È il futuro che viene: vedrete, avrà fiato (prefazione a ‘Tutto questo futuro’ di Ivano Fossati, Rizzoli)

Nessuno mi aveva mai fatto notare che “le ragazze di Milano hanno passo di pianura”. Però è vero: hanno passo di pianura, ed è bello da guardare. Nessuno mi aveva detto che il mare, quando compare improvvisamente dietro una curva, è emozionante. “Fin da Pavia si sente il mare”: un lombardo lo sa bene, ma non ci pensa.

Sapete tutti che Ivano F. è un poeta, abbastanza onesto da saperlo e abbastanza saggio da dimenticarlo. Forse non avete mai riflettuto su un altro fatto: l’uomo è un musicista-paesaggista. Un pittore/fotografo capace di consegnarci il senso di un luogo con dieci parole e poche note.

Me ne sono accorto la prima volta che ho sentito “Panama”, molti anni fa. “Di andare ai cocktail con la pistola non ne posso più…” non è solo un buon attacco: è lo sfogo di un tipo umano che l’Italia continua a esportare, capace di mescolare incoscienza e avventura, egoismo ed esotismo, pressapochismo e buon cuore. “Della francese che si sente sola non ne posso più. Piña colada o coca-cola non ne posso più…”. Alle francesi, oggi, si sono aggiunte spagnole, tedesche e americane; e la piña colada è stata sostituita da caipirinha e vodka lemon. Per il resto, è cambiato poco: le città del mondo sono piene di questi italiani che navigano a vista, e ogni tanto sbattono.

Un’emigrazione tutta diversa è quella di “Last Minute”. Ci vuole talento per scrivere una canzone emozionante sugli Italians, sui viaggiatori per professione, sulle partenze obbligate – solo in apparenza comode – di una generazione cui non sappiamo dare, in Italia, il lavoro per cui s’è preparata. “Alle frontiere che passo non mi sento sicuro/nel cuore d’Europa le cose non stanno così” è un riassunto della nuova familiarità che ci regalano Schengen, l’euro e i cellulari in roaming. “Bevo con gli sconosciuti ogni sera / io qui in capo al mondo” . Quanti ne ho visti, di connazionali così, negli alberghi dell’Asia o d’America. Quante volte io stesso ho pensato “…mi manchi negli aeroporti illuminati la notte”. Poi ho chiuso la borsa, ho spento l’iPod e sono andato all’imbarco.

Meno fortunati, dopo un imbarco molto diverso, sono i protagonisti di “Pane e coraggio”, la canzone delle nuove rotte mediterranee. I migranti capiscono in fretta d’essere rimasti vittime di un miraggio (“L’Italia sembrava uno sogno, steso per lungo ad asciugare”); scoprono che “pane e coraggio ci vogliono ancora”; spiegano alle figlie “gli sguardi che dovranno sopportare”. Noi italiani dovremmo saperle bene, queste cose, visto che per un secolo lo stesso destino è toccato a noi (“Italiani d’Argentina”): però ce ne dimentichiamo.

Ma Fossati non è soltanto il fotografo musicale della distanza: sa ritrarre anche paesaggi più vicini. A chi non è capitato, una notte in Italia, di pensare che questo nostro Paese merita di meglio? “La fortuna di vivere adesso/questo tempo sbandato”: sarà solo musica leggera, caro Ivano, ma queste parole ci hanno consolato tante volte, su un treno dopo una giornata inutilmente faticosa, nel buio di un’autostrada. Quando rivediamo nei telegiornali le solite facce fameliche pensiamo che no, non possiamo accettare che la nazione sia questa. L’Italia è uno splendido palcoscenico in attesa di una rappresentazione degna. Quando inizierà – non manca molto – sappiamo a chi affidare la colonna sonora.

È il futuro che viene: vedrete, avrà fiato.

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