I vantaggi dell’intelligenza turbodiesel (dal Corriere della Sera)

In copertina di SETTE n. 47 (25 novembre 2010) troverete Jeff Bezos, fondatore e presidente di Amazon.com. L’uomo, detentore di una risata memorabile e di un fatturato impressionante, appartiene al club di Steve Jobs (Apple), Bill Gates (Microsoft), Larry Page e Sergey Brin (Google), Mark Zuckerberg (Facebook). Gente che ha inventato un paradigma, non soltanto un’industria di successo.

Lo abbiamo intervistato in occasione dell’apertura di Amazon.it. Con lui Diego Piacentini (bresciano, bocconiano, ormai un po’ americano), dal 2000 responsabile delle attività internazionali del gruppo. Jeff B. a un certo punto dice: "Siamo convinti che la gente impari sia in forma breve sia in forma lunga. Ci saranno sempre più strumenti per la forma breve: messaggi, pochi paragrafi. Bellissimo. Ma per leggere 300 pagine, che ti consentono di argomentare e ragionare in maniera diversa?" La risposta di Bezos è: Kindle, l’e-reader di Amazon, strumento dedicato (sobrio, popolare e presto redditizio, sperano a Seattle).

La sintetica intuizione si può allargare alla lettura in genere. Sbagliano, gli adulti, a sgridare – o, peggio, deridere – un ragazzo che fa quattro cose insieme (stare su Facebook, lanciare un tweet, mandare sms e guardare la tivù). Ci provino, se ci riescono. La pluriattività – multitasking, in milanese moderno – richiede rapidità, reattività e intuizione, tre forme di intelligenza turbo.

C’è pure l’intelligenza diesel, e non è meno utile.

La si allena sui libri. Ricavare il succo emotivo di un romanzo non è solo bello: è utile. Un buon saggio può cambiare la prospettiva. I libri insegnano un diverso respiro mentale. Passando dai motori all’atletica, direi: è una questione di allenamento. Un conto è correre i cento ostacoli, un altro correre i tremila siepi. Una distanza non è meglio dell’altra. Sono diverse. Chi sa correrle entrambe, è un vero atleta. Per tornare ai motori: è un turbodiesel.

Gli adulti stagionati – gli italiani nati prima del 1°gennaio 1970, esplicitamente diffidati dalla lettura "The Week", neo-settimanale vietato ai maggiori – hanno l’abitudine alla lettura lunga (appresa a scuola, insegnata in famiglia). Qualcuno di noi, per piacere o per dovere, ha imparato la lettura breve. Un’operazione uguale e contraria devono fare i ragazzi: abituati alla lettura breve, imparino la lettura lunga.

Gli servirà nella vita. Non è importante dove si legge un libro (carta, schermo, minischermo, solo testo o app/iPhone). Importante è il libro, con la sua lunghezza, la sua sfida, la sua lezione di metodo. Un rapporto scritto, un contratto, il materiale di preparazione per un incontro o un progetto: senza l’abitudine al libro, sembreranno inaccessibili. E non lo sono.

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