CHE SENSO HA IL VOSTRO COSTRUIRE?

Corriere della Sera

“Che senso ha il vostro costruire?”, chiede il visitatore giunto a Tecla, una delle Citta invisibili di Calvino. “Dov’è il piano che seguite, il progetto?” Sono domande che vorrei rivolgere  a molti, qui in Sardegna: ai sindaci-geometri, alle giunte che discutono solo di cubature, agli investitori miopi e soprattutto al neo-governatore Renato Soru, che oggi terrà il suo discorso programmatico in consiglio regionale.


 
Sono curioso di sapere cosa dirà. Perché c’è un po’ di confusione, in giro. Fino a pochi giorni fa sembrava che Tom Barrack, padrone della Costa Smeralda, fosse d’accordo con Mr Tiscali e contrario al turismo del mattone, passione dei comuni costieri: “Non sono qui per spalmare di cemento le coste” (Corriere della Sera 22 luglio). Poi, il dietro-front. In una conferenza-stampa ha detto: “Se il vincolo di costruire a 2.000 metri dal mare diventasse realtà, me ne andrei” (La Nuova Sardegna 24 luglio). I sindaci di Arzachena e Olbia, seduti di fianco, si sono dichiarati soddisfatti.


   
Preoccupante. Non solo l’atteggiamento di tanti amministratori locali – di destra e di sinistra: il mattone unisce – quanto l’assenza di un discorso sul futuro turistico di quest’isola fantastica. Peccato. Perché la Sardegna ha un’opportunità: fare da battistrada all’Italia, dopo esserne stata a lungo, e ingiustamente, la ruota di scorta. In altre parole:  la regione può trasformare il turismo in una grande risorsa pulita, e spiegarci come fare. Perché l’unico campo in cui l’Italia è una superpotenza è questo; in altri settori (l’industria, la ricerca) siamo ormai gregari. 

 Perché la Sardegna ha questa possibilità? Perchè ha solo 1,6 milioni di abitanti, e le coste non subiscono la pressione demografica di altre regioni (Campania, per esempio). Perché gli scempi sono rari e circoscritti. Perché di seconde case ce ne sono abbastanza (adesso basta, però). Perché il mare è così bello  – verde-blu, pulito, mai uguale – che porta a dimenticare (quasi) tutto. Perché la natura ha coperto caritatevolmente gli eccessi delle amministrazioni. Prendiamo Santa Teresa di Gallura, dove mi trovo: nonostante  la bulimia edilizia del sindaco-architetto,  nonostante alveari come la Marmorata e Porto Quadro, nonostante il presepe costruito sul porto (sequestrato, dissequestrato), nonostante l’assassinio della vecchia piazza,  resta un posto magico. Una favolosa città d’angolo, come Oporto e Istanbul.  Chi viene una volta, torna: matematico.

  Perché la Sardegna  deve pensare a cosa vuol fare da grande? Perché le cose vanno benino: ma non benissimo. La regione sarà anche la terza destinazione turistica degli italiani (dopo Emilia-Romagna e Sicilia); ma in luglio si parcheggiava fin troppo bene, ed è un segnale.  Perché la Costa Smeralda è in ribasso.  “The beautiful people” – qui l’inglese ci vuole – s’è spostata altrove, lasciando il posto alle seconde linee televisive e ai calciatori, mentre i vecchi frequentatori si barricano  in casa o fuggono in  barca. Perchè la borghesia settentrionale – dopo aver spolpato la Liguria e rinunciato alla Calabria – è ancora alla ricerca del suo buon ritiro estivo: ma vuole servizi, piccoli alberghi, buoni ristoranti. E non li trova. Peccato: perché oggi Olbia ha oggi l’aeroporto più elegante e funzionale d’Italia, a dimostrazione che gli italiani – sardi o lombardi, siciliani o veneti – quando vogliono fare le cose, le fanno.

 Perché la Sardegna deve decidere cosa diventare?  Perché gli ospiti stranieri sono troppo pochi. Eppure esiste un turismo nordeuropeo che non vuol saperne del caos dell’Algarve e delle rumorose puzze della Costa Brava: ma noi rischiamo di farcelo soffiare dalla Croazia post-bellica. E’ lo stesso turismo che, ogni anno, assalta amorevolemente la Toscana, sventolando le carte di credito: ma là hanno saputo assecondarne le fantasie (presentando poi il conto: e che conto). Qui in Sardegna non ci provano nemmeno. Preferiscono discutere sulla riorganizzazione degli enti turistici (dodici!) e litigare sulla  distanza per costruire.  Ancora.

Avanti, Mr Soru. Risponda alla domanda di Calvino: “Dov’è il piano che seguite, il progetto?”.

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