VIP: Very Important Persons o Veramente Incredibili Personaggi?

Leggo: “Vallettopoli: altri VIP sfilano dai pm. Ascolati il dj Ringo, la modella Rodriguez e Loredana Lecciso”. Domanda: siamo sicuri che la signorina Belen Rodriguez, sebbene dotata di un interessante décolleté, sia una “Very Important Person”? Allora come chiamiamo un premio Nobel, una campionessa del mondo, un grande regista?

Voi direte: “Quante storie! VIP ha perso il significato originale e vuole dire ‘famosetto’. Uno che è apparso in TV, e ogni tanto viene riconosciuto per strada”. Se è così, benissimo. Però non stupiamoci se l’Italia sta attraversando un periodo confuso.

Posso essere politicamente scorretto? In tutte le società esiste una gerarchia. Nei grandi Paesi, nostri alleati e concorrenti, c’è un establishment – mobile, variabile e permeabile – che lascia intendere cos’è importante e cos’è superfluo, cos’è decente e cos’è volgare. Lo fa coi suoi silenzi, le sue frequentazioni, le sue scelte. Non legge certe riviste, non bazzica smutandate, non discute con loro in televisione. Se lo fa, cede a una tentazione. Non finge d’essere normale, semplice, popolare.

Nel Grande Brodo Italiano, invece, bolle tutto insieme. Se Alberto Arbasino aggiornasse “Fratelli d’Italia” dovrebbe prenderne atto: oggi i fratelli vanno a donne con i figli, in disco con le sorelle e in TV con tutta la parentela. Non è un bello spettacolo.

Ma l’Italia d’inizio secolo è questa roba qui. Il paparazzo e l’imprenditore, il deejay e lo scienziato, lo scrittore e il ruffiano, il filosofo e l’attricetta (curriculum: un calendario): tutti insieme appassionatamente, dandosi del tu e scambiandosi favori. Non è la commistione tra “alto” e “basso” che incuriosiva gli intellettuali quarant’anni fa. E’ un papocchio orizzontale dove tutto è uguale. Altro che Family Day. Dovremmo organizzare la Decency Week, il Common Sense Month, The Year to Be Serious.

Sia chiaro: “establishment” non vuol dire vecchio potere polveroso. “Establishment” è solo la parte dell’equipaggio che, in un dato momento storico, sta nella sala-macchine della nave nazionale. Può essere di centrodestra e di centrosinistra, democratico e repubblicano, conservatore e progressista, liberale e liberista: dipende dallo spirito del tempo, dal caso, dall’economia, dal risultato di un’elezione.

Vogliamo chiamarla classe dirigente? Bene: chiediamole, allora, di indicare una direzione. Anche vaga: pochi punti di riferimento. Roba semplice. Tipo: un leader politico sposato con figli, paladino della famiglia tradizionale, non può correr dietro alle soubrette: se lo beccano, almeno si vergogni. I parlamentari che votano leggi contro la droga non devono correre nei bagni a sniffare: se li pescano, non comincino a strillare “Privacy!”.

Molti (cosiddetti) VIP italiani vogliono la botte piena, la moglie ubriaca, l’amante su di giri e un brindisi col parroco. Pretendono i privilegi del potere, ma ne rifiutano le incombenze. Decenza e coerenza, per loro, sono roba passata di moda: vogliono essere tutto e il contrario di tutto. Tanto, c’è sempre una manifestazione di piazza, un rivalità politica, un prelato machiavellico, un servo spiritoso o una folla eccitata pronti a fornire copertura.

Una proposta, per chiudere. Se i VIP sono quelli che vediamo sfilare in questi giorni, cambiamo almeno il significato della sigla: Veramente Incredibili Personaggi. Meno li imitiamo, meglio è.

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