutto in campo sanitario, devono essere responsabili, preparati, affidabili. La gentildonna pasticciona che organizza cene di gala e raccoglie fondi appartiene a un’altra epoca. E Regina, francamente, non la sopportava.

L’Abio è un’associazione seria: forma i volontari per mesi, chiede impegni precisi, lavora con medici e infermieri, che infatti ne hanno stima. Ogni anno offre 650mila ore di volontariato in 71 ospedali italiani. L’Associazione, fondata nel 1978, non concede facilmente il proprio marchio. Regina, donna lombarda e pratica, sapeva infatti che i bambini malati – ogni anno 1.254.000 vengono ricoverati in ospedale in Italia – costituiscono una tentazione promozionale. Guai a chi provava a sfruttarli: doveva vedersela con lei.

Regina Sironi, donna eccezionale, se n’è andata il 21 giugno. Aveva 67 anni. Ho parlato più dell’Abio che di lei perché così avrebbe voluto. E’ triste, ma non c’è niente da fare: è anche emozionante guardare la scia lasciata da una grande donna. Anzi, da una Regina. L’ABIO deve solo seguirla. Serenamente, seriamente e con precisione, come ha fatto finora.

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