Dieci regole per non astenersi

Dopo una campagna elettorale fedele allo spirito del tempo – sciatta, superficiale, vanitosa e rancorosa – dobbiamo scegliere. Astenersi serve a poco, se non a faciltare il compito a coloro che vorremmo punire. Dopo dieci giorni di treno, per il Corriere, lungo l’Italia – partiti da Trieste, diretti a Trapani, in transito a Catania – nutriamo pochi dubbi: sarà un voto rassegnato e pratico. Ci permettiamo, perciò, alcuni suggerimenti.

1 Ricordate cosa hanno detto. La falsità e l’incoerenza, nelle democrazie mature, sono punite severamemente dagli elettori. Dobbiamo imparare questa buona abitudine. Chi ieri ha sostenuto una cosa, può cambiare idea: ma deve spiegarci perché.

2 Ricordate cosa hanno fatto. Diffidate di chi rifiuta d’essere giudicato: il futuro è imprevedibile, ma il passato è controllabile. Internet ha memoria (fin troppa). Sei italiani su dieci sanno usare questo strumento; spieghino agli quattro cosa può rivelare.

3 Ricordate cosa NON hanno fatto. Chieder conto delle promesse non mantenute non è crudele. E’ logico, opportuno e costituisce una prova di buon senso.

4 Cercate risposte Chi non risponde in campagna elettorale – ai potenziali elettori, ai giornalisti, alle critiche – non risponderà mai più. I leader carismatici devono essere controllati, per il nostro e per il loro bene. Se rinunciate a farlo, aspettatevi amare sorprese.

5 Guardate di chi si circondano. I recenti scandali e gli umilianti fallimenti italiani – nei partiti, nelle amministrazioni locali, nelle banche e nelle grandi aziende – hanno una caratteristica in comune: un uomo o una donna circondati da clienti e sicofanti, pronti a giustificare qualsiasi comportamento. Giudicate leader e candidati anche dalle loro frequentazioni.

6 Premiate il realismo. E’ facile promettere, e talvolta conviene: lo sanno i venditori e i seduttori. Alcuni candidati sembrano ritenere che la campagna elettorale sia come la guerra e l’amore: una circostanza in cui tutto è permesso. Chi si candida a guidare un Paese deve mostrare, invece, misura e senso di responsabilità. “Leader” viene da to lead, condurre. I “follower” stanno su Twitter.

7 Non votate con la pancia. Antipatie e simpatie condizionano il voto in ogni democrazia. I partiti italiani lo sanno, e solleticano astutamente i nostri istinti. Non lasciamoci ingannare da discussioni su ideologie morte e vicende remote: ci porterebbero a litigare molto, ragionare poco e scegliere male.

8 Guardate la faccia Non è un invito a votare con metodi lombrosiani. Ma l’intuizione resta una grande risorsa italiana. Gli americani, per stabilire la credibilità di un candidato, dicono: “Comprereste un’auto usata da questa persona?”. Potremmo tradurre: la vorreste come inquilino o socio in affari? Se la risposta è no, scegliete qualcun altro.

9 Usate la testa. E’ difficile decidere razionalmente, dopo una campagna elettorale tanto irrazionale: povera di contenuti, fatta di personalismi, accuse e litigi su ipotetiche alleanze. Ma bisogna provare.

10 Scegliete il meglio (o almeno evitate il peggio). Nelle elezioni vale la regola che applichiamo al momento di scegliere una vacanza o un partner. E le conseguenze non sono meno gravi. Buon voto.

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I VOSTRI COMMENTI
    • gloria | 25 febbraio 2013 alle 18:44

      Mancavano solo 2 ore all’apertura dei seggi e per la prima volta dopo tanti anni di voto ero nella confusione e nell’indecisione piu totale! ora a un solo giorno di distanza mi chiedo se ho fatto la cosa giusta. l’astensione non mi ha neppure sfiorato tuttavia ho faticato molto nella scelta. Conclusione ho dato un calcio a tutto quello in cui ho sempre creduto (persone e ideali)e mi sono fidata dell’istinto è pazzesco ma è andata così. Auguriamoci il minore dei mali per noi e per la nostra povero paese. Buona Italia a tutti. G

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