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Italians

Prezzo: 9.90 €
Pagine: 266
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10 anni di viaggi e incontri d’autore per un ritratto dal vivo dei nuovi italiani all’estero, e dell’Italia vista da lontano.

Il giro del mondo in 80 pizze. Cos’è? Una scommessa? In un certo senso, è così. Beppe Severgnini credeva esistesse un modo nuovo di viaggiare, di fare giornalismo, di coinvolgere i lettori. E s’è inventato “Italians”.

Il forum, popolarissimo appuntamento quotidiano di Corriere.it, viene seguito in cinque continenti, da esattamente dieci anni. Gli Italians scrivono, raccontano, commentano, spiegano il mondo che vedono. Beppe in questi anni è passato a trovarli, li ha conosciuti, s’è fatto una pizza con loro. E ci racconta com’è andata. Ne è nato uno strepitoso affresco degli italiani che vivono all’estero, delle loro idee e delle loro abitudini, del loro lavoro e delle loro scoperte; e, insieme, un ritratto agrodolce dell’Italia vista da lontano.

Un libro di viaggi diverso: fresco, ironico, moderno, scandito da ottanta Pizze Italians nei luoghi più disparati del pianeta. A Kabul e a Beirut, dove si sono scontrate con alcune difficoltà locali; a Los Angeles e a San Francisco, dove hanno coinciso con un’elezione presidenziale; ad Atene e a Pechino, quando si sono messe sulla scia di un’Olimpiade. In tutta Europa — da Londra a Lisbona, da Monaco a Mosca — dove gli italiani studiano, insegnano, lavorano, abitano, s’innamorano.

Se è vero che internet sta cambiando il modo di comunicare e fare informazione, “Italians” è ormai più di un forum. È diventato una parola nuova: indica la nostra emigrazione più recente ed esuberante. Gli Italians scrivono, raccontano, spiegano, domandano, discutono, protestano (parecchio). Ma, soprattutto, confrontano.

Possono essere studenti Erasmus o dirigenti di una multinazionale: ma amano sempre misurarsi col mondo, per imparare e migliorare. Quello che troppi italiani in Italia non vogliono più fare, per pigrizia o per paura. Tra questi, purtroppo, ce ne sono molti che comandano. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

NOTE BIOGRAFICHE

Beppe Severgnini scrive per il “Corriere della Sera” dal 1995 e dal 1998 conduce il forum “Italians” (www.corriere. it/severgnini). È stato corrispondente per l’“Economist” (1996-2003) e nel 2004 — proprio grazie a “Italians” — è stato votato European Journalist of the Year a Bruxelles. Il suo lavoro, dal 2007, viene distribuito dal “New York Times Syndicate”. I libri, pubblicati in Italia da Rizzoli, sono bestseller. Beppe ha già scritto due libri di viaggi: Italiani con valigia (1993) e Manuale dell’imperfetto viaggiatore (2000). Tre ritratti nazionali: Inglesi (1990), Un italiano in America (1995) e La testa degli italiani (2005). Due libri sulla lingua: L’inglese. Lezioni semiserie (1992) e L’italiano. Lezioni semiserie (2007). E Italiani si diventa (1998), un’autobiografia che gli è molto cara, almeno quanto il Manuale del Perfetto Interista (2007). Un italiano in America, col titolo Ciao, America (Doubleday, 2002) è diventato un National Bestseller negli Usa. La testa degli italiani, col titolo La Bella Figura (Doubleday, 2006) è stato New York Times Bestseller, ed è tradotto in nove lingue. Dal 2008, Beppe è Presidente (onorario) dell’Inter Club Kabul.

http:/italians.corriere.it

vintage.beppesevergnini.com

I VOSTRI COMMENTI
    • Marino | 13 novembre 2013 alle 22:11

      Grandissimo Beppe premetto che ci accumuna la pazza Inter, tralascio la beneamata e mi rifaccio alla mail di Pietro Diociaiuti, anch’io ho una figlia di 26 anni, laureata con 110 e lode in lingue ed emigrata in Francia per lavoro, aggiungo a quello che evidenziava Diociaiuti che sicuramente per i figli dei nostri politici e dei nostri sindacalisti il problema dell’emigrazione e ovviamente del lavoro …..NON ESISTE…..chissà perchè…!!!! I nostri padri andavano in pensione a 50/55 anni, noi con il contributivo (che controsenso) andremo a 70, quando cavolo ci sarà il ricambio lavorativo che c’era una volta ?? Poveri ragazzi, una generazione bruciata e svenduta, una nazione alla frutta. Un caro saluto e permettimi di firmarmi Gioventù bruciata.

    • gilberto | 16 marzo 2015 alle 16:06

      A 23 anni, diploma di geometra con tutti sei (allora il militare si faceva compiuti i 21), sono partito con una valigia di cartone per il meridione a farmi le ossa, lasciando a casa la fidanzata in lacrime, gli amici, la famiglia. Dovevo rimanere sei mesi, ma poiché sono stato molto bravo sono rimasto per sette anni, partendo con uno stipendio di £ 40.000 al mese (un operaio guadagnava di più)e finendo con 85.000 (appena più alto di un muratore), che mandavo tutto a casa per pagare il debito che i miei genitori avevano fatto per farmi studiare. Dopo le cose si sono capovolte, perché ho scelto io il lavoro e lo stipendio, facendo una carriera invidiabile. Bisogna lamentarsi meno, lavorare a testa bassa e battere i politici e sindacalisti corrotti attraverso il voto. I tempi brutti ci sono sempre stati. Se le condizioni del nostro paese sono ridotte al lumicino, la colpa non è dei politici, nè dei sindacalisti, ma dei cittadini, caro Diociaiuti.
      Omaggio a Beppe, che stimo e leggo moltissimo.

    • lucrezia rolle | 30 marzo 2015 alle 10:17

      Con smarrimento ritorno sull’annuncio del giubileo perchè, con tutta la stima per Papa Francesco, probabilmente non sarebbe stato opportuno, in un momento in cui si discute in tutto il mondo di problemi enormi di sicurezza, predisporre l’arrivo a Roma di milioni di fedeli. Un altro rpoblema non irrilevante che stupisce la mia ignoranza, è il perchè comune di Roma e quindi Stato italiano, immediatamente si sono fatti carico degli impegni economici da affrontare, e non faccio nemmeno riferimento al lungo periodo di crisi che stiamo vivendo, ma alle motivazioni giuridiche per cui il rappresentante ufficiale della religione prende un impegno mondiale e noi lo dobbiamo sostenere. Concordato? Ma nella più recente Costituzione europea si è stabilito di non indicare le radici cristiane, allora diventa un fatto di nazione e dello stato italiano? e quanti saranno i cittadini chiamati ancora una volta ad sacrificio per una cosa non richiesta? Se possibile mi piacerebbe saperne di più. Grazie.

    • Daniele Berzovini | 20 maggio 2015 alle 10:29

      Caro Beppe Severgnini intervengo per dire la mia sull’EXPO.Meglio.Sul motto:”Nutrire il
      pianeta.Energia per la vita.Non capisco.Vorrei capire.Mi spiego.Nutrire il pianeta è ener
      gia per la vita? Ma come:è il pianeta che ci nutre, ci offre l’ aria, l’ acqua perchè noi si
      viva. Il pianeta terra fa senza di noi. L’ ha già fatto. Ritengo questa sintesi espressione di un egocentrismo occidentale-industriale deleterio.suicida.Togliamo l’ erba dai campi per metterci il sintetico: che non produce ossigeno! Chi è causa del suo mal… Grazie.Ciao.

    • giulio riccio | 27 maggio 2015 alle 17:15

      Caro Beppe,
      Ho letto con molto interesse,tra le altre, la lettera firmata Riccardo Rossi con il titolo “L’autocritica è come la varicella”pubblicata il 22 maggio u.s.. Sono rimasto sconcertato e stupefatto leggendo la tua risposta. Il lettore ha posto un problema serio e grave e cioè l’evasione fiscale in Italia, che ha raggiunto vette inimmaginabili, come si evince chiaramente da ciò che il lettore stesso scrive. Nella Tua risposta fai riferimento alla”tortura” alla quale sono sottoposti commercianti ed imprenditori in lotta con la burocrazia, sostenendo, incredibilmente, che ciò sarebbe una parziale spiegazione del fenomeno della evasione fiscale. Come si può, inoltre, pensare che gli evasori fiscali facciano autocritica e l’esame di coscienza ammettendo le loro responsabilità,nel momento in cui commettono un reato?.
      Con questi ragionamenti non si fa altro che favorire e rafforzare, involontariamente, l’evasione fiscale.

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