Anatomia erotica 1949-2009

(dal Corriere della Sera)

ROMA –  Gli ottantenni italiani sono stupiti – magari non dispiaciuti – davanti all’esplosione di seni che ha salutato il 2009.  Tutto come nel 1949, quand’erano giovanotti. Cinema, televisione, pubblicità, internet, moda, aspirazioni femminili e occhiate maschili: se il futuro è incerto, l’Italia lo affronta di petto.  Certo: abbiamo perso stile –  la cubista Cristina Del Basso nella doccia del Grande Fratello al posto di Silvana Mangano nelle risaie del film Riso Amaro – ma abbiamo guadagnato dimensioni.  Il resto è uguale.

 

C’è qualcosa di buffo nell’entusiasmo con cui milioni di maschi sono planati sui siti internet per ammirare il maestoso, frontale della giovane Del Basso. Sul sito  internet del maggiore quotidiano italiano, il "Corriere della Sera", qualsiasi notizia e fotografia riguardante la signorina è da giorni la più cliccata.  Anche nelle nuove fiction televisive i piani-scollatura si sprecano, da qualche tempo. Lo stesso vale pèer il cinema, dove tornano i petti felliniani: senza Fellini, purtroppo. 

L’antica maggiorata – passione di camionisti e psicanalisti (entrambi la trovavano piena di significati) – è ritornata. Mi scrive una lettrice, Francesca T.: "Ero a cena con due amiche in una pizzeria di Milano, una di quelle con il maxischermo in sala. C’erano due tavoli di soli uomini: non vi dico cosa s’è scatenato quando è apparsa la discinta signorina superdotata del Grande Fratello. Sembravano macachi in calore, che desolazione". Io le credo, Francesca, e la capisco. Ma temo di sapere cosa stanno pensando  in molti: tutta invidia, sorella.

Mentre i chirurghi plastici fanno quattro conti e ordinano l’auto nuova, proviamo a ragionare su questi nuovi-vecchi gusti estetici: tra la maggiorata del 1949 e  la siliconata del 2009 cos’è accaduto? Uno spostamento del desiderio maschile: che è sceso di colpo, poi è lentamente risalito. Non parliamo di lidibo, ma di  anatomia.   Provate a seguirmi in questo viaggio  erotico-anatomico. Vi accorgerete che l’Italia non è diversa dal resto del mondo occidentale.

Il seno ha dominato gli anni ’50:  tra l’italiana Sofia, l’americana Marilyn e la francese Brigitte, trovatene una piatta. Poi l’attenzione si è spostata verso il basso: gli anni ’60 sono stati il decennio delle gambe. La minigonna ha mostrato nuovi continenti e i maschi, come al solito, si sono lasciati prendere di sorpresa. Mary Quant! Swinging London! Le studentesse di Berkeley! Tutto il mondo si è rapidamente adeguato. Nel maggio francese e nell’estate romana le ragazze facevano a gara nel mostrare le gambe. Ero troppo piccolo per apprezzare i dettagli, ma ricordo quante cosce carnose passavano ad altezza di bambino. Il punto più basso è arrivato con la "cantante scalza" Sandie Show, popolare in Italia e in Francia:  qualcuno le guardava i piedi, e non era feticismo.
Si doveva risalire. Gli anni ’70 sono stati la decade del didietro. L’Italia  si è portata subito davanti. Il primo marchio nazionale di jeans, prodotto a partire dal 1971, è stato Jesus Jeans. Lo slogan era "Chi mi ama mi segua", e decorava le natiche seminude di una modella. Un altro  "Non avrai altro jeans al di fuori di me".  La chiesa cattolica insorse; lo scrittore Pier Paolo Pasolini, nel 1973, li difese sul "Corriere della Sera"; la maggior parte dei connazionali – forse per distrarsi dall’angoscia del terrorismo – si limitavano a guardare le ragazze per strada, mentre si allontanavano.  Negli anni di piombo, glutei d’acciaio.
 
Gli anni ’80, dal punto di vista dell’anatomia erotica, hanno operato una rotazione: l’attenzione s’è spostata nella zona anteriore.  L’icona globale del periodo è stata la cantante Madonna. Anche se oggi marca stretto la figliola Lourdes, temendo possa seguire le sue orme, non c’è dubbio  che la signorina Madonna Louise Veronica Ciccone abbia dato una grossa spinta (pelvica) allo spirito del tempo. Con "Like a Virgin" (1984) è diventata una superstar mondiale; il video di " Material Girl" non lasciava dubbi sugli strumenti di lavoro della fanciulla. L’attenzione era lì, non altrove.
 
Negli anni ’90 lo sguardo maschile s’è spostato verso l’alto, in una posizione  dove la  moda scopriva – in tutti i sensi –  un nuovo protagonista: l’ombelico. Un decennio spensierato ha portato un’abitudine da spiaggia nelle città, e tante giovani eroine hanno finto d’ignorare la differenza tra estate e inverno, rischiando il congelamento addominale.  Il simbolo del nuovo esibizionismo –  arricchito di piercing e slip a vista –  è stata Britney Spears. "Baby One More Time…" (1998)  ha venduto 24 milioni di copie: nel video, celeberrimo, la fanciulla si cambia d’abito diverse volte, ma non copre mai la pancia, per nessun motivo. Un lolitismo che è piaciuto subito alle ragazzine, alle loro mamme incoscienti e ai maschi timidi di tutto il mondo, felici d’avere un nuovo luogo su cui posare lo sguardo, evitando così gli occhi femminili, davanti ai quali siamo tutti indifesi.
 
Quanto ombelichi vedete in giro, in quest’inverno  sobrio ed obamiano? Pochissimi, quasi nessuno. Improvvisamente scomparsi – a Washington come a Roma, a Londra come a Berlino – costretti alla  ritirata dal clima (rigido) e dal cleavage (profondo). In un momento di difficoltà economica, cos’è più rassciurante di un petto florido?  Siamo tornati al 1949:  il circolo è chiuso, il gioco ricomincia, la storia si ripete. 

Tra i molti difetti di noi maschi,  ragazze, aggiungete  la prevedibilità.
I VOSTRI COMMENTI
Lascia il tuo commento