Venti motivi per visitare l’Australia

Venti cose che mi sono piaciute downunder.

  1. La luce cinematografica di Perth. Sembrano giornate di montagna, ma c’è il mare.
  2. Il porto di Sydney dalla camera d’albergo. Come una cartolina, ma i motoscafi si muovono (pieni di giapponesi entusiasti).
  3. Il treno Indian-Pacific (Sydney-Perth, 4.352 km). Mai avrei immaginato che fosse così bello guardare il niente che cambia colore.
  4. Due scritte nella stazione di Cook (2 abitanti), nel Nullarbor, pronuncia nallabòr. “Cibo e carburante più vicino, 850 km”. “Il nostro ospedale ha bisogno di voi. Ammalatevi!”.
  5. Melbourne, St Kilda: ottovolante di legno, case bianche, un’aria da riviera inglese senza inglesi. Gemellata a Milano. Ma dov’è il mare, da noi?
  6. Il nuovo parlamento, alto contro il cielo blu di Canberra. Un’immagine pop, opera di un ragazzo italiano che mi accompagna saltando come un giovane canguro (architetto Aldo Giurgola, Roma 1920).
  7. Canberra, la capitale. Gli australiani la deridono, ma non è male (ci ho passato tre notti. Nessun visitatore dall’Italia, da anni, era arrivato a tanto).
  8. Adelaide (South Australia). Ha l’aria di dire “Io sto qui a prendere il sole, voi fate un po’ quello che volete”.
  9. Gli italiani d’Australia. Sono arrivati cinquant’anni fa, hanno stretto i denti, si sono fatti rispettare. Molti minatori da Val Seriana e Val Brembana. Pare che una comunità aborigena, nell’outback del Western Australia, parli un po’ di bergamasco.
  10. Birra “Little Creatures” (Fremantle, WA) e Sauvignon bianco del South Australia.
  11. Thongs, le infradito. L’idea australiana di abbigliamento formale.
  12. La costa occidentale: come la Gallura, ma è venticinque volte più lunga. 300 km sopra Perth, i Pinnacles. 182.074 monoliti piantati nella sabbia color polenta. Chissà chi li ha contati tutti.
  13. Il verde severo degli eucalipti (karri). Sta bene con il rosso della terra e l’azzurro del cielo.
  14. Aussie, Oz, Downunder, Wallabies: gli australiani amano soprannominare il proprio mondo, e hanno espressioni tutte loro. Al posto di “prego”, “non c’è di che”, “non preoccuparti” sempre “No worries”. Più che un modo di dire, è una filosofia.
  15. L’idea che il sole, a mezzogiorno, stia a nord. Alcuni residenti italiani, dopo vent’anni, ancora non l’accettano.
  16. Vegemite. A me piace (come, cos’è? Non si può spiegare, bisogna assaggiare).
  17. I quadri-mappa degli aborigeni. Di questo posto hanno capito tutto, ma non è servito a niente.
  18. I bar-saloon di Kalgoorlie, nel far-west australiano (c’è). Le cameriere (skympies) servono da bere in slip e reggiseno, e piacciono ai minatori a fine turno. Noi italiani non ci facciamo caso: sembra la nostra televisione.
  19. La politica in vista delle elezioni (24 novembre, il conservatore Howard contro il laburista Rudd). Si discute di problemi e progetti, non di persone e passato.
  20. Il fatalismo. “Se ci sono gli squali, si vedono le pinne. Se non si vedono le pinne, si può fare il bagno” (L.B. a Cottesloe Beach, vicino Perth). Fortunati, gli australiani. Gli squali italiani hanno due gambe, sorridono e non vengono mai a galla. Così ce ne accorgiamo tardi, e ci fregano sempre.
I VOSTRI COMMENTI
    • Bruno Roversi | 4 giugno 2012 alle 12:26

      Commento al 20° motivo ( anche tutti gli altri sono validi ).

      Nel mio giro del mondo in vela ho mancato l’Australia. Me ne dolgo moltisimo ed apprezzo i 20 motivi suddetti: chiari ed asaustivi. Si, gli squali nazionali hanno le gambe, non si fanno pescare perchè stanno nel sommerso e lo squalo sorridente con la bocca a fetta di melone, ha bisogno di stare a galla, per lui l’apparire è vivere per poter sparare frasi scioccanti tipo “stampiamo moneta così freghiamo Frau Merkel”. Tempo qualche minuto e la rete riporta che era solo una battuta. Una battuta al giorno leva le ingiunzioni di torno.

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