Due kamikaze in barca (dal Corriere della Sera)


Osservate bene quest’immagine, poche ore dopo i nuovi attentati di Londra: è il riassunto dell’assurdità in cui siamo andati a cacciarci, e dalla quale non riusciamo a uscire. La fotografia è stata pubblicata ieri dal quotidiano inglese “Daily Mirror”, e mostra due dei quattro kamikaze del 7 luglio.

Sono al National Whitewater Rafting Centre di Canolfan Tryweryn, solito nome impronunciabile nel bellissimo Galles del Nord. Si divertono, e si vede. Mohammed Sidique Khan, che s’è fatto saltare in aria a Edgware Road, è quello che fa il segno della vittoria. Shezad Tanweer – a prua, piegato in avanti – ha compiuto la strage di Aldgate. Lì è morta Benedetta Ciaccia: mai avrebbe potuto immaginare che il suo assassino facesse rafting e sorridesse.

L’immagine è tanto pazzesca da risultare ipnotica: e questi sarebbero i nemici dell’Occidente? Ragazzi che si divertono con altri ragazzi, e si proteggano con giacche impermeabili, caschi a norma e gusci per i colpi alla schiena? E questa è la metà del gruppo che ha inorridito il mondo, due settimane fa? Studenti moderni e sportivi, che per esprimere la propria gioia lasciano il remo e fanno il segno più inglese che esista, la V churchilliana della vittoria?

La foto è stata scattata il 4 giugno – trentatre giorni prima di morire e uccidere – e fa venire in mente molte cose. Questa, ad esempio: sui kamikaze dovrebbero lavorare gli psichiatri, prima degli investigatori. Cosa gli viene detto, per convincerli ad abbandonare le vite che hanno scelto? Nelle università inglesi non ci s’iscrive per forza. A divertirsi sui fiumi del Galles non si va per dovere. Per i ragazzi del mondo – pakistani o africani, spagnoli o italiani – l’Inghilterra è un’esperienza che lascia il segno: una lenta scuola di tolleranze e ironia; un posto magari di troppe birre, ma di grande civiltà.

Avete letto i giornali? Appena prima degli attentati di ieri, goffi e vergognosi. un ragazzo di quindici anni ha sconfitto il coprifuoco voluto dal governo Blair (l’Alta Corte gli ha dato ragione: tutti hanno il diritto di passeggiare senza interferenze della polizia); e al cantante Cat Stevens – eroe mieloso di una generazione, prima di convertirsi trent’anni fa e diventare Yusuf Islam – è stata conferita la laurea honoris causa dall’università di Gloucester per l’impegno umanitario.

Due notizie tra tante: ma provano che la Gran Bretagna resta un posto orgogliosamente libero, e indiscutibilmente generoso. Queste cose gli immigrati di religione islamica le sanno: finché qualcuno – sappiamo perché, ma non sappiamo come – riesce ad annebbiare la loro mente.

Non è la guerra dei mondi, come vorrebbero i neo-crociati nostrani, categoria “armiamoci e partite”. Non è uno scontro di civiltà, come ha ricordato Benedetto XVI in una pausa delle sue camminate estive. Sono solo – dice giustamente il Papa – “gruppi di fanatici”. Ma sono pericolosi, e lo resteranno. Almeno finché non riusciamo a capire come due ragazzi felici su un fiume possano diventare una coppia di assassini in metropolitana.

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