Se Balotelli (fischiato) accusa Verona (dal Corriere della Sera)

Fa più pena il prato del Bentegodi, la partitaccia che ci hanno giocato sopra o quanto è accaduto dopo?  Questa la  domanda dell’Epifania, ed è triste come lo spettacolo del calcio italiano. Se l’arbitro e i guardalinee di Verona fossero stati Re Magi, avrebbero potuto lamentarsi con la cometa: è per questo che ci hai fatto venire fin qui?

I fatti sono noti. A fine partita Mario Balotelli, diciannovenne attaccante dell’Inter, ha espresso un’opinione robusta e inconsueta: "Voglio dire una cosa: ogni volta che vengo qui a Verona mi rendo conto che questo pubblico mi fa sempre più schifo". Apriti cielo! Non si dicono queste cose, in un mondo – quello del calcio – abituato a odiare in silenzio.

Cos’è successo, in quello stadio? Delle due, l’una:  il ragazzo è impazzito, oppure gli hanno urlato (un’altra volta) qualcosa di pesante. E’ accaduto a Torino, a Cagliari, a Bologna: "buuuuu!" razzisti e cori inequivocabili ("Non ci sono negri italiani!"). E’ accaduto anche ieri a Verona. sul campo (spelacchiato) del mite Chievo?

Il presidente della società scaligera, Luca Campedelli, sembra sicuro: "Non era razzismo, erano solo fischi". Il sindaco di Verona, Flavio Tosi, è categorico: "Balotelli non sarà mai un campione. E’ un ragazzino immaturo e presuntuoso".  Forse avrebbe dovuto aggiungere un aggettivo: esasperato.

Da quando gioca in serie A, il ragazzo nero con l’accento di Brescia è stato preso di mira. Ha sbagliato a prendersela con tutta una città? Ovviamente. E’ impulsivo e arrogante? Probabilmente. Lo era anche un altro fuoriclasse, Antonio Cassano: ma la sua pelle è più chiara, e nessuno mai gli ha gridato certe cose. Non c’è dubbio che Balotelli si tiri addosso antipatie e critiche, coi suoi comportamenti. Ma a quelle si abituerà, se non è già abituato. Non si abituerà invece – non deve abituarsi – al  razzismo.

Mentre Christian Chivu sta in terapia intensiva con una frattura in testa, questo è il calcio di cui ci tocca parlare. Verona è una città civile e il Chievo una squadra gentile: perdonino gli eccessi di un ragazzo di diciannove anni – che presto chiederà scusa – e cerchino invece di aiutarci a disinfestare questo calcio  cattivo.


Nessuno di noi ha il "buuuu-ometro". E’ ridicolo star qui ad analizzare i fischi per capire quanto ci sia di razzista, o cercare quelli che hanno offeso il giovane Mario dopo la sostituzione (come forse è accaduto). Nessuno ha voglia di entrare nella testa degli urlatori veronesi (in Italia succede di tutto: potrebbero avercela con Balotelli perché è bresciano).  Bisogna trovare invece una soluzione, buona per tutti i campi e tutte le stagioni.

Perché così, francamente, non si può andare avanti.
 

La soluzione c’è, ma – per pigrizia o per ignavia – non viene applicata: sospendere le partite ogni volta che mancano le condizioni per giocare serenamente. Quando il terreno di gioco è imbarazzante come  ieri a Verona (sindaco, presidente: niente da dire?). Quando dagli spalti partono  oggetti, fumogeni, razzi e petardi.  O insulti razzisti, come càpita ormai tutte le domeniche. Quando c’è Balotelli in campo, ma non solo.

Dopo la prima sospensione di una partita:  grida, proteste,  interrogazioni parlamentari e un articolo di Moggi su "Libero".  Dopo la seconda sospensione, solo grida e (poche) proteste. Dopo la terza, silenzio. Della quarta sospensione non ci sarebbe bisogno. Perché la gente ama il calcio e capirebbe che va rispettato. Cominciando dai protagonisti, i giocatori, che scendono in campo per farci divertire, non per venire coperti di ululati dai lupi delle curve o dai coyote della tribuna

 
Ma non accadrà: l’autorità è debole, e la folla lo sa.

I VOSTRI COMMENTI
Lascia il tuo commento