Un motto per l’Italia! (dal Corriere della Sera)

Gli inglesi, beati loro, sono occupati con una questione splendidamente inutile, quindi piuttosto interessante: definire la "britannicità" in un periodo in cui il Regno Unito viene usato da molti come un’anonima piattaforma internazionale, e rischia di perdere il proprio carattere. Si domandano a Londra (meno ad Edimburgo): gli americani hanno scritto tutto nella Dichiarazione d’Indipendenza, i francesi ripetono ""Liberté, Egalité, Fraternité". Perché noi niente?
Della "caccia al motto" ha scritto la "Herald Tribune",  ricordando alcuni esiliranti interventi nella House of Lords e un concorso promosso da "The Times".  Tra i molti suggerimenti arrivati sono piaciuti "One Mighty Empire, Slightly Used" (Un potente impero, leggermente usato), "We Apologize for the Inconvenience" (Ci scusiamo per il disturbo) e   – scelto dal 21% dei lettori – "No Motto, Please, We’re British", che ricorda "No Sex, Please, We’re British", e non ha bisogno di traduzione.
Voi capite che, di questi tempi, la tentazione è irresistibile. Troviamo un motto per l’Italia! Qualcosa di breve ed efficace, da mettere sotto la bandiera. I vostri suggerimenti mandateli a www.corriere.it. Li pubblicheremo tutti (esclusi quelli volgari, incompatibili col codice penale e, comunque, troppo facili).
Potremmo cominciare con L’ONESTA’ E’ UN OPTIONAL: mi sembra riassuma bene la condizione di un Paese dove non è ancora  vietato (per adesso) essere onesti, ma non è strettamente necessario. Tanto, non succede niente (leggete, vi prego, "Fine pena mai", il libro di Luigi Ferrarella sullo stato comatoso della giustizia italiana).
Una seconda possibilità è NON SI SA MAI. Fossimo fatalisti diremmo "Quel che sarà, sarà", come i sudamericani. Siccome siamo cauti, optiamo per il dubbio civico metodico. NON SI SA MAI rende l’idea di un Paese dove tutto  – la protesta, l’indignazione, la reazione col voto –  è condizionato dal timore delle conseguenze.
LIBERA CURVA IN LIBERO  STADIO  Un adattamento calcistico del celeberrimo "Libera Chiesa in libero Stato", ultimamente un po’ malandato. Per carità, la libertà dello Stato c’è ancora: vigilata, però.
UNA REPUBBLICA FONDATA SULLO STAGE  Lieve aggiornamento dell’articolo 1 della gloriosa Costituzione Italiana (buon compleanno, signora). Un motto che ho proposto  proprio qui qualche anno fa, e ha avuto un certo successo (600 citazioni su Google), soprattutto tra i ventenni precari. Meno fra i loro capi.
Il mio motto preferito per l’Italia moderna è però UNO PER UNO, TUTTI DISTRUTTI. Mi sembra perfetto per descrivere i disastri provocati dall’individualismo parossistico. Arrivano le elezioni. Alcuni furbacchioni tenteranno di convincervi che questo è un segno di libertà e autonomia, e ogni tentativo di creare qualcosa insieme è una forma di statalismo mascherato.  Storie. La verità è un’altra: fare i nostri porci comodi è facile, ma è stupido. Prima o poi arriva un altro più comodo e  più porco di noi. E allora sono guai.
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