La provincia, gioiellino insidioso (dal Corriere della Sera)

"Il Presidente del Consiglio ha il vezzo di risolvere i problemi". Sull’isola dei famosi (migranti), forse. Sulla penisola, restiamo in fiduciosa attesa. Lampedusa, Roma, Milano. Blitz mediatico (al sud), blitz legislativo (al centro), blitz giudiziario (al nord). L’uomo che da diciott’anni domina la storia italiana si lancia sulla geografia. Ormai non ci stupiamo più di niente.

Intanto è improvvisamente primavera: una delle poche buone notizie di questi giorni, pieni di allarmi e paure. La giornate s’allungano, i tramonti profumano e i nervi si distendono. Le serate italiane, da marzo a ottobre, spiegano la tenuta della nazione. Avessimo un clima scozzese, avremmo già fatto quattro rivoluzioni e cinque esaurimenti nervosi.

Andare al cinema è un modo di vedere la luce che cambia e l’Italia che regge. Marzo è un mese cinematografico: bello fuori e bello dentro (scegliendo il film giusto). Negli ultimi sette giorni ho esagerato, senza pentirmi: "The Fighter" (tre stelle), "Nessuno mi può giudicare" (due stelle), "Silvio forever" (due stelle e uno Stella), "Il gioiellino" (tre stelle). Li consiglio tutti e quattro: il primo per capire l’America, il secondo e il terzo per scoprire il cuore e la pancia d’Italia, il quarto per imparare a leggere la provincia, le sue seduzioni e le sue complicazioni.

Sono un provincial-internationale che a Milano si sente piacevolmente all’estero. Sono nato, cresciuto e residente a Crema, di cui non scrivo (se non bene, come si deve a ogni mamma). Ma quando vedo/sento raccontare luoghi come Parma – dov’è ambientata la storia di "Il gioiellino" – capisco al volo se regista, sceneggiatori e attori sono stati bravi.

In questo caso, complimenti. Non importa che Parmalat sia diventata Leda, il film sia stato girato ad Acqui Terme (mai nominata), Tanzi venga chiamato Rastelli e il ragionier Tonna sia rinominato Botta. Protagonista è la provincia, dove le idee crescono, le personalità nascono e i controllori, ogni domenica, salutano in piazza i controllati.

L’empatia italiana – nostro capolavoro e nostra dannazione – in provincia produce meraviglie e disastri. In provincia ci si conosce, ci si soccorre e ci si sorride. Spesso va tutto per il meglio; ma gli egocentrismi hanno un palcoscenico, e non sempre lo usano bene. Funzionari pubblici, industriali, professionisti: c’è sempre qualcuno convinto che il mondo finisce al cartello di limite urbano; e non sempre qualcun altro è pronto a ricordargli che non funziona così.

Il ragionier Botta (Toni Servillo) è uno splendido concentrato di abitudini e tentazioni, travestite ora da falso in bilancio artigianale ora da giovane donna in trasferta (Sarah Felberbaum). La provincia italiana è questa combinazione di sensualità e normalità, grinta e mollezza, furbizia e ingenuità, originalità e incoscienza, grandi progetti e – spesso, non sempre – piccoli orizzonti. Da decenni produce cinema, sogni, letteratura e Pil. Teniamola da conto.

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