Il carburante del futuro (Considerazioni su un lugubre weekend)

Sullo striscione di un gruppo di ragazzi a Brindisi: “Siamo cittadini di un Paese che si ricorda di stare unito quando si muore”. Riassunto impeccabile di un paradosso apparente (non è un caso che siano stati i più giovani tra noi a scoprirlo). Il dolore è un’emozione forte. E di queste abbiamo bisogno – purtroppo – per capire cosa rischiamo di perdere.

Meglio che non capire mai nulla, dirà qualcuno. Certo. Ma sarebbe utile – e prudente – capire senza sollecitazioni estreme. Leggere il mondo con la testa e con il cuore, prima che arrivi a colpirci nella pancia. Se  quell’attacco disgustoso e premeditato contro una folata di ragazzine non suscitasse sdegno e coesione, be’, diciamolo: non dovremmo preoccuparci del nostro Paese, ma della nostra umanità.

Strano, cupo fine settimana. Evitiamo di mettere in giro sciocchezze su strane profezie: sono la proiezione delle nostre paure, ombre  venute dal passato, da liquidare con un sorriso. I terremoti ci sono sempre stati, peggiori di questo. I mostri tra noi sono sempre esistiti. Le stragi degli innocenti sono avvenute anche in passato: nella mitologia, nella storia e in un’isoletta di fronte a Oslo, città civilissima. Oggi queste vicende si conoscono e si condividono di più, e finiscono per essere ingigantite.  Non è un male, è un bene.  A una condizione:  saper usare le emozioni come carburante per il futuro. Ed è quello che, in Italia, non abbiamo ancora imparato a  fare.

Ero a Cagliari, ieri, e nuvole metalliche scendevano sopra la Sella del Diavolo. Il Poetto, una delle più maestose spiagge urbane d’Europa, sembrava essersi dimenticato d’aver dato ospitalità a tante generazioni festose. Dietro, nello stagno, migliaia di fenicotteri – “sa genti arrubia”, la gente rossa – stretti in un rettangolo, quasi a farsi coraggio. “Una di quelle domeniche che se non piovesse ti chiederesti perché non lo sta facendo”, ha twittato Michela Murgia, sarda  anche lei, come quel cielo e quelle montagne.

Tentazione umana e poetica, quella della malinconia. Possiamo cedervi, ad un patto.  Dobbiamo usare questi momenti di spaesamento per rileggere e ripensare la nostra vita collettiva. Per riflettere sui tanti, piccoli orrori quotidiani cui ci siamo abituati; sui malvagi che perdoniamo perché sorridono; sugli  ignavi che li lasciano fare; sugli incoscienti che ci scaricano addosso il peso delle loro pericolose fantasie.

“Siamo cittadini di un Paese che si ricorda di stare unito quando si muore”. O si vince. La vicenda italiana – per non finire in tragedia – ha bisogno di un nuovo atto e di un nuovo patto. Ma il patto non si vede. Si vede una tregua, di cui questo governo è, in qualche modo, un’espressione. Occorre altro, per tanti motivi. Non ultimo, questo: ci aspetta una lunga campagna elettorale. Un Paese sull’orlo di una crisi di nervi rischia di farsi male.

Terremoto e terrorismo: ma la terra non ha le colpe della mente.  Il caso ha voluto che in poche ore due paure si unissero, legate da uno strano filo scuro. E  noi, come in un sogno, reagissimo a questa assurda accoppiata.

Usiamola, questa coincidenza sfortunata: e facciamone uscire qualcosa di buono. Siamo una nazione che, per accelerare, ha bisogno di arrivare al fuori-giri: e non va bene.  Impariamo a godere del rumore rassicurante delle democrazie: sono motori diesel, prendono ritmo col viaggio.

A patto di sapere dove andare, e poi di andarci.

I VOSTRI COMMENTI
    • Roberta | 4 giugno 2012 alle 16:50

      ….si hai ragione in Italia ci si ritrova solo nelle disgrazie, ma dalle disgrazie non si ritrova il senso.Il giorno dopo è già tutto passato…speriamo non accada più…è così per il terrorismo, per l’incuria che paghiamo per costruzioni mal fatte….e che poi crollano per un terremoto che in altri paesi le avrebbe appena scalfite, per un’economia allo sfacelo che decidiamo di non vedere…a meno che non ci tocchi da vicino…ma dove sono gli indignados italiani….pronti già con infradito ed occhiali per accasciarsi in spiaggia???
      Qui mi sa che se anche crollasse il colosseo tutti si sposterebbero….

    • Andrea | 11 giugno 2012 alle 15:16

      Cara Roberta, gli indignados italiani esistono ma la loro esistenza viene nascosta o umiliata con la cattiva informazione data dai media. Si parla di territorio e di disastri naturali e ambientali e gli indignados italiani sono eccezionali in questo campo. Parlo dei noTav, che sono stati descritti spesso come terroristi, quando l’unica cosa che fanno e’ difendere il territorio e l’ambiente in cui vivono. Quando si parla di inceneritori l’unico contro e’ Grillo, assurdo!, mentre il Corriere e il Sole 24 Ore (Severgnini forse li conosce?) santificano questi mostri assassini (parlo da ricercatore con dottorato in gestione ambientale in Inghilterra).
      Il M5S definito movimento figlio di un dittatore dallo stesso Severgnini o privo di programma (basta cercare su google per vedere che e’ l’unico serio mentre il programma del PD risale al 2008 con Veltroni e quello del PDL sembra un telegramma) e’ l’unico movimento politico (i verdi non esistono piu’) che si occupa di ambiente facendo parlare i premi nobel e non gli industriali come Impregilo (quella che ha ristrutturato l’ospedale dell’Aquila). Forse cara Roberta, una parte delle colpe di questa Italia che Severgnini descrive e’ dei suoi cari colleghi e sua.
      Cordialmente,
      Andrea

    • Grazia | 22 giugno 2012 alle 22:44

      In un paese democratico bisognerebbe capire che le decisioni prese con una maggioranza non andrebbero sempre contestate ma a volte accettate.

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