Dieci anni dopo

Corriere della Sera


Ognuno ha i suoi anniversari. 8 gennaio 1994: dieci anni fa ho incontrato per la prima volta Silvio Berlusconi. Era il mio editore al “Giornale”, ma stavo quasi sempre all’estero, e non l’avevo ancora visto di persona. E’ arrivato in redazione e ha detto: “C’è una battaglia politica da combattere: non potete affrontare col fioretto chi viene in campo col mitra”. Sono tornato alla mia scrivania, ho staccato l’unico quadro, sono sceso al piano della direzione, ho bussato alla porta di Montanelli e ho chiesto: “Quando andiamo?”. Non avevo dubbi, infatti, sull’epilogo della vicenda: se un editore entra in politica e fonda un partito, il suo giornale diventa un giornale di partito. So che tanti colleghi onesti la pensano diversamente. Ma questo era, e resta, il mio parere.


Di quel periodo complicato non ho, tuttavia, un brutto ricordo. Dopo Tangentopoli (1992/93), era chiaro: l’Italia stava sul bordo di una cascata, e doveva prepararsi al salto. Ma si sperava che, prima o poi, la navigazione sarebbe tornata tranquilla. Patetica illusione: dopo la cascate sono cominciate le rapide. E non sono ancora finite.


Entusiasmante, forse, per chi mangia pane e politica. Ma per tutti gli altri è una delusione: dieci anni non sono bastati per costruire una democrazia normale. Lo vedo nelle lettere che arrivano a “Italians”, un forum frequentato da persone d’opinioni diverse. Molti elettori di centrodestra s’aspettavano da Berlusconi un colpo d’ali: e non c’è stato. Tanti simpatizzanti di centrosinistra speravano che l’Ulivo crescesse fino a diventare un “partito democratico”: e non è accaduto.


Cominciamo da Berlusconi. Immaginate: nel 2001, fresco vincitore  con davanti cinque anni di governo, va in TV (lo sa fare), e tiene un discorso breve  (lo sa fare meno, ma l’ha fatto): “Cari italiani, so che chi non mi ha votato mi considera qualcosa di più e di peggio d’un avversario politico. Capisco che alcuni mi hanno votato solo per timore della sinistra, ma non mi stimano. So che molti, all’estero, mi guardano con sospetto. A tutti dico: voglio dimostrarvi che, a questo punto della mia vita, mi interessano più i libri di storia dei bilanci delle mie società. Perciò cedo le mie televisioni, e ogni altra proprietà che possa distrarmi dal ruolo che ricopro. Trasformerò la Rai: è un ricchezza nazionale, e non appartiene a nessun governo. In cambio vi chiedo di perdonare gli errori che ho commesso come uomo d’affari. Datemi cinque anni: non li sprecherò.”


Naturalmente un discorso del genere il presidente del Consiglio non l’ha fatto. I suoi avversari possono tirare un sospiro di sollievo.


Veniamo al centrosinistra. Dovunque, nel mondo occidentale, ha saputo trasformare la sconfitta in catarsi. L’umiliazione di Carter ha creato Clinton. Il regno di Kohl ha prodotto Schroeder. I successi della Thatcher hanno generato Foot (impresentabile), Kinnock (improbabile), Smith (ingiudicabile) e Blair: finalmente imbattibile.  Le sconfitte della sinistra italiana, nate dalla divisione, hanno prodotto solo altre divisioni. Dopo Prodi  1996, Prodi 2006: ma il professore ha vinto un concorso per titoli, perché agli esami non s’è presentato nessuno.


A sinistra non è mancata solo la fisiologica ricerca di un leader. E’ l’assenza di proposte che sconcerta. Pensate se l’onorevole Prolettoni (Prodi+Letta+Veltroni), scelto all’opposizione come candidato a Palazzo Chigi, andasse in TV e dicesse: “Cari italiani, so che molti di voi considerano la sinistra vecchia, confusa e inaffidabile. Capisco che alcuni pensano di votarci solo perché non vogliono Berlusconi, ma non ci stimano. A tutti dico: le cose sono cambiate. Nei prossimi dieci minuti vi dirò cosa faremo in materia di pensioni; come regoleremo l’immigrazione; come cambieremo la scuola; come organizzeremo la sanità; come proteggeremo i risparmiatori; cosa proporremo per la Rai; come regoleremo il conflitto d’interessi; come ci comporteremo con l’America e in Europa.  Dieci minuti per dirvi cosa faremo in cinque anni: non vi chiedo di più.”


Naturalmente, un discorso del genere il centrosinistra non l’ha fatto. I suoi avversari possono tirare un sospiro di sollievo.

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