Metti la gondola nel cappuccino (a Milano) (dal Corriere della Sera)

L’instancabile mente italiana produce sempre nuove trovate, idee e discipline. L’aritmetica estetica, per esempio: il numero di persone in una piazza, come la bellezza della persona amata, è una questione di gusti. La religione tattica: vescovi che fanno politica e politici che fanno i vescovi, anzi puntano più in alto (la preghiera comune coi dodici apostoli!). La storia infinita: il sociologo delle religioni Massimo Introvigne, su "Avvenire", parla di "Risorgimento esoterico e massone" (un’anteprima: vedrete se nel 2011 non festeggeremo i 150 anni dell’unità d’Italia litigando sul 1861).

Scendendo di un gradino, segnaliamo: la televisione epifanica (dopo Morgan e Bigazzi, pure Busi spara lazzi), lo spirito di (un’altra) squadra (Balotelli indossa la maglia del Milan, compagni e allenatore non gradiscono). Comunque roba grossa, che fa scomparire il piccolo tema di cui ci occupiamo oggi. Ma che dico piccolo: minuscolo! Come l’unico bar nella Stazione Centrale di Milano.

Ci sono passato alle 7, alle 8, alle 9 e alle 10 del mattino: sempre strapieno, complicato avvicinarsi alla cassa, arduo  bere un cappuccino con gente che ti lancia un trolley nel bicipite femorale. In Centrale transitano decine di migliaia di persone al giorno, e il locale è grande come la scrivania del collega Minzolini.  Perché? Risposta ufficiale: in Centrale sono in corso i "grandi lavori" di GrandiStazioni; i grandi bar arriveranno, a tempo debito.

D’accordo: ma quando? Questa storia va avanti da mesi. Ci vuol tanto a piazzare una postazione temporanea, dedicata a caffè & prime colazioni? Magari con qualche sedia davanti, visto che in Centrale sono state abolite, insieme alla sala d’aspetto, considerata una mollezza decadente, indegna della spartana capitale del Nord.

Tutti in piedi, milanesi,
per almeno altri sei mesi!
Siete stanchi? Pigia-pigia?
Resta sempre la valigia.
Un sedile come tanti,
lo san bene gli emigranti.
Trenitalia? Non s’è mossa.
Mica siete Freccia Rossa.

Torniamo al bar (anzi no, troppo stretto). Il mercato C&B (Cappuccino e Briosche) è immenso: centinaia di esercenti milanesi sarebbero disposti ad aprire un punto-vendita, sapendo di poter contare su un incasso di tremila euro al giorno (stima prudente). Mi è capitato spesso, ultimamente, di passare per la stazione al mattino: i viaggiatori s’aggirano spersi, e poi – se hanno tempo – escono malinconici, in cerca di un bar esterno.

In Centrale, ripeto, niente: solo il microbar di cui sopra, affollato come il bagno di uno stadio nell’intervallo di una partita. In compenso abbondanza di negozi di abbigliamento, artigianato, oggettistica e souvenir. Io non ho nulla contro la vendita delle gondole di Venezia (made in China) alla Stazione Centrale di Milano. Ma alle otto del mattino non sostituiscono la brioche. Forse, potendole intingere nel cappuccino…

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