Bere e guidare, una vergogna italiana (dal “Corriere della Sera”)

Presto un Filosofo da Bar ci spiegherà che buttar giù quattro vodka-lemon, salire in auto e travolgere due ragazze in bicicletta rientra nelle libertà individuali, e lo Stato-mamma non deve intromettersi.

Non diamogli retta. Bere e guidare è da delinquenti. A Capodanno un trentenne ubriaco ha imboccato l’autostrada A4 contromano, a Brescia, dopo aver divelto la sbarra del Telepass: l’hanno fermato solo a Pontoglio, dopo 35 km. Fa ridere? Mica tanto. Di sicuro, non ridono i genitori che di notte aspettano il ritorno dei figli. Quando sentono la chiave nella porta, sospirano: “Anche stavolta, è andata.” Ma una notte potrebbe non andare.

Lo so, sono discorsi antipatici. Il Filosofo da Bar – che non ha figli, solo teorie – non li ama. Incerto tra futurismo e lassismo, guarda con indulgenza la gioventù vitale che si lancia sulle strade, veloce e bevuta. Finché un giovane vitale (veloce, bevuto) gli arriva addosso. Allora corregge le teorie.

I Paesi seri, da tempo, affrontano il problema. In Italia, abbiamo appena aumentato le sanzioni per il divieto di sosta: non per la guida in stato di ebbrezza. Bastano “educazione e sensibilizzazione”, di cui mi parla il Dipartimento della Pubblica Sicurezza? Un’iniziativa si chiama “Io sono Bob, tu 6 in mani sicure!” (“All’ingresso delle discoteche, viene consegnato un braccialetto blu al ragazzo scelto dal proprio gruppo come la persona che non berrà alcolici per tutta la serata. Il Bob di turno, se manterrà il suo impegno, potrà guidare l’auto, riaccompagnare gli amici e ricevere in premio una maglietta”). Originale; ma efficace? Mi sa che dovrò fare le notti in bianco per contare i braccialetti blu.

Già che ci sono, conterò anche le pattuglie della polizia e dei carabinieri. Perché l’educazione è una gran cosa, ma la dissuasione è fondamentale. Occorrono controlli regolari fuori dai pub, dalle discoteche, nei quartieri dei ristoranti: solo così ci convinceremo che NON si può bere una bottiglia di vino (tre birre, due superalcolici) e mettersi al volante. Non c’è solo l’alcol, oltretutto. Scrive a “Italians” Enrico Groppi, un medico: “Quando vengo chiamato in ospedale di notte ho paura di chi incontrerò nel tragitto. Perchè non dire, ad esempio, che il consumatore di cocaina, in preda a una sindrome da superman, non bada a limiti o divieti?”

Secondo ETSC (European Transport Safety Control), nel 2002/2004 solo il 3% dei patentati italiani è stato controllato con l’etilometro, rispetto al 16% della media europea e al 38% dei Paesi più severi. In Francia si effettuano 7-8 milioni di controlli l’anno; in Spagna, 3-4 milioni. In Italia, 200.000 (avete letto bene: duecentomila). Su 35 milioni di patentati, vuol dire una probabilità di controllo ogni 175 anni. Dimenticavo: le cifre vengono dall’ASAPS, Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale. Quindi, dobbiamo crederci.

A questo punto, una domanda a polizia e carabinieri: state facendo abbastanza? Avete i mezzi, gli uomini, gli ordini, le norme? Oppure no? Ditelo: il governo può e deve aiutarvi (vero, ministri Amato, Parisi, Bianchi?). Abbiamo sorpreso tutti, noi italiani, rinunciando al fumo nei locali pubblici e indossando le cinture di sicurezza. Possiamo farlo di nuovo sconfiggendo il semisbronzo al volante: un terzo degli incidenti gravi è colpa sua, dice l’Istituto Superiore di Sanità.

Al Filosofo da Bar, se mi ha seguito fin qui, dico: sostenere che “noi italiani siamo incorreggibili” è un modo per non correggerci. Lei è rassegnato? Be’, io no.

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