Da Montecristo a Marco Polo

(dal Corriere della Sera)


A Copenhagen c’era una ragazza di Ostia che insegnava danza del ventre, ma è meglio partire dall’inizio.

"Fuga dei cervelli"  è un termine che detesto. Gli italiani nascondono il proprio genio in parti diverse del corpo (vedi sopra), e spesso  i "cervelli" hanno il mal di fegato: una contraddizione  insanabile.  Chiamiamola, invece, "seconda emigrazione": da un Erasmus al dirigente d’una multinazionale, passando per commercianti, medici, cuochi, mamme, avvocati e ricercatrici.  La prima emigrazione – quella che  partiva per necessità – aveva come simbolo la valigia di cartone. La seconda  potrebbe scegliere il trolley, con cui caracolla negli aeroporti del mondo.

Alla Generazione Italians ho dedicato un forum (dal 1998), una rubrica sul "Corriere" (dal 2001), un libro (2008) e 89 pizze (la prima a Londra nel 1999, l’ultima ad Amburgo giovedì, la prossima a Bucarest l’8 marzo). Nei giorni scorsi ho provato a catalogare questa diaspora. Gli Italians si dividono in sette categorie.
 
MONTECRISTO, il fuggitivo. Scappa da imbarazzanti pratiche italiane: nell’amministrazione, tra aziende, nell’università e nelle professioni. Il presidente della Corte dei Conti, ieri: "L’Italia è agli ultimi posti nelle classifiche internazionali sulla lotta alla corruzione". Molti connazionali se n’erano già accorti, e hanno alzato i tacchi. 

ROBINSON, il naufrago.  Scappa per scappare, cerca avventure e trova spesso guai.  Alcuni esemplari si  ritrovano nel film "Italians", cui ho solo prestato il nome (i miei lettori non trasportano Ferrari rubate nel deserto arabico, o almeno non me l’hanno mai detto).

ULISSE, l’innamorato. Le sirene cantano, e gli italiani rispondono. Le coppie miste sono uno dei macrofenomeni inesplorati di questi anni. Di solito, l’italiano è lui. Solo nel mondo angloamericano, tedesco e scandinavo  c’è equilibrio.  Steve, Stephan e Sven caricano la lavapiatti e cambiano il pupo: alle italiane, giustamente, piace.

SCHWEIZER, l’altruista. Volontari e cooperatori, missionari e forze di pace: ne ho trovati a Beirut e a Kabul, a Nairobi e a Manila. Intuitivi ed elastici, s’adattano alle imperfezioni del mondo: successo assicurato.

CONRAD, l’esploratore/colonizzatore. S’insedia, s’espande e recluta. Per questo UC Berkeley e Cisco Systems, in California, sono pieni di ingegneri, fisici e informatici italiani. Il lato oscuro è il KURTZ. Ricordate Cuore di tenebra  e  Apocalypse now? Isolato, circondato di fedeli, l’uomo si crede un semidio. Consolati remoti, rappresentanze periferiche: attenzione!

MARCOPOLO, l’avventuroso. Curioso, va per capire, imparare, migliorare, divertirsi. Non smania di tornare, ma non lo esclude.  Non suscita preoccupazione, ma un po’ d’invidia.

Cos’hanno in comune questi nomadi? Semplice: hanno patria.  L’amarezza che provano davanti a tante vicende italiane è una prova d’amore. Se del Paese non gl’importasse  niente, non s’arrabbierebbero tanto.
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