E non basta il mojito per mandar via il sapore (dal Corriere della Sera)

In un romanzo bello, lungo e sopravvalutato – "Freedom" di Jonathan Franzen – c’è la storia privata occidentale degli ultimi quarant’anni. I compromessi della moderna mezza età, le tentazioni sensuali degli adolescenti, gli inevitabili egoismi delle nuove, lunghe vecchiaie. Il titolo italiano non poteva essere che "Libertà" (ed. Einaudi): una lettura facile su una novità impegnativa. Perché non c’è come poter scegliere, per trovarsi in difficoltà. Dimostrazioni infinite: da Adamo ed Eva ai concorrenti de "La ruota della fortuna".

Oggi è più dura di ieri, bisogna dire. Leggete i grandi romanzi dell’Ottocento – in estate c’è tempo – e vedrete come i protagonisti siano capaci di grandi, eroiche scelte esistenziali; ma siano dispensati dallo stillicidio delle scelte quotidiane. Al capitano Achab non squillava il cellulare mentre inseguiva Moby Dick ("Posso richiamare? C’è qui una balena ed è piuttosto nervosa"). Il principe Myskin, i Malavoglia e David Copperfield erano schiavi di sogni, miseria e aspirazioni; non erano distratti da gadget, acquisti e informazioni.

Dobbiamo ringraziare commercio e tecnologia: hanno semplificato e arricchito le nostre vite. Ma la vita – come ogni cosa troppo ricca (famiglie, aziende, nazioni) – tende a complicarsi. Ci aspettano, in teoria, i beati giorni della sdraio: ma guardate quanta gente irritabile e ansiosa, incerta di come usare il proprio tempo e i propri soldi. Economia da paura e politica da schiaffi contribuiscono: ma la questione è più complicata di così.

Le estati contadine di ieri – l’aia e i fossi, le serate lunghe e le mamme sedute sulle porte – hanno reso felici milioni di italiani, e confezionato magnifici ricordi. Le estati di oggi sembrano moltiplicatori di irritazioni. Voli convenienti e città aperte non bastano. Confronti invidiosi, timori reciproci, egoismi spacciati per indipendenza, tempo libero competitivo, ricuciture impossibili di famiglie strappate: sono cose che lasciano l’amaro in bocca all’estate. E non basta il mojito per mandar via il sapore.

Una novità riassume quest’umore ansioso. Noi ragazzi di ieri aspettavamo solo di partire, con qualsiasi mezzo si muovesse e ci portasse in vacanza (vespa, gilera, centoventisette, furgone, treno, traghetto). I ragazzi di oggi hanno ridotto il raggio dei sogni. Viaggetto in coppia? Certo. Al mare in gruppo, pronti a una vita da lemuri notturni? Come no. Ma il contachilometri che gira, le stazioni ferroviarie di notte, le conoscenze impreviste, la vita nella valigia? Parliamone.

Non che una volta fossimo meglio: questo no. Alcuni di noi hanno combinato idiozie feroci spacciandole per grandi sogni; altri, dopo essersi rimangiati tutto, hanno cominciato a mangiare ciò che gli stava intorno (il pasto non è ancora finito, come la cronaca giudiziaria dimostra). Ma non c’è dubbio: ieri eravamo un po’ più felici. La libertà e la scelta, come spiega Franzen, sono strane. Se non ci sono è un dramma. Se ci sono è un problema.

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