Quante Claudie ancora? (dal Corriere della Sera)

Quante Claudie ammazzate a sedici anni, quanti ragazzi che non diventeranno grandi, quante famiglie distrutte, quanti funerali, quanti amici disperati, quanti campagne educative, quante dichiarazioni ministeriali, quante lacrime ipocrite e quanti convegni ci toccherà sopportare, prima che in Italia si riesca a interrompere l’accoppiata malvagia bere/guidare?

Non ci vuole Harry Potter: basterebbe una serietà che non abbiamo. La buona volontà, qua e là, c’è: ma non è più sufficente. C’è un fatalismo lassista che percorre l’Italia come un alito cattivo. Si sente dire. "La gente beve, la gente guida, la gente muore. Accade dappertutto".

Storie: altrove fanno, e non parlano. In Francia mettono fotografie choc negli autogrill; negli USA ti mettono in galera (anche se ti chiami Paris Hilton); in Germania la polizia presidia i quartieri del divertimento; in Australia un ragazzo responsabilie di un incidente in stato di ebbrezza non può portare in auto altri ragazzi.

In Inghilterra – dove mi trovo – il governo e la polizia bombardano l’automobilista di raccomandazioni, e lo tallonano: controlli a raffica, soprattutto il fine settimana. Se la polizia stradale, in Italia, si mettesse all’uscita di una pranzo di nozze, potrebbe togliere la patente a tutti gli invitati, e allo sposo. Ma non lo fa. Si sa com’è: nei matrimoni si beve. E poi bisogna tornare a casa, no?

Ero al cinema, qui a Londra, ieri pomeriggio: campagne brutali pure lì. Il messaggio deve entrare nella testa della gente. Stasera posso uscire, andare in un pub e bere cinque pinte di birra: ma non sono libero di salire in auto e guidare. Perché di notte la polizia ferma gli automobilisti. Mi è successo due volte, nei cinque anni vissuti qui. Nei venticinque anni trascorsi da patentato in Italia, MAI. In Italia i controlli sono ridicoli: 200mila l’anno, contro 8 milioni in Francia. Il ministro Amato ha promesso di portarli a un milione, e so che qualcosa si muove (+38%, leggo). Ma troppo poco e troppo piano.

In Italia si può bere, guidare, provocare incidenti: e rifarlo. Al responsabile della tragedia di Pinerolo era già stata ritirata la patente tre volte. C’è un legge in attesa al Senato, dopo essere stata approvata alla Camera: all’inizio si parlava di confisca del veicolo, nei casi più gravi. Ora non se ne parla più.

Intervenire non è solo moralmente giusto, civicamente doveroso e politicamente opportuno. E’ drammaticamente urgente. Alle pessime abitudine italiane si sono aggiunti i comportamenti dei nuovi arrivati: che hanno capito subito come, in Italia, sia posssibile combinare di tutto, e farla franca.

Queste notti in Italia non hanno più la dolcezza della canzone di Fossati: sono piene di schianti e sporche di sangue. I genitori dovrebbero trovare il coraggio d’impedire ai figli minorenni, e spiegare ai figli maggiorenni, che l’abitudine del ritorno all’alba è cretina, e maledettamente pericolosa. Ma il governo dovrebbe fare molto, molto di più. Se la polizia stradale e i carabinieri non hanno soldi per gli straordinari, troviamoglieli. Se la polizia locale non ha gli etilometri, procuriamoglieli. Se la magistratura non ha le norme adeguate, approviamole. Ma per favore: basta promesse e dichiarazioni.

Claudia aveva sedici anni. Uccisa da un ubriaco all’uscita di una discoteca. Sbattuta lì come una bambola: morta sul colpo. Lui era talmente bevuto – riferiscono i testimoni – che è sceso dalla macchina, e s’è acceso una sigaretta, come se niente fosse.

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