DIECI PUBBLICI DESIDERI PER IL 2008 (dal Corriere della Sera)

L’inizio dell’anno è tempo di buoni propositi: ma quelli sono personali, e li lascio a voi. E’ anche un momento di belle speranze (grandi e piccole, pubbliche e private). Ecco le mie.  Nel 2008:

1) Vorrei che il presidente della Repubblica non accusasse i media stranieri d’essere "maliziosi" quando si limitano a scrivere cose che noi italiani ripetiamo tutti i giorni.

2) Vorrei che il presidente del Consiglio evitasse l’ottimismo d’ufficio (e, già che c’è, cambiasse giacca a vento: in Alta Val Badia, di quel colore, hanno visto solo un UFO  nel 1973).

3) Vorrei che il capo dell’Oppisizione rinunciasse al disfattismo automatico (e, già che c’è, ricordasse una cosa: non passa di lì per caso. Ha governato il Paese per cinque anni, in questo secolo, e non è che abbia fatto faville).

4) Vorrei che l’uso del prefisso "eco" venisse considerato reato. Industrie petrolifere, complessi chimici e altri grossi, grassi inquinatori hanno trovato la parolina magica, e pensano di cavarsela così. La "Congestion Charge" (tassa sul traffico) di Londra arriva a Milano e diventa "Ecopass". A Napoli, invece di spiegarci perché non costruiscono inceneritori, tirano fuori le "ecoballe" (a meno che il neologismo si riferisca alle bugie in materia. Allora, d’accordo).

5) Vorrei che i magistrati capissero che le procedure saranno pure barocche, la politica sarà anche ostile, gli italiani saranno magari litigiosi, e gli avvocati sono quello che sono: ma a qualcosa devono rinunciare pure loro. Fare le vacanze a turno, e abolire i 45 giorni di sospensione feriale dei termini processuali, aiuterebbe a velocizzare la nostra lentissima giustizia. Su questo punto, Lamberto Dini ha ragione.

5bis) Vorrei che il sunnominato senatore Dini non usasse richieste ragionevoli per creare ostacoli irragionevoli al governo. Se cade, si vota. Se si vota, ci aspetta la campagna elettorale. Il sistema nervoso del Paese, oggi, non può permettersela.

6) Vorrei che il referendum si facesse. Bloccarlo sarebbe sleale. Ricordiamo che il maggioritario, dai comuni alle regioni, funziona: destra e sinistra vincono e perdono, senza fare tante scene. A dimostrazione che gli italiani non sono irrecuperabili. Li considera tali  solo chi  non ha voglia di recuperarli.
 
7) Vorrei che commercianti e professionisti non parlassero di crisi.  Se i salari sono stati prosciugati,  un paio  d’idrovore le hanno manovrate  anche loro.

8) Vorrei che giornali, radio, TV e pubblicità smetteressero di glorificare i deficienti e delinquenti.  Per esempio: vogliamo dire che la cocaina è il carburante degli idioti? Mica per niente si chiama "bamba".

9) Vorrei che restassimo autocritici, ma smettessimo di piangerci addosso.  Siamo bagnati fradici, e poi vengono i reumatismi.

10)  Vorrei che ognuno rinunciasse a una cattiva abitudine. Sessanta milioni di cattive abitudini in meno: sarebbe un bel regalo, per la Costituzione che compie 60 anni.

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