QUANDO I CATTOLICI DIFENDONO L’INDIFENDIBILE (Corriere della Sera)

In ottobre ho incontrato, dopo anni che non lo vedevo, un collega di “Avvenire” – bravo ragazzo, buon giornalista – e gli ho domandato: “Ma perché vi ostinate a difendere Fazio? Davvero credete sia vittima di un complotto anti-cattolico? Ma avete visto cos’ha detto, cos’ha fatto e chi aiutava?”. Risposta del collega: un’occhiata mesta. Come dire: ci tocca, che ci vuoi fare.

Sarebbe impietoso riportare tutte le citazioni di cattolici che – onestamente (spero), ma frettolosamente (credo) – hanno difeso l’ex-governatore: giornali vaticani, nazionali e locali; cardinali e vescovi; organizzazioni come l’Opus Dei; uomini politici assortiti. Ne cito uno per tutti, Rocco Buttiglione: “A essere sotto tiro sono i cattolici. Non si sopporta che Fazio vada a messa e sua figlia prenda i voti”.

Ministro, suvvia. Non è questione di etichette: non siamo bottiglie sugli scaffali di un supermercato. Lei è un uomo navigato e sa che la religione, stavolta, non c’entra. La questione è più banale. Se Fazio conosceva le manovre che stavano accadendo, doveva dimettersi (per dolo: collusione). Se non le conosceva, doveva dimettersi (per colpa: distrazione grave). Quindi, doveva dimettersi. In luglio, non adesso.

Un concetto tanto semplice, ormai, s’è fatto strada nel mondo cattolico, che ha scelto ora un silenzioso imbarazzo, ora una dignitosa confessione (sarà il Natale, che spinge agli esami di coscienza?). Qualcuno s’è spinto oltre e ha ammesso: “Un cattolico è un cittadino come gli altri. Semmai, ha qualche dovere in più”. Che dire? Bravo. Meglio tardi che mai.

C’è una spettacolare ingenuità, spesso, nei cattolici che si mettono a ragionare di denaro. E una certa facilità nel concedere fiducia a chi non la merita. Il buon cuore è talvolta un cattivo consigliere: c’è chi l’ha capito, e ne approfitta. Raccontava un vecchio parroco della campagna cremasca, pratico di curie, legati e sacrestie: “I preti, negli affari, si dividono in due categorie: qualche imbroglione, molti imbrogliati”.

Questo accade a chi prende i voti in chiesa: ma non è diverso per i cattolici che li cercano nell’urna o nelle assemble. Dalle persone pubbliche – tutte – ci aspettiamo competenza e onestà: e non “codici etici”, la cui diffusione è inversamente proporziale all’osservanza dei codici e al rispetto dell’etica. Da chi si presenta ricordando la sua fede è lecito pretendere di più. Possiamo chiedergli di essere coerente, per esempio; e di non prenderci in giro.

Se uno fa il furbo, i cattolici non devono difenderlo: devono arrabbiarsi. Vale per Fazio, vale per Fiorani, vale per i moltissimi che, nella storia di questo benedetto Paese, hanno scelto di sventolare il proprio credo religioso: scelta legittima, ma impegnativa. Il cristianesimo non è una cuccia tiepida, ma un sentiero scomodo. Il governatore si faceva fotografare alla scrivania sotto un quadro di San Sebastiano, ciociaro come lui? Benissimo: ma quest’ultimo, che si sappia, non accettava regali di lusso per Natale.

I leader politici cattolici dovrebbero essere i primi a dire queste cose: le bandiere sporcate, in fondo, sono le loro. Invece hanno difeso l’indifendibile, rimediando – diciamolo – una magra figura (con poche eccezioni: nel centrodestra Bruno Tabacci, nel centrosinistra Enrico Letta). Chi ha tenuto la testa alta? Diversi giornali (eh, sì), alcuni ambienti accademici e i magistrati: tutti quelli di cui è di moda dir male. E sapete perché? Perché senza questi rompiscatole in giro, l’Italia sarebbe fritta. Quindi, ancora più appetitosa, per certe boccucce.

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