Alitalia, le otto domande del viaggiatore

(dal Corriere della Sera)

Non abbiamo capito niente: non è una nuova compagnia aerea, è un nuovo reality!  Alitalia 2, la Grande Sorella. Italiani e stranieri, ricchi e poveri (noi),  esuberi e sindaci esuberanti, piloti televisivi e scioperanti col foulard, conti che non tornano e facce che tornano sempre. Chi non sa, parla; chi sa, tace (Passera, Colaninno, Toto: il pubblico vi reclama!). Molti gridano, cercando la telecamera; qualcuno piange, e ha ragione; alcuni meritano la chiamata, e restano fregati. Forse Daniela Martani, hostess pasionaria passata al "Grande Fratello", è la più coerente: se spettacolo dev’essere,  esageriamo!

Per apprezzare la "Grande Sorella", il programma che fa litigare Bossi e Palazzo Chigi, occorre essere informati. E non è facile. Ecco otto cose che noi, viaggiatori-spettatori, non abbiamo capito.

1. Non si capisce perché Air France prima non andava bene, e adesso sì. Oltretutto prima acquistava pure i debiti, e adesso no.

2. Non si capisce perché i sindacati dovrebbero smettere di far casino (nonostante una cassa integrazione che milioni di giovani precari si sognano).

3. Non si capisce come Malpensa possa diventare il grande aeroporto internazionale di cui il Norditalia ha bisogno (oh yes). Tre o tredici destinazioni intercontinentali? Robetta. Fatevi un giro a Francoforte o Amsterdam. Nato vecchio, scomodo, lontano, mal collegato a Milano (che si fa, una volta a Cadorna?), il luogo ha pure un nome andreottiano ("A malpensare si fa peccato, ma spesso s’indovina"). Più  hubris che hub,  come dicono quelli che sanno il greco e l’inglese.

4. Non si capisce perché le città senza un "city airport" ne vogliano  uno; e noi che ce l’abbiamo –  Milano  Linate – vogliamo rinunciarci, cancellando tre quarti dei voli (tutti, meno la navetta per Roma).

5. Non si capisce perché dovremmo pagare ¤ 690,00 per un volo Milano-Roma (A/R, aperto). Nessuna nuova impresa ama la concorrenza, ma almeno fate finta.

6. Non si capisce perché i neo-proprietari abbiano acquistato la ciccia, lasciando a noi ossa e frattaglie (costose: una bella fetta di ¤ 1,2 miliardi). Non è che fra tre o quattro anni vendono ad Air France, e chi s’è visto s’è visto? La sigla CAI vuol dire Compra Aspetta Incassa? Non ci vogliamo credere!

7. Non si capisce quanto abbia pesato la volontà delle banche di salvare Air One, indebitata assai.

8. Non si capisce perché tanti piangono per Alitalia, e nessuno per gli Alitalians. che devono/vogliono volare a Mosca, Tokio, Washington, Los Angeles, Nairobi, Rio de Janeiro, Pechino, Shanghai. Preferirebbero farlo con la compagnia di bandiera, certo. Ma se non è possibile, avanti un altro. Milano-San Francisco operato da Singapore Airlines? No problem, quando si parte?

Insomma, non  si capisce.  Se il nostro fatalismo non fosse più forte della nostra ansia, saremmo preoccupati. Ma forse è solo uno spettacolo. La Grande Sorella! A proposito: quando ci fate rivedere la scena della doccia (di soldi, i nostri)?

(dal Corriere della Sera)

Non abbiamo capito niente: non è una nuova compagnia aerea, è un nuovo reality!  Alitalia 2, la Grande Sorella. Italiani e stranieri, ricchi e poveri (noi),  esuberi e sindaci esuberanti, piloti televisivi e scioperanti col foulard, conti che non tornano e facce che tornano sempre. Chi non sa, parla; chi sa, tace (Passera, Colaninno, Toto: il pubblico vi reclama!). Molti gridano, cercando la telecamera; qualcuno piange, e ha ragione; alcuni meritano la chiamata, e restano fregati. Forse Daniela Martani, hostess pasionaria passata al "Grande Fratello", è la più coerente: se spettacolo dev’essere,  esageriamo!

Per apprezzare la "Grande Sorella", il programma che fa litigare Bossi e Palazzo Chigi, occorre essere informati. E non è facile. Ecco otto cose che noi, viaggiatori-spettatori, non abbiamo capito.

1. Non si capisce perché Air France prima non andava bene, e adesso sì. Oltretutto prima acquistava pure i debiti, e adesso no.

2. Non si capisce perché i sindacati dovrebbero smettere di far casino (nonostante una cassa integrazione che milioni di giovani precari si sognano).

3. Non si capisce come Malpensa possa diventare il grande aeroporto internazionale di cui il Norditalia ha bisogno (oh yes). Tre o tredici destinazioni intercontinentali? Robetta. Fatevi un giro a Francoforte o Amsterdam. Nato vecchio, scomodo, lontano, mal collegato a Milano (che si fa, una volta a Cadorna?), il luogo ha pure un nome andreottiano ("A malpensare si fa peccato, ma spesso s’indovina"). Più  hubris che hub,  come dicono quelli che sanno il greco e l’inglese.

4. Non si capisce perché le città senza un "city airport" ne vogliano  uno; e noi che ce l’abbiamo –  Milano  Linate – vogliamo rinunciarci, cancellando tre quarti dei voli (tutti, meno la navetta per Roma).

5. Non si capisce perché dovremmo pagare ¤ 690,00 per un volo Milano-Roma (A/R, aperto). Nessuna nuova impresa ama la concorrenza, ma almeno fate finta.

6. Non si capisce perché i neo-proprietari abbiano acquistato la ciccia, lasciando a noi ossa e frattaglie (costose: una bella fetta di ¤ 1,2 miliardi). Non è che fra tre o quattro anni vendono ad Air France, e chi s’è visto s’è visto? La sigla CAI vuol dire Compra Aspetta Incassa? Non ci vogliamo credere!

7. Non si capisce quanto abbia pesato la volontà delle banche di salvare Air One, indebitata assai.

8. Non si capisce perché tanti piangono per Alitalia, e nessuno per gli Alitalians. che devono/vogliono volare a Mosca, Tokio, Washington, Los Angeles, Nairobi, Rio de Janeiro, Pechino, Shanghai. Preferirebbero farlo con la compagnia di bandiera, certo. Ma se non è possibile, avanti un altro. Milano-San Francisco operato da Singapore Airlines? No problem, quando si parte?

Insomma, non  si capisce.  Se il nostro fatalismo non fosse più forte della nostra ansia, saremmo preoccupati. Ma forse è solo uno spettacolo. La Grande Sorella! A proposito: quando ci fate rivedere la scena della doccia (di soldi, i nostri)?

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