Decalogo Diabolico

I
Usate dieci parole quando tre bastano.
 
II
Usate parole lunghe invece di parole brevi,
sigle incomprensibili e termini specialistici.
 
III
Considerate la punteggiatura una forma di acne:
se non c’è, meglio.
 
IV
Fate sentire in inferiorità il lettore:
bombardatelo di citazioni.
 
V
Nauseatelo con metafore stantie.
 
VI
Costringetelo all’apnea: nascondete la reggente
dietro una siepe di subordinate, e cambiate il soggetto
per dispetto.
 
VII
Infilate due o più che in una frase.
 
VIII
Non scrivete “Il discorso era noioso, e i relatori aspettavano
l’intervallo” ma “Lo speech era low-quality e il panel s’era messo
in hold per il coffee-break”.
 
IX
Usate espressioni come in riferimento alla Sua del…,
il latore della presente, in attesa di favorevole riscontro…
 
X
Siate noiosi.
 
Seguite queste regole e cadrete così in basso che, a quel punto, potete solo risalire.
I VOSTRI COMMENTI
    • Dario | 17 maggio 2012 alle 00:52

      Potremmo anche, però, diventare docenti universitarii o politici Beppe, non credi?
      Dario
      http://www.italianoallestero.com

    • Dario | 17 maggio 2012 alle 01:01

      Sarebbe bastata una i ad universitari, la tastiera ha voluto tradirmi. Scusa Beppe

    • Alfonso Balcazar Granda | 29 maggio 2012 alle 23:36

      Università e-campus… loooooool

    • Zerofosca | 11 giugno 2012 alle 00:04

      Ho trovato i consigli molto divertenti. Per lavoro io devo scrivere in avvocatese e in burocratese, quindi i miei scritti pullulano di espressioni molto simili a ” in riferimento alla Sua del…, il latore della presente, in attesa di favorevole riscontro”
      Ce ne sono anche di molto più rococò, che solo pochi iniziati conoscono e che gli addetti ai lavori si rubano a vicenda.
      Non sono una campionessa di coraggio, innovare mi spaventa.
      Che dire?

    • GIUSEPPE PALMISANO | 11 settembre 2012 alle 09:16

      Scrivo le mie e-mail cercando di curare l’espressione e il lessico, per quanto possibile. Questo sforzo richiede qualche parola in piu’. Ricvevo in risposta le solite e-mail-telegramma. Lo faccio anche e soprattutto nel lavoro se e’ vero che la comunicazione e’ fondamentale nelle aziende! In cambio mi arrivano veline stringate, scarne, fredde. Certe volte mi dico che lo fanno per “efficenza”. Poi pensando a quanto tempo si perde in ufficio a parlare d’altro mi persuado che e’ solo pigrizia. Ma e’ una pigrizia corroborata da un certo consenso imperante che per e-mail ci si debba esprimere poveramente. Io non mi allineo. Meno male che anche il Sig. Severgnini pensa qualcosa di simile….

    • Joseph LaFranca | 21 giugno 2013 alle 22:43

      Tutto dipende alla educazion dello scrittore. Un aziano con otto anni di Ginnasio e Liceo classico, senza pensarci,tende a scrivere un paragrafo un metro lungo. Un giovane che non ha may visto un articolo scritto in latino or greco, ma familiare con la lingua inglese scrivera`: soggetto+verbo+diretto o inirtto oggetto e PUNTO.
      Con sforzi, io preferisco usare paragrafi cortissimi. JLF

    • Carla Sifo | 1 luglio 2013 alle 20:22

      Caro Beppe,
      sono così servile che inconsciamente,seguo tutte e 10 i comandamenti diabolici e, per ribellarmi, passo sui miei interlocutori come un carro armato.

    • michele lessona | 8 febbraio 2015 alle 22:44

      Non seguo i comandamenti e vorrei solo che durante l’Expo ci siano persone in grado di dialogare con i turisti in almeno due lingue, come da indicazione dell’Unione Europea. A giudicare dalle premesse, conferenza stampa di ieri, siamo al solito: beceri e presuntuosi. Provare per credere. Turista straniero che entra in zona blu con targa austriaca: impossibile usare ticket perché funziona solo con targhe italiane; il sito di riferimento è solo in italiano; al numero verde, che è l’unica chance per pagare il dovuto, risponde una gentile persona che sa solo l’italiano… Perché non dare l’appalto ad un call center indiano? Provare poi a pagare un parcheggio con carta di credito all’aeroporto internazionale di Bergamo: non accettano carte con il chip e nemmeno il bancomat. Se non hai il contante puoi sempre ritornare in aerostazione, trovare un bancomat, sperare che funzioni, incassare il cash e pagare il parcheggio dell’auto. E’ tutto vero!!!!!!

    • Vanda Talmon | 12 marzo 2015 alle 22:12

      Buondì Signor Severgnini,
      per cortesia mi spiega perché per lei STAGE = TIROCINIO è inglese?
      Per me è francese, mi sono convinta spulciando vocabolari francesi e inglesi e leggendo il libro di Daudet
      Lettre de mon moulin; nel racconto Milianah ho trovato la frase riportata sotto:

      Il y a beaucoup d’agents d’affaires en Algérie, presque autant que de sauterelles. Le métier est bon, paraît-il.
      Dans tous les cas, il a cet avantage qu’on peut entrer le plain-pied, sans examen, ni cautionnement, ni stage.

      Non posso credere che un francese, scrittore, della seconda metà del 1800, abbia usato una parola straniera.
      Ancora oggi, i francesi riescono ad inventare termini astrusi, pur di non adottare quelli comunemente usati nel resto del mondo.
      A rileggerci?
      Vanda Talmon

    • Renata | 9 luglio 2015 alle 17:04

      Parole sante.

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