Ragazzi, ragazze e Ruby-cone (dal Corriere della Sera)

Ci sono i commentatori dipendenti e i commentatori indipendenti. Ai primi – ministeriali e aziendali – che vogliamo dire? Questo, forse: cos’altro deve fare il Capo perché dalle vostre bocche e dalle vostre penne esca non dico una critica – per carità! – ma almeno un dubbio, una perplessità, un’obiezione?

Posso sbagliarmi, ma ha l’impressione che le vicende di Arcore rappresentino una sorta di Rubicone (Ruby-cone?). Se lo superiamo, può succedere di tutto. No, non una deriva autoritaria (siamo troppo pigri, ormai, per queste cose). Diciamo la politica come pop-art: la fantasia al potere, ovviamente in abiti succinti. Cetto La Qualunque/Antonio Albanese s’è già espresso con chiarezza sul tema: "La realtà ci supera parecchiamente".

Ai commentatori indipendenti, invece, che dire? Questo: insistere sulle forme, ignorando la sostanza, è un errore. I magistrati esagerano? Esorbitano, esondano, eccedono? Be’, a Londra e a Berlino non interessa se la competenza sia della procura di Milano o di Monza. Vogliono sapere se un importante alleato vive come un satrapo del basso impero, tra baccanali e questuanti; oppure no. Non perché quei governi siano morali; ma perché certi comportamenti rendono l’alleato debole e ricattabile.

Lo stesso vale per l’opinione pubblica internazionale. Questa rubrica si chiama "Italians", e si rivolge anche agli italiani nel mondo: loro sanno cosa ci sta succedendo. Chiedetegli dell’umiliazione di questi giorni. In una banca inglese o in un’azienda francese, in un’università americana o in un consolato in Germania: dovunque sorridono e/o ridono di noi (a seconda dell’occasione e del sadismo).

Ai formalisti in servizio permanente effettivo domando: perché chiedete ai media di non raccontare le cose? Perché non dite a lui/a loro di non farle, invece? Avete idea di cosa accadrebbe se uscissero le foto e i video, come qualcuno teme, qualcun altro spera e Corona Fabrizio annuncia? Diventeremmo la caricatura di un Paese occidentale, come teme Massimo Franco.

Il capo di governo dice "Mi sto divertendo". Noi, un po’ meno. Sono appena stato in due scuole, a Padova e a Gallarate, dove ho incontrato un migliaio di studenti. Non accadeva da tempo: mi è piaciuto. I ragazzi ci restituiscono sempre più di quanto gli diamo. Guardando i più grandi – i mitici 1992 in uscita – pensavo ai marinai in porto: la nave sta partendo, il mare fuori è grande, e possiamo solo sperare d’aver insegnato loro ciò che serve. Nel giorno della tempesta, infatti, non sempre ci saremo.

Scrive Elisa Reani(elisareani@libero.it), che era a Padova: "Questi ragazzi hanno bisogno di adulti che li convincano a sognare, perché hanno ali grandi, anche se sembrano rassegnati a non volare". Aggiungo: se non siamo capaci di ispirarli, almeno evitiamo di confondergli le idee e zavorrarli con i cattivi esempi. Le diciottenni italiane, nuove e luminose, devono stare a scuola con i coetanei. Non trastullare ricchi anziani la notte, vendendo i loro sogni un tanto al chilo.

I VOSTRI COMMENTI
Lascia il tuo commento