Vocabolario della crisi (dal Corriere della Sera)

Di solito, le "parole dell’anno" si scelgono a Natale. Ma in Italia ne stanno succedendo tali, tante e tanto grosse che è bene buttar giù qualche appunto, a futura memoria. In attesa che Romano e  i  suoi prodi affrontino, stasera, l’ordalia del Senato, ecco sette vocaboli utili per orientarsi in una crisi che – come ha scritto un lettore –  sembra sceneggiata da Jerome K. Jerome (tant’è ridicola), romanzata da Ken Follet (considerata la gotica complessità) e insaporita da J.K. Rowling. Per restare incollati lì,  infatti, i nostri politici devono essere dei maghi.

PARLAMENTARIZZAZIONE L’orrendo neologismo ha solo qualche giorno, ma un infanticidio   sarebbe opportuno.  Vuol dire: "l’atto di portare in parlamento (la crisi di governo)".  Cosa doverosa, ovviamente; ma non dimenticate che i governi, in Italia, si fanno e disfanno in TV. Se la Costituzione avesse le gambe, ieri sarebbe andata a farsi un giro. Una bella signora di  60 anni, infatti,  non si tratta così.

TRANSIZIONE  In molti, a cominciare dall’Udc, sognano un governo di transizione. Il problema è che sarebbe il 60°. In sostanza: stiamo transitando da decenni, anche per colpa di sciagurate leggi elettorali. Faticosamente avevamo ottenuto il referendum. E adesso vogliono far  transitare pure quello, i furbacchioni.

CONFLUENZA Fino a ieri, era una faccenda che riguardava i fiumi ("Il Ticino confluisce nel Po"). Oggi Mastella confluisce nel centrodestra. O, almeno, così sostiene Berlusconi, che di idrografia politica se ne intende (Mastella è un immissario, Dini fu un emissario ma, come certi corsi d’acqua mitologici, potrebbe tornare indietro).

CIALTRONE  Talvolta parole antiche rientrano nel linguaggio quotidiano.  Cialtrone! Così Casini ha definito Pecorario Scanio in prima serata ("Ballarò", RaiTre), accusandolo d’essere corresponsabile dell’immondezzaio urbano che, sulle carte geografiche, è ancora indicato come Napoli.

FIDUCIA  Il vocabolo, sentendosi diffamato, ha presentato querela.

TERMOVALORIZZATORE  Il pudore verbale italiano è irritante. Gli spazzini, pur continuando a svolgere lo stesso (utilissimo) mestiere, sono diventati prima "netturbini" poi "operatori ecologici". Gli inceneritori, giudicati politicamente troppo focosi, sono diventati "termovalorizzatori". Un bel verbo come "incenerire" finirà per sparire dal vocabolario. "La ragazza arrossì, e lo termovalorizzò con lo sguardo". Non so perché, ma non mi convince.

SFILACCIATO  Così Monsignor Bagnasco ha definito il Paese, e c’è del vero. Vien da chiedersi se questi tambureggianti interventi ecclesiastici non contribuiscano al suddetto sfilacciamento.  Giudicare è giusto. Ma occorre anche capire, incoraggiare e unire, in quest’Italia demoralizzata. Un applauso laico al Cardinal Tettamanzi che da Milano ha ricordato le amarezze e le difficoltà dei divorziati, per esempio.

Per concludere: le parole non mentono, come scrive Harald Weinrich ne "La lingua bugiarda" (il Mulino). L’inganno è sempre nell’uso che se ne fa.

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