Sardegna, il rischio Ibiza

Corriere della Sera


Aglientu è un comune italiano. Poca gente, millecento abitanti,
molta terra. Centoquarantanove chilometri quadrati di Gallura, nel
nord-ovest della Sardegna, sulle Bocche di Bonifacio. Ventiquattro
chilometri di coste, diciotto spiagge e tredici nuraghi. I nuraghi
non corrono pericoli: li hanno costruiti robusti, a prova di sindaco.
Le coste e le spiagge, purtroppo, sono più fragili. A ridosso d’un
luogo meraviglioso chiamato Monte Russu – rocce rosse e sabbia
bianca, dune coperte di ginepri e tamerici, un fiume che taglia la
piana verso la baia – vogliono costruire 95mila metri cubi destinati
a un Club Méditérranée.
Qualcuno, forse, ricorderà: ne avevo accennato, in luglio, in un
articolo dove si ragionava dello sviluppo della Sardegna, che non
dovrebbe seguire – sostenevo – il “modello Ibiza” (turisti un tanto
al chilo, da spremere e rimandare a casa). Molti lettori, sardi e non
sardi, hanno scritto alla rubrica “Italians” sulla rete (a proposito:
lunedì si riprende). Quelli che conoscono Monte Russu si sono
dichiarati orripilati. Solo un lettore ha detto che il modello Ibiza
gli va benissimo; e chi sostiene il contrario è il solito turista che
passa in Sardegna venti giorni l’anno, e vuole un posto povero e
intatto.
Essendo convinto che i posti intatti non saranno mai poveri,
dissento. Torno in Gallura da trent’anni, e credo che il comune di
Aglientu, autorizzando una lottizzazione del 1982 (ma come, non
decadono?), stia per commettere un errore madornale. Il sindaco, il
geometra Pietro Giorgioni, mi assicura che il progetto attuale è una
“variante migliorativa” (mia traduzione: il progetto originale era
perfino peggio). Anche la Regione Sardegna, aggiunge, ha concesso le
autorizzazioni. Ci credo, ma è strano. Leggo sull’ “Unione Sarda” del
22 agosto una frase del presidente Mauro Pili: “Il problema non sono
le fasce di rispetto, ma la qualità dell’insediamento. Se a 350 metri
dal mare viene realizzato un grattacielo, l’impatto sarà devastante.
Se a 250 metri sorge una struttura come l’hotel Cala di Volpe,
possiamo dire che l’ambiente viene valorizzato.”
Ebbene, caro Pili: quello che vogliono fare a Monte Russu somiglia
più a un grattacielo che a un albergo. Diciamo che è un grattacielo
orizzontale (2.250 posti-letto), di cui non si sente alcun bisogno.
Perché questo è il punto. Ogni nuova costruzione è un compromesso tra
necessità di salvaguardia e bisogni della gente. Gli ambientalisti
sono irrritanti quando lo dimenticano (quando si oppongono, per
esempio, al raddoppio della Bologna-Firenze dove ogni anno rimangono
intrappolate milioni di persone). Ma hanno ragione – è il caso del
WWF Gallura – quando sostengono che la natura non si può manomettere
senza motivo. E il motivo per cui si vuole stravolgere il paradiso di
Monte Russu, qual è?
Lavoro per i sardi? Suvvia: i lottizzatori sono di Bologna, e i
locali possono sperare, al massimo, nei soliti lavoretti stagionali.
Il sindaco parla di “necessaria ricettività alberghiera”. Ma esistono
già tre grandi villaggi, nel territorio, che la vegetazione sarda –
sia benedetta – è quasi riuscita a nascondere. Fame di ICI, allora?
Ma Aglientu è un comune benestante, che ha fatto molte cose buone
(sentieri sulla costa, parcheggi, arredo urbano; costruirà anche un
porticciolo, ed è una buona idea). Che bisogno c’è di autorizzare
l’assalto a Monte Russu, una riserva naturale (legge regionale 31/89)
inserita nel progetto Life Nature, destinato a proteggere gli habitat
più preziosi dell’Unione Europea (Sito di Importanza Comunitaria,
codice ITB010006). Per questo, il comune di Aglientu ha ricevuto un
cospicuo finanziamento da Bruxelles. Domanda: i 95mila metri cubi di
cemento, comprendenti Fitness Centre e Baby Club, sono compatibili
con quest’opera di conservazione? La Commissione, rispondendo in
febbraio a un’interrogazione parlamentare, sembra pensarla così.
Avanti con le ruspe tra i ginepri, dunque? Ripeto: se accadesse,
sarebbe un piccolo grande disastro. Certo. Il mondo deve affrontare
problemi ben più gravi, come ci spiegano a Johannesburg. Ma anche
Monte Russu è un pezzo di mondo. Bellissimo, profumato, vulnerabile.
E nostro, per giunta. Ci pensi, signor sindaco.


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