Quando il cuore prende il ritmo del treno (dal Corriere della Sera e dal blog http://www.goethe.de/ins/it/lp/prj/vab/mod/mli/itindex.htm – in dieci lingue!)

Qualcuno penserà: «Guardare una mappa, salire su un treno, attraversare un continente da Mosca a Lisbona? Infantile». Che dire? Ha ragione. Ma gli adulti devono fare, ogni tanto, cose da ragazzi; e le fantasie ferroviarie, diciamolo, non sono tra le più insidiose. I treni sono un grande palcoscenico ambulante, in cui cambiano gli attori e gli sfondi.

In vita mia ho provato la Transiberiana (Mosca-Pechino), la Transaustraliana (Sydney-Perth), un viaggio da Helsinki a Istanbul e molti Milano-Roma (altrettanto esotici). L’anno scorso ho viaggiato da Berlino a Palermo, per il Goethe Institut, col collega Mark Spörrle di Die Zeit, che mi ha insegnato ad analizzare un treno come se fosse il luogo di un delitto, manco fossi Agatha Christie. Appena sale in carrozza, Mark si precipita a studiare i bagni, e torna con una perizia minuziosa. Da Kiev a Cracovia ha studiato anche Irina, bionda studentessa ucraina. Rassicuriamo Frau Spörrle ad Amburgo: solo di interesse antropologico si tratta.

I treni sono un’idea classica, invulnerabile alle mode, come la bicicletta e l’orologio con le lancette. Sono culle e luoghi di pensiero, dove ci si può abbandonare a ogni fantasia (tanto guida un altro). Sono sale ambulanti di lettura. «Come si sta bene in mezzo agli uomini quando leggono. Perché non sono sempre così?», si domandava Rainer Maria Rilke. È un’ottima domanda senza risposta. Possiamo dire che gli uomini – e le donne, in misura minore – sui treni si comportano bene. Poi scendono e fanno le cose cui hanno pensato in viaggio. E qui cominciano i problemi.

Consiglio a tutti di prendere un treno, quest’estate, e girare l’Europa. Capirete i molti comuni denominatori e i pochi, egoistici motivi per cui litighiamo tra noi. L’aereo semplifica e inganna: bisogna veder le facce cambiare a ogni stazione. EÈ uscito un libro fascinoso e asciutto che vi consiglio: Mondo via terra (Feltrinelli). L’autore, Eddy Cattaneo, ha fatto il giro del mondo (467 giorni, 108 mila km) senza alzarsi in volo. Non c’è bisogno di arrivare a tanto: bastano dieci giorni e un compagno di viaggio con gli occhi curiosi.

"Prestami il tuo gran fragore, la tua grande andatura così dolce /
il tuo scivolare notturno attraverso l’Europa illuminata (…)
Ho sentito per la prima volta tutta la dolcezza del vivere /
In uno scompartimento del Nord-Express, tra Wirballen e Pskow".

Così scriveva Valery Larbaud (conosciuto anche con gli pseudonomi A. O. Barnabooth, L. Hagiosy, X. M. Tourmier de Zamble). Figlio del proprietario dell’azienda che imbottigliava la famosa acqua minerale di Vichy, viaggiava su vagoni extra-lusso sul finire della Bella Epoque. Oggi è diverso: i treni ucraini non sono lussuosi e la nostra epoca, diciamolo, non è poi così bella. Ma l’Europa illuminata, di notte, resta commovente. E la dolcezza del vivere si intuisce ancora, se lasciamo che il cuore prenda il ritmo del treno, e Mark non si fa venire qualche nuova idea.

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