I no-no-no della segretaria (dal Corriere della Sera)

Ieri in Sala Buzzati qui al "Corriere", durante gli "Aperitivi della Milanesiana", lo scrittore irlandese John Banville ha definito l’ufficio "una serra di intimità". Nulla di paragonabile alle stanze del governo, è vero: ma l’intuizione è lodevole. E chi coltiva i fiori esotici dell’abitudine, nelle serre aziendali? Le segretarie, che qualcuno chiama "assistenti" e qualcun altro definisce  "P.A.", acronimo di Personal Assistants, cui è dedicato oggi il National Secretary Day. Siamo a Milano, si parla inglese: tutto torna.

Non intendo elogiare le segretarie. Lodi, chiacchiere e cha-cha-cha  sono trucchi per pagarle poco e costringerle a lavorare fuori orario. Aggiungo: anche questo femminile è sbagliato. Conosco ottimi segretari, e non portano le gonne se non quando s’esercitano in danze scozzesi.

Come esprimere, allora, la mia stima e la mia riconoscenza per le/gli assistenti, nel giorno loro dedicato? Con quattro consigli: probabilmente inutili, ma  sinceri e disinteressati.

1. Chi ha un capo scemo, se lo merita. Sbalzi d’umore violenti,  galanterie indesiderate, ordini contraddittori, incapacità di ammettere un errore. Se questi comportamenti si ripetono, l’assistente personale scelga la "Formula O’ Hara": via col vento, prima che sia tardi.  Ho letto "Il feudo del sultano"  di Paola Cominotti (ed. Il Filo), dove viene raccontato un tipaccio del genere, attivo nel bresciano. Un racconto dell’orrore.

2. Un capo egoista si lascia, non si conquista. Una giovane segretaria – femmina, stavolta –   dispone di un’arma efficace: il test di maternità. No, non è quello che pensate. Test di maternità vuol dire andare dal boss e dire: "Ho una bella notizia. Aspetto un figlio!". Se la reazione è irritata ("Ma che cavolo! E io come faccio, adesso?"), iniziate a pianificare la ritirata. Il boss è infatti un "CEO" (Capo Evidentemente Ottuso). Perché perderci tempo?

3. I capi sono come i figli: educateli. Un capo maleducato (o mai educato) diventa presto un problema.  Ritardi cronici, sospettosità, curiosità indebite, scarsa igiene personale, rumori molesti (oh yes!). L’assistente che tollera queste cose lo fa suo rischio e pericolo.

4. I capi parlano. Ma pagano? Diffidate della mitologia aziendale, dal romanticismo della dedizione assoluta, dalla trappola del lavoro infinito. E’ opportuno impegnarsi a fondo, è bene essere  leali, elastici e generosi. Ma le aziende fanno i loro interessi, non i vostri. Traduzione: la telefonata notturna dev’essere un’eccezione, non la regola. Vogliono un’assistente 24 ore su 24? La paghino.

Buona festa a tutte e tutti! Fate scivolare questo pezzo sulla scrivania del boss. Se vi licenzia, bingo! Uno così meglio perderlo che trovarlo.

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