Test truccati. Quattro soluzioni all’italiana (dal Corriere della Sera)

Con buona pace di Cola di Grillo, occorrerebbero molti "Vaffa Days" in Italia: diciamo 360 all’anno, escludendo Natale, Pasqua e poche feste comandate. Il problema sarà distinguere tra vaffa-tori e vaff-ati. L’idea di un manipolo di giusti in una società di reprobi è, quanto meno, semplicista.

Nella furbocrazia italiana, i trafficanti di favori e privilegi sono decine di milioni. Ne parlavo a Mantova con Gian Antonio Stella: è vero che esiste una "casta" sfacciata e ingorda; ma se aggiungiamo le diramazioni, le derivazioni, le dipendenze, le parentele, le conoscenze e le riconoscenze, credo che metà della popolazione debba farsi un esame di coscienza.

Certo, ci sono in giro i professionisti della materia, e provocano quel simpatico senso di vomito che ben conosciamo. I pluricondannati ormeggiati in Parlamento, per esempio (ma non dimentichiamo che alcuni sono stati votati con entusiasmo). Oppure – per stare alla cronaca di quese ore – quanti hanno cercato di truccare i test di ammissione a Medicina nelle università di Bari, Catanzaro, Messina, Chieti e Ancona – città non nuove, tra l’altro, a pasticci accademici e concorsuali.

Il ministro Mussi, ieri, ha detto che annullerà alcune prove e ne farà ripetere altre.
Benissimo. Vorremmo però sapere cosa accadrà ai candidati scorretti , se l’imbroglio verrà provato (e non dovrebbe essere difficile: la Guardia di Finanza, da quanto si legge, dispone di montagne di prove).

Negli Stati Uniti un ragazzo che viene sorpreso a copiare è cacciato dall’università. A Bari,
Italia, cosa succederà a quei 50 studenti – 99%
per cento figli di facoltosi medici, in particolare dentisti – se verrà provata l’associazione a delinquere (perché di questo si tratta)?

Vorrei evitare discorsi morali, oggi giudicati pallosi e poco trendy. Mi limito a suggerire quattro soluzioni per risolvere una faccenda oggettivamente spinosa.

1) Il giovane che ha imbrogliato nel test d’ingresso potrà frequentare la facoltà, ottenere la laurea e subentrare nello studio del padre. Sarà però obbligato per legge a inserire il titolo "Imb." (per "imbroglione") dopo quello di "dott.". Per esempio: Dott. Imb. Primo Tramaccione. Se il giovane svolgerà attività accademica, la formula "Chiarissimo Professore"
verrà sostituita da "Chiaroscuro Ordinario".

2)L’Ordine dei Medici – che, come altri ordini professionali italiani, non brilla di attivismo quando si tratta di punire gli iscritti – organizzerà un convegno intitolato: "Eutanasia di una reputazione?". Le case farmaceutiche, nell’occasione, presenteranno nuovi ritrovati: l’
Augmentunil, un preparato che accresce la pulizia nell’ammissione; il Voltastomachen, da prendere prima delle nomine (politiche) dei primari; e il rivoluzionario Buscopap, che le commissioni dovranno assumere (via orale) prima dei concorsi, per evitare che in cattedra vadano sempre i figli dei professori.

3) I candidati che si ritengono danneggiati (su www.studenti.it sono arrivate segnalazioni di irregolarità da venti città) potranno ricorrere in sede civile, penale e amministrativa.
Difficilmente otterranno giustizia, o
l’ammissione a medicina. Ma, dopo dieci anni di ricorsi e appelli, riceveranno la laurea honoris causa in giurisprudenza.

4) Tutti faranno finta di niente, e si andrà avanti come prima.

Credo la soluzione n.4 verrà adottata. Scommettiamo?

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