Berlusconi per Berlinesi

(dal Corriere della Sera – 12 giugno 2008)

Il ministro degli esteri  italiano Franco Frattini, insieme a  molte cose ragionevoli, sostiene una tesi alla quale non crede nemmeno lui: delle critiche all’Italia sarebbe responsabile una cricca romana di sinistra, capace di influenzare i media stranieri.

La spiegazione sarebbe stata interessante nel 1908. Oggi le opinioni internazionali si formano in altro modo. I corrispondenti da Roma  – ammesso e non concesso che siano vittime di chissà quali cricche – sono attori tra i tanti. Ci sono viaggi, commerci,  satelliti, amicizie e internet. E’ vero: l’Italia oggi viene giudicata con livore, spiegabile (in parte) con l’ammirazione delusa. Ma esistono  questioni oggettive.

Nessuno Stato dell’Unione Europea, per esempio, ha tre regioni condizionate dal crimine organizzato; e i rifiuti a Napoli mica li hanno depositati i marziani. C’è poi la figura di Berlusconi, che non  ha equivalenti al mondo. Si può provare a spiegare perché la maggioranza degli italiani lo abbia votato e rivotato. Ma negare lo stupore altrui non è solo infantile. E’ inutile.

Il Presidente del Consiglio non è l’unico fenomeno politico nostrano che richieda una traduzione. In aprile, tornando da Oslo, ho scritto "Lega nord per norvegesi". Ora vado in Germania, e tento "Berlusconi per berlinesi". Come spiegare quest’uomo proteiforme?

Berluzelig – Pio col Papa, rapido con le ragazze (al punto da far arrabbiare la moglie), industriale con gli industriali, democristiano tra i democristiani, destrorso tra i destrorsi, tifoso tra i tifosi, lombardo al nord, italiano al sud, romano a Roma: la capacità empatica e mimetica del personaggio lascia sbalorditi gli osservatori, ma affascina gli elettori. E, alla fine, è questo che conta.

Berluscòn – C’è un’aspetto peronista e populista, nel personaggio, che all’estero faticano a capire. Calcio e TV, fama e successo, grandi case e belle donne: le priorità del capo sono quelle della nazione.

Berlush – Perché George & Silvio vanno d’accordo? Perché entrambi credono che le relazioni internazionali dipendano dai rapporti tra le persone, e il resto venga da sé  (non è vero, ma fa niente). L’affetto di SB per GWB sfiora la devozione. Vedrete che numeri, nelle prossime ore.

Berlùtin – Un potere senza incertezze, atletico e un po’ macho; l’interesse nazionale sventolato in faccia ai dubbiosi; intrecci tra politica, economia e affari; media rispettosi; opposizione silente; amici riconoscenti al posto giusto. Quando Berlusconi  nel sonno sorride, sogna Putin.

Berlozy  –  Al Presidente francese, oltre alla moglie,  il nostro invidia lo Stato solido, l’ampio potere, i vent’anni di meno. Segretamente, Silvio considera Nicholas un imitatore brevilineo.

Berlutéro – Come il primo ministro spagnolo Zapatero, Berlusconi è un anticonformista: fosse per lui, avrebbe già regolarizzato  le coppie di fatto e le unioni gay. Ma non lo può fare: la maggioranza silenziosa (nominalmente cattolica) lo vota, e va accontentata. Sessualmente spregiudicato, Mister B. si trova a rappresentare il "protettore delle famiglia tradizionale".  E poi qualcuno dice che l’Italia non è capace di ironia.

Berlair – Come Blair, Berlusconi crede nel marketing e nella bella figura. Due differenze: il nostro è lo spin-doctor di se stesso; e in passato s’è affidato troppo all’istinto. Alcuni atteggiamenti – il complimento, il litigio, la bandana – sono divenuti detonatori di stereotipi, e armi nelle mani di chi non ci vuol bene.

Qualcuno dice che il nostro abbia imparato la lezione. Speriamolo, per gli italiani nel mondo.

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