MANDARINI & TV (dal Corriere della Sera)

Risposta a Claudio Petruccioli, presidente RAI

Caro Severgnini, ho letto la sua rubrica del 2 novembre sul “Corriere della Sera” (“L’ignoranza del potere: dalle Iene a Pasolini”) e ho qualcosa da dirle. Una premessa, però, altrimenti non le risulterà chiaro il senso della mia osservazione.

Da tempo, ma con maggiore impegno da quando sono a Viale Mazzini, rifletto sulla diffusa ostilità degli intellettuali italiani nei confronti della televisione. Non della televisione malfatta ma della televisione in sé, per il suo linguaggio specifico, per il rapporto che instaura con il pubblico etc. La televisione viene considerata un male, un fattore di inevitabile corruzione non solo della cultura ma del “Geist” di una comunità, di una nazione, di degrado dei costumi, della tradizione, insomma delle basi essenziali di quella che si può definire la “civiltà” di cui siamo parte e che abbiamo il dovere di difendere.

Ciascuno poi riempie di contenuti anche molto diversi la civiltà cui si riferisce e che vuole salvaguardare; è così da Pasolini – che lei cita – a Longanesi, due intellettuali che più diversi non se ne possono immaginare. Questa ostilità è, ai miei occhi, l’espressione di una storica renitenza degli intellettuali italiani nei confronti della modernizzazione, e di un’altrettanto forte inclinazione al “mandarinismo”: al parlare cioè molto del popolo, al cui bene costantemente si richiamano, ma intendendo che il popolo potrà essere al massimo il depositario della purezza delle tradizioni e dei costumi. Ma a pensare, a dire, a decidere quel che si deve o non si deve fare saranno loro, gli intellettuali. Ma queste sono fisime mie, di un intellettuale fra e come gli altri…

Dopo tutta questa pappardella – per la quale mi scuso – ecco allora la mia osservazione. Sono d’accordo (come non esserlo?) su quanto dice a proposito della “caproneria” dei parlamentari documentata dalle “Iene”. Io ho di Pasolini la massima considerazione, ho avuto la possibilità di conoscerlo e sono rimasto colpito dall’autenticità del suo pensiero e del suo animo oltre che dalla raffinatezza della sua cultura (lo considero fra i tre o quattro maggiori intellettuali italiani del secolo scorso nel campo della letteratura e del cinema). Ma che l’ignoranza nauseante dei suddetti eletti dal popolo possa essere addebitata al fatto che s’è disfatta l’Italia contadina e paleoindustriale mi sembra un qui pro quo molto forte. Pensa davvero che le cause siano il potere modernizzante, falsamente tollerante, se vuole anche l’edonismo?

A me non sembra proprio. La performance dei parlamentari italiani mi sembra piuttosto da attribuire all’insofferenza per la disciplina, al dispetto per il merito, al fatto che nella società italiana – e purtroppo, anche nella politica – il successo personale è sempre più spesso ricercato attraverso l’esercizio dell’arroganza, la mobilitazione delle protezioni, l’esibizione della ruffianeria. Anzi, mi sento di dire che i dati che ho elencato, lungi dal derivare dalla modernità, concorrono a comporre quella pesantissima zavorra che ci impedisce in Italia di fare della modernità un buon uso. Con i conseguenti vuoti che Pasolini attribuiva alla “perdita dell’innocenza” conseguente alla fine delle tradizioni dell’Italia contadina.

Scusi per la lunghezza, grazie e a presto.

CLAUDIO PETRUCCIOLI

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Caro Petruccioli, ci sono molte cose che vorrei dire sulla televisione, ma non mi sembra il caso (non sul giornale dove scrive Aldo Grasso, colpevole di eccessiva competenza!). Qualche considerazione sulla sua lettera, però, mi sembra doverosa.

La prima. Non sono un “intellettuale mandarino”, non sono cresciuto nell’agrumeto di sinistra (ma con Montanelli), non diffido della TV. Giro il mondo però – torno dal terzo viaggio negli USA in tre mesi – e trovo che la televisione italiana sia diseducativa. Sì: diseducativa (vocabolo passato, patetico, paternalista). Ha idea, caro Presidente, del modello femminile che state proponendo da anni (con l’entusiastica collaborazione del cosiddetto concorrente privato, ovviamente)? Lei dirà: è la modernità, è il mondo che va così! E se il mondo (italiano) andasse così anche per colpa della televisione?

Gridare “Blah!” – dire schifo allo schifo – è roba da intellettuali paternalisti? Ma se stiamo tutti zitti, non lasciamo campo libero ai produttori di robaccia e ai predicatori di idiozie? Sì, io credo che un cauto, discreto, limitato scopo pedagogico la tivù debba averlo: è così in tutti i Paesi importanti. Da noi c’è solo un controllo narcisistico da parte del governo di turno, e poi disinteresse (a proposito: dov’era la RAI la sera dell’8 novembre, fine dell’era Bush? Mistero). Mi creda: l’Italia si specchia in uno specchio distorto, e si convince di essere ancora più sciatta e superficiale di quanto sia.

Non è solo questione di qualità del prodotto. Lo sciattume, socialmente contagioso, si vede in altre cose. Gliene dico due. La prima: i programmi serali non iniziano MAI all’orario stabilito (creando irritazione, equivoci, difficoltà di programmare la serata). Potrei dire: “E’ una cosa da terzo mondo”, ma nel terzo mondo ci sono stato e là non accade. Un’altra cosa grave: i conduttori continuano imperterriti a fare i testimoni pubblicitari all’interno dei propri programmi. Questo è irritante, volgare e confonde le idee alla gente. Quando lei venne ospite nel mio programma d’interviste sui media (settembre 2005, Sky Tg24) disse che era d’accordo, questa storia doveva finire. Sono passati quattordici mesi: tutto come prima.

Questo sciattume non è né casuale né orfano, come lei sembra credere: è figlio di una classe dirigente italiana il cui orizzonte strategico corrisponde al fine-settimana. Una classe dirigente politica di cui le “Iene” hanno mostrato la raffinatezza intellettuale (dobbiamo tenercela finché non cambieremo quest’infame legge elettorale col referendum, tornando al collegio uninominale). E una classe dirigente televisiva che, della prima, è complice e maestra: è in TV, oggi, dove si canta “l’insofferenza per la disciplina, il dispetto per il merito, il successo personale ricercato attraverso l’arroganza, le protezioni, l’esibizione della ruffianeria” (la cito). Tempo fa un professionista del settore mi disse, in privato: “Non si faccia illusioni: la TV è solo eccessi e ascolti. Il resto, sono balle.” Se le interessa, è ancora un alto dirigente RAI.

Un cordiale saluto, e in bocca al lupo.

BEPPE SEVERGNINI

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