TV e Politica (dal Corriere della Sera)

L’abate Dinouart, ecclesiastico mondano e poligrafo del XVIII secolo, scrisse un libro intitolato “Trionfo del sesso”, per il quale entrò in contrasto con la gerarchia (non sorprendentemente). E’ una dimostrazione che padre Fedele Bisceglia aveva un predecessore, se non altro come campo d’interessi. Il monaco transalpino, a differenza del francescano cosentino, ha scritto anche un’altra operetta, di sorprendente modernità. Si chiama “L’arte di tacere” (Sellerio), e da qui alle elezioni del 9 aprile potrebbe rivelarsi una lettura istruttiva.

So che siete delusi: pensavate si parlasse di sesso, e vi ritrovate a leggere di politica. Vi chiedo però uno sforzo: in cambio, prometto di non essere troppo noioso. Neanche la prossima campagna elettorale lo sarà. Diventerà perfida, certamente; noiosa, no. Appaiono perciò inutili i recenti inviti dei protagonisti a comportarsi seriamente e correttamente. E’ come se la ballerine di Las Vegas invitassero alla meditazione trascendale. Non è vietato: ma fa ridere.

Ai protagonisti possiamo chiedere, tutt’al più, d’essere perfidi senza verbose ipocrisie. Ecco perché una copia de “L’arte di tacere” potrebbe tornar utile, a sinistra come a destra. L’abate Dinouart dice infatti molte cose utili. Ne segnalo un paio: “Mai l’uomo è padrone di sé come quando tace.” E, più avanti: “Desiderare fortemente di dire una cosa è spesso motivo sufficiente per decidere di tacerla”.

Sarete d’accordo: in politica, non sta accadendo. I candidati sembrano in preda a attacchi di bulimia mediatica e logorrea televisiva. Più di tutti il Presidente del Consiglio, che abbiamo visto e ascoltato praticamente dovunque (a parte le estrazioni del lotto, la messa della domenica e “Camera Café”). Solo Jovanotti, in occasione dell’uscita di un disco, tentò una simile maratona televisiva (con risultati non entusiasmanti, va aggiunto).

Le prestazioni non sono state tutte uguali. Posso sbagliarmi, ma mi è sembrato addirittura che ieri, seduto di fronte a Maria Latella su Sky Tg24, Silvio Berlusconi ascoltasse addirittura le domande (cosa che non ha fatto a “Uno Mattina” e a “Porta a Porta”, dove il povero Ferruccio de Bortoli, in collegamento da Milano, sembrava un quadro in un museo). Vedremo nei prossimi giorni se si tratta di un caso, o se il capo del governo ha capito che il monologo lo mette sì al riparo dalle domande, ma lo fa apparire insicuro perfino agli occhi dei suoi sostenitori (esclusi i “laudatores” a contratto, ma quelli sono un caso a sè).

Non è questo il posto per discutere le molte sorprendenti affermazioni ascoltate in queste occasioni. Una bugia, però, Berlusconi l’ha detta di sicuro: “Odio andare in televisione”, ha risposto ieri all’incredula intervistatrice. Se è così, deve aver sofferto molto, negli ultimi giorni: e non è sembrato. E’ sembrato, invece, che voglia promuovere l’operato del governo; che abbia totale sfiducia nelle capacità televisive degli alleati; e che possa andare dove vuole, quando vuole, come vuole. Se a Sky e La 7 è stato invitato, infatti, nelle altre televisioni ci va da padrone: di diritto o di fatto.

Domanda per i simpatizzanti del centrodestra, alcuni dei quali amano definirsi liberali: è giusto? E’ corretto che in una democrazia il capo di governo – proprietario di quasi tutta la TV privata e controllore della TV pubblica – dilaghi in tutti i programmi?

Una risposta potrebbe essere “E’ giusto!”. Un’altra: “Non è giusto, ma se ci aiuta a battere la sinistra…” Posso dire che quest’ultima sarebbe una risposta più onesta, o mi consigliereste di seguire il consiglio dell’abate Dinouart?

I VOSTRI COMMENTI
Lascia il tuo commento