La papera di Obama (dal Corriere della Sera)

Vorrei parlarvi della papera di Obama. Roba grossa che ha fatto discutere, in Italia e qui in America.
Parto dal bordo dello stagno. Mi scrive Umberto Anselmi-Tamburini da Pavia [tau@unipv.it]: "Seguo il blog ‘Embedded @ MIT’ (http://blog.corriere.it/embedded). Ti invidio molto. Enjoy the wonderland!". Divertiti nel Paese delle meraviglie! – punto centrato. Potrei dare molte spiegazioni della gioia che provo da una settimana, infilandomi nei laboratori del MIT, chiedendo e cercando di capire, spiegando a Harvard chi sono gli Italians, e perché li stimo. La risposta è: mi diverto. Non c’è nulla d’intellettuale e snob nel mio divertimento. Il futuro ha un buon profumo, come l’autunno del New England. Si può sentirlo anche a cinquant’anni, con un po’ di buona volontà.
Harvard è classico, il MIT è rock:  magnifici tutti e due, e gli italiani sembrano topi nel formaggio. Non tutto è perfetto. La burocrazia accademica americana può essere micidiale, come sa chi ha fatto domanda – qui dicono: "ha applicato" – per un corso post-graduate o un post-doc. Ma, superato l’ostacolo, si apre un mondo dove tutti credono di poter cambiare il mondo. Il Paese delle meraviglie, e Silvia e Francesco, Carlo e Gaia, Chiara e Riccardo, Eleonora ed Edoardo lo sentono, ancora prima di saperlo.
Colpisce la semplicità intorno alle cose importanti. Nulla è più irritante della pompa magna intorno alle piccinerie: tipica degli arroganti e degli incapaci, non solo nell’università. Qui i propositi sono ateniesi, ma lo stile è spartano. Il laboratorio che Barack Obama ha appena visitato, dove studiano le celle solari nanostrutturate, è grande come lo studio d’un dentista. Ci lavora Maddalena Binda, 26 anni, che viene dal Politecnico di Milano ed è al MIT come Rocca Fellow (binda@elet.polimi.it). Ho raccontato la sua storia nel blog, e l’ho illustrata con la foto della paperella (gialla) che le autorità accademiche hanno rimosso in occasione della visita del Presidente. Be’, non ci crederete:  in rete s’è scatenata una gara di solidarietà.
Scrive Silvia: "Tra Facebook e email, ecco alcuni tra i tanti messaggi  arrivati: "Belle le foto, soprattutto quella della paperella, ormai è diventata la nostra eroina!". "Libertà per la papera!". "Avevano paura che Obama  fosse incuriosito più dalla paperella che dal resto. Sai, in mezzo a voi geniacci, che cacchio poteva capire quel pover’uomo?". "Vedo sul blog la foto del paperotto giallo non mostrato ad Obama. Esprimo solidarietà visto che somiglia al mio assistente a chimica. Ciao e quack!".
Commento di Ms Binda: "Dopo lo smacco iniziale, il fatto di troneggiare ora sopra la firma del Presidente è una bella rivincita! Possiamo far contento chi s’è preso a cuore la sua sorte?". Certo, Maddalena: Paperella for President! Si possono fare cose serie sorridendo, nel Paese delle meraviglie.
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