E-books: pensieri e parole vivranno comunque (dal Corriere della Sera)

"Nei grandi propositi, persino il fallimento è glorioso" (Cassio). Nei propositi medio-piccoli resta comunque istruttivo. Da quando parlo in pubblico, coltivo il ricordo dei miei migliori disastri. Ignorato da un pubblico di autotrasportatori che, giustamente, mi preferiva una contorsionista ucraina (traghetto Palermo-Genova, 2005); snobbato dai connazionali in attesa di Italia-Francia sul maxischermo (Berlino, 2008). Infine "Più libri più liberi", Fiera della Piccola e Media Editoria (Roma, sabato). Ho parlato di "segni, segnali e sogni digitali". Ha funzionato solo la rima.

Il motivo? Ho detto che gli editori –  grandi, medi e piccoli – forse non hanno capito bene cosa gli sta arrivando addosso. Gian Arturo Ferrari (Mondadori) sostiene che "tra una o due generazioni l’e-book sarà il supporto di lettura egemone"? Sbaglia. Accadrà prima.

Amo i libri. Amo leggerli, scriverli, conservarli, regalarli (prestarli, mai!). Sono un’invenzione perfetta, come l’orologio a lancette (ma ci sono più orologi digitali), come il bottone e le asole(ma  quante cerniere!).  Credo però che l’e-book cambierà la lettura come gli mp3 hanno cambiato la musica. Pensieri e parole" (Battisti) l’abbiamo amata a 45 giri, 33 giri (Lp), nastro, Cd e mp3: cosa cambia? Attenti al feticismo di carta. I bei libri, come le belle canzoni, vivranno. I bei volumi – copertine, note,  dediche e  profumo – saranno bei ricordi.

Alle enciclopedie è già successo. Ora tocca a dizionari, manualistica, scolastica, bestseller, saggi e romanzi (in quest’ordine). Random House nel 2008 ha venduto 432.000 e-books; nei primi nove mesi del 2009 erano 2,5 milioni, con ricavi di $27 milioni (quasi 10$ a libro!). Kindle è oggi il prodotto più venduto di Amazon. Sony Reader tiene botta. Nel 2010 uscirà  i-Pad di Apple e la Mela, quando ci si mette, non scherza: i-Pod e i-Phone sono la prova.

In Italia ci sono 2.900 case editrici e pubblicano ogni anno 61.000 titoli (sei su dieci non vendono una copia). Possono avere un mercato elettronico? Certo. Selezione, redazione, promozione, vendita: per gli editori c’è ancora da fare (e da guadagnare), a patto di non commettere l’errore, forse inevitabile, dei giornali (nella gioventù di internet hanno regalato cià che prima vendevano). La gente non rinuncerà a leggere: rinuncerà alla carta. Così come non ha rinunciato alla musica. Solo a vinile, cartone e policarbonato.


In Italia i risparmi sulla banda larga e il wireless burocratizzato (lode alla "Carta dei Cento per il libero wi-fi"!) rallenteranno il passaggio; e gli insegnanti ostacoleranno l’e-book, strumento didattico perfetto (aggiornato, economico, familiare agli studenti). Ma vogliamo fare dell’arretratezza un’assicurazione sulla vita (imprenditoriale)? Suvvia.

Ecco: questo ho detto agli editori. Ho dimenticato perà di citare De Gasperi alla Conferenza di Pace del 1946: "Prendendo la parola in questo consesso, sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me".  Forse mi avrebbero guardato meno male, eppure io volevo soltanto il loro bene.

 

I VOSTRI COMMENTI
    • Maria Concetta Ghionna | 24 agosto 2012 alle 17:11

      Eh no, caro Severgnini, questa volta dissento: un libro di carta e’ sempre un libro di carta! Voglio annusarlo, sentirne l’odore di,stampa, sfogliarlo, persino procurarmi,dei taglietti sulle dita con le pagine ancora nuove. Un libro va abbracciato, tenuto stretto al cuore come se fosse un bambino… E’ quello che faccio ogni volta che termino di leggere “Il nome della rosa”. Ormai lo,conosco quasi a memoria, ma ogni volta la magia si ripete. Non metto in dubbio l’utilita, la novita’ degli e-books, ma temo,che non facciano piu’ sognare…..

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