I ragazzi del salto triplo (dal Corriere della Sera)

La curiosità è l’antiruggine del cervello. Quando il dispositivo ha un certa età, bisogna spruzzarne in abbondanza.

Mi piace viaggiare nella penisola bassa e in Sicilia, perché le conosco poco. Mi piace tornare in Sardegna, perché la conosco e le voglio  bene. So che non è sud, ma altrove. La Sardegna è “l’isola non trovata” della canzone di Francesco Guccini: sull’orizzonte di molti connazionali sbuca solo d’estate, quando prende il colore del mare e il sapore del mirto.

Dopo il viaggio in treno da Trieste a Trapani, raccontato sul “Corriere” (12-24 febbraio), sono tornato sotto Roma. Reggio Calabria, Bagnara Calabra, Messina, Catania, Siracusa, Palermo. Martedì Cagliari, l’altro ieri Sassari, ieri Nuoro. In ogni città incontri alla sera e scuole al mattino. Dovunque un misto di fascino e rabbia. Non esiste infatti una questione meridionale: esiste una questione italiana.

Non essere riusciti a recuperare il sud è un fallimento collettivo. Ogni nazione ha una parte che resta temporaneamente indietro. Soltanto l’Italia ha accettato questo come inevitabile, perdendosi in chiacchiere e buttando risorse. La Germania dal 1990 ha recuperato i Länder dell’est, che uscivano da decenni di repressione e depressione. L’Inghilterra ha ripreso la regione del nord, negli anni ’80 una desolata landa post-industriale. Noi no: il divario non s’è colmato. Questo, ripeto, ha un nome: fallimento.

Semplifico? Certo: ma dalle idee semplici bisogna partire. Il potere centrale, con alterna fortuna e intermittente impegno, è intervenuto contro la criminalità organizzata. Ma ha tollerato che tanti sciagurati amministratori locali, in nome dell’autonomia (!), facessero un fiero pasto di regioni, province e comuni loro affidati. Intere generazioni sono passate dalla speranza alla rassegnazione. Incontrando, in tre giorni, almeno duemila studenti dello Stretto ho ripetuto quanto avevo scritto di Foggia: com’è possibile che città capaci di produrre ragazzi così svegli siano sul fondo delle classifiche nazionali? Perché Reggio è commissariata, il consiglio comunale sciolto per infiltrazioni della ‘ndrangheta? Perché a Messina il sindaco si è dimesso e non doveva? E il rettore (condannato in primo grado per tentata concussione) dovrebbe, ma se ne guarda bene?

I giovani del sud ormai votano con i piedi; ed è una protesta più drammatica di un voto a Grillo (dal quale ora s’aspettano risposte: l’uomo è avvisato). Negli ultimi dieci anni, informa LiberaReggio Lab, 1,35 milioni di persone hanno lasciato l’Italia meridionale: non è emigrazione, è l’abbandono della nave. Molti ragazzi fanno il salto triplo: Calabria-Roma-mondo. Oppure Catania-Milano-Europa. L’inverso non avviene. E’ un problema e un peccato. Perché le città del sud – credete a un viaggiatore curioso – restano fascinose e accoglienti. Se alcune università sono incrostate di baronie e sciatterie, ripuliamole. Ma l’Italia sarà un paese normale solo quando i ragazzi di Bergamo, Modena e Verona andranno a studiare a Bari, Cagliari e Palermo. Non prima.

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