Un consiglio per l’estate: prendere un treno (e puntate al mare) (dal Corriere della Sera)

So che vorreste leggere di Mourinho (ma non poteva restare?), di Santoro (ma non doveva andare?) e della legge-bavaglio sulle intercettazioni (ma vogliamo scherzare?). Invece vi parlo di viaggi. Viaggi estivi compatibili col momento economico che – volendo usare un eufemismo – fa abbastanza schifo.

Riassumo, per comodità e non per sadismo. Una famiglia su due non può permettersi una settimana di vacanza, una su tre non riesce a sostenere spese impreviste. La pressione fiscale è salita al 43,2%, tre punti sopra la media UE. Oltre due milioni di italiani tra i 18 e i 30 anni non lavorano e non studiano: un’armata nullafacente – spesso senza colpe – che s’avvia a star peggio dei genitori e dei nonni, dai quali già dipende. Brutta faccenda.

Parlare di viaggi in questo momento ha senso? Più che mai. In viaggio si riflette e s’inventa; è l’abitudine che ammazza i pensieri. Vorrei proporvi un viaggio antico, graduale e sociale: in treno. Magari scegliendo il mare come scenario d’arrivo (da Londra a Lisbona, dal Baltico al Bosforo!). In aprile sono sceso da Berlino a Palermo (www.corriere.it/cronache/speciali/2010/berlino-palermo). Per un aerodipendente come me, una rivoluzione e una rivelazione. In sette giorni ho visto l’Europa cambiare umori e colori, e tra Napoli e la Sicilia ho conosciuto più gente che in due anni di voli in America.


La mia generazione ha amato i treni. Per i cinquantenni la parola "Interail" ha lo stesso richiamo esotico ed erotico di "Erasmus" per i trentenni e di "gin & tonic" per i settantenni. Ebbene, coetanei: i treni ci sono ancora, e permettono – con pochi soldi, se uno s’organizza – di vedere l’Italia, l’Europa e più in là. L’importante è costruirsi un itinerario: sarà la vostra sceneggiatura personale.

Ho dimenticato tanti voli e tanti alberghi. Mai scorderò il viaggio di nozze in Transiberiana da Mosca a Pechino (Montanelli: "E’ l’idea più assurda che io abbia mai sentito. Per punizione, ne scriverai"). Era il 1986. Seguì, sempre con la stessa moglie, Baltico-Bosforo (l’ultima estate del comunismo, 1989). Da solo, ma comunque felice, Sydney-Perth (2007), che comprende il rettilineo più lungo del pianeta (478 km). Non c’è niente da vedere e non succede nulla. Vivendo in un Paese dove accade fin troppo, una meraviglia.

Il treno consente di restare passivi senza sentirsi pigri. Fornisce una narrativa, compresa nel prezzo del biglietto. Un inizio e una fine, una mappa come  trama. Ecco perché tanti giallisti l’hanno scelto come ambientazione ("Il treno scomparso" di Conan Doyle, "Il mistero del Treno Azzurro" di Agatha Christie, "Jeumont, 51 minuti di fermata!" di Simenon, "Oriente Express" di Ian Fleming).  Anche se non avete in programma indagini o delitti, prendete un treno. E’ una chiusura-lampo che fila sui binari, ha scritto qualcuno. In un momento sbottonato come questo, è una garanzia e una consolazione.

I VOSTRI COMMENTI
Lascia il tuo commento