Come t’inganno con Photoshop (dal Corriere della Sera)

Se rendono obbligatorio un bollino per ogni donna ritoccata con Photoshop,  avremo riviste a pois.

Potrebbe accadere. Negli ultimi mesi sono arrivate proposte in questo senso dal governo australiano; da cinquanta parlamentari del partito conservatore Ump di Nicholas Sarkozy, guidati dalla battagliera Valérie Boyer; dal britannico Committee of Advertising Practice che avrebbe trovato collegamenti diretti fra i ritocchi selvaggi e i disturbi alimentari di molte adolescenti e donne.

Che dire? Ben venga il bollino, o magari un paio. Uno sulla cosciotta misteriosamente smagrita, in modo da segnalare l’intervento digitale. L’altro sulla fronte della celebrità in questione, con la scritta: "Oh tonti! Ci avevate creduto?".
 

Il problema che di tonti, tonte e distratti è pieno il mondo. "Novella 2000", nel numero di Ferragosto, segnala alcuni spregiudicati photoshoppamenti italici (perdonate il neologismo, è brutto quanto gli eccessi che comporta). C’è chi sostiene che alcuni personaggi siano vittime inconsapevoli: i ritocchi avverrebbero senza la loro autorizzazione. Confesso, la difesa mi sembra scajolesca (dal nome dell’ex-ministro Claudio Scajola, che acquistava appartamenti senza accorgersene).

 

Bollino, didascalia, avvertimento: basta venga segnalato quello che è, di fatto, un imbroglio. Un’attrice non può – non potrebbe – inventarsi una data di nascita e un curriculum pieno di film che non ha girato; può invece, impunemente, apparire vent’anni più giovane di quanto sia. Per la frustrazione di molte coetanee, che pensano: ma come? E’ più ricca, più bella, più fortunata, s’è già rifatta con la chirurgia estetica, ha un fidanzato da urlo – e vuole avere pure il sedere di mia figlia?!

 
Ho guardato le foto del servizio di Novella 2000. Noto un’improbabile Valeria Marini, una surreale Alba Parietti, un’impossibile Antonella Clerici. Grottesca l’immagine di Monica Belluci in una pubblicità Dior: sembra una qualunque trentenne pittata, quand’è una magnifica, morbida quarantacinque (con due figli).
 
Qualcuno dirà: ma lo sanno tutti che le immagini vengono ritoccate! Be’, quasi tutti. Personalmente me ne accorgo sempre tardi. Quando ho salutato Simona Ventura in aeroporto a Olbia, in luglio, ho capito che, sul suo volto digitale, Photoshop passa deciso come il maestrale. Appena mi sono ritrovato davanti Madonna, che avevo intervistato dieci anni prima,  ho capito che il tempo era passato anche per lei (ma non gliel’ho detto, pensando alla mia incolumità). Pimpante, la signora Ciccone, ma umana. Una tonica cinquantenne, non più la material girl.
 
Il ritocco provoca un danno sociale? Be’, confonde le idee. Bisogna pensarci: solo allora si capisce  come la foto che stiamo guardando è un esercizio digitale su una persona reale (con occhiaie, smagliature e guance terresti, soggette alla forza di gravità). Molte donne saranno d’accordo: l’inganno è subliminale. L’immagine di una post-quarantenne senza un difetto  balza al cervello, e lì rode silenziosa, come un tarlo educato.

Quindi, ripeto: ben vengano bollini, segnalazioni e didascalie. Smonteranno qualche fantasia, ma spegneranno sul nascere pericolose illusioni. Moda e pubblicità continuano infatti, imperterrite, a giocare il solito gioco: propongono modelli irraggiungibili, in modo che noi spendiamo per (non) raggiungerli.

Per fortuna, ogni tanto, ci pensa il destino a sistemare le cose. Alcuni interventi sono tanto grotteschi da diventare controducenti. Ralph Lauren è stato costretto a scusarsi dopo aver pubblicato una modella uscita  sfatta ed emaciata da un trattamento Photoshop ("poor imaging and retouching",  lo hanno chiamato).
 

Se l’horror interessa, una buona collezione di disastri è reperibile su http://photoshopdisasters.blogspot.com. Il migliore – scusate – il peggiore: la foto di Demi Moore, 47 anni, sulla copertina del mensile W, dicembre 2009. Non soltanto la signora ha una faccia da adolescente e una magrezza da carestia. Hanno anche pensato di rimuoverle digitalmente il fianco sinistro.

Lei, su Twitter, nega. E’ comprensibile: lo rivuole.

I VOSTRI COMMENTI
    • Maria Concetta Ghionna | 24 agosto 2012 alle 16:22

      Appena visitato sito inerente i disastri del Photoshop. Da morire dal ridere, se non fosse che i soggetti delle immagini credono veramente di apparire migliori di quello che sono! C’è una ragazza talmente ristretta ed appiattita da far concorrenza spietata ad una sogliola!! Ma la migliore di tutte e’ la pubblicità degli assorbenti così sottili ed aderenti all’anatomia intima femminile, che vengono definiti una calamita!! Quale similitudine… Alle donne che ne fanno uso, consiglio di cospargere di chiodi i loro mariti, almeno così e’ sicuro che li terranno sempre stretti a s’è!! Grazie, Severgnini del prezioso suggerimento: mi ha dato l’opportunita di ridere di cuore ed il riso, come tutti ben sappiamo, grazie a Dio, fa davvero buon sangue; ci illumina il viso rendendolo radioso NATURALMENTE, senza l’aiutino del Photoshop (che io ribattezzerei PHOTOBLUFF.)

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